la prossima sommossa

Una condizione disperata, che li emargina dalla società, li tiene lontani dalla televisione, li rende poco appetibili dalla politica e dalla pubblicità. No, non mi riferisco agli analfabeti funzionali (oltre un italiano su quattro) recentemente censiti dall’Ocse. Sto parlando dei milioni di alfabetizzati cronici che ancora si ostinano a leggere i quotidiani e i libri, vanno ai concerti, frequentano le mostre, amano viaggiare, affollano i dibattiti e le letture pubbliche, puntano a un dottorato di ricerca (i casi più disperati), ai master (quelli veri, da frequentare), a uno stage di specializzazione, a una carriera in campo culturale, magari – udite, udite! – a lavori dequalificati come l’insegnamento. Ecco: cosa fare di questa irriducibile minoranza di esclusi, di ostinati, che vagano per i palinsesti senza mai trovare porto, che vengono scartati dalle agenzie perché troppo qualificati, ai quali nessun politico nessuno si rivolge per rinfrancarli? Che fare di questo folto gruppetto di italiani acculturati che disprezzano i reality show e non sopportano i dibattiti televisivi fatti di urla e slogan, e insomma rifiutano ostentatamente di integrarsi? Ricerche sociologiche più o meno accreditate sostengono che esiste ancora, in questo Paese, chi non ha idea di che cazzo abbiano mai fatto nella vita Fedez e Ferragni da essere così famosi e sa invece apprezzare gli scritti di Hawking, non ha mai visto L’isola ma ha visitato Ponza. Le autorità sono preoccupate. È in quella sentina di ostinati, di socialmente diversi che può annidarsi la prossima sommossa.

L’alfabetizzazione di Facebook…

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Pare che Facebook si sia dotato di un nuovo algoritmo capace — almeno secondo le intenzioni dichiarate — di combattere le fake news attraverso una “alfabetizzazione” più o meno consapevole dell’utente. La parola “alfabetizzazione” fa venire in mente il dopoguerra, il maestro Manzi, la matita in mano a operai e massaie con la stessa potenza emancipatrice dello Sputnik e della lavatrice. Che sia il giovane Zuckerberg a lanciare ai giorni nostri una “campagna di alfabetizzazione” per gli utenti dei social è dunque una notizia bellissima. Emana il profumo buono da èra nascente. Credevamo di essere a Bisanzio e magari, invece, abbiamo appena mosso i primi passi per la Città del Sole. Ancora più sorprendente è che Facebook, per questa sua missione pedagogica (per la quale potrebbe investire addirittura uno zero virgola qualcosa dei suoi giganteschi introiti), dichiari di volersi servire della stessa community per valutare l’affidabilità delle fonti che pubblicano su Facebook: il destino di publisher, testate e broadcaster dipende quindi — udite, udite — da un paio di banalissime domande poste alle stesse persone che negli anni scorsi hanno creduto alle fake news, le hanno condivise con gli amici e che oggi, dall’alto della loro esperienza, si trasformano in giudici supremi della veridicità di una fonte giornalistica. Permetteteci di dubitare. Lalfabetizzazione dei social è unimpresa lodevole ma impervia, non sappiamo — ne dubitiamo fortemente, a dire il vero — se gli stessi utenti siano in grado di rendersi utili. Ci permettiamo di suggerire — ed è anche un contenimento dei costi — dei buoni correttori di bozze. Un bell’Ufficio Correttori planetario, che mettesse anche gli insulti e le cazzate condivise in buon inglese (francese, italiano, russo, mandarino, eccetera).
Sarebbe già un grande passo avanti.