
Fuori dal contesto – sia detto per inciso – la citazione non significa un cazzo. Però, bisogna ammetterlo, il bloguzzo ci fa la sua porca figura.

Fuori dal contesto – sia detto per inciso – la citazione non significa un cazzo. Però, bisogna ammetterlo, il bloguzzo ci fa la sua porca figura.

Mi capita – e anche spesso, a dire il vero – di ascoltare (o leggere) discorsi di tante belle intelligenze nostrane che hanno, sì, il buonsenso di «non potersi non dire cristiane», ma poi, appena gratti un po’ di scorza, te le ritrovi che finiscono col dire di «non potersi non dire cattoliche». Sono cose che capitano solo qui, alle nostre basse latitudini, ché in altri paesi (più) civili il non trovarsi d’accordo con la Chiesa di Roma è meno pericoloso: eviti, da un lato, di ardere (absit iniuria verbis) nelle contraddizioni e non ti ritrovi – cosa questa estremamente dolorosa – l’aspersorio schiantato sugli incisivi. Solamente qui da noi – lo dicevo prima – un messaggio filosofico di discreto impatto (che ha attinto a piene mani anche da culture molto diverse tra di loro) è riuscito a maturare un così grande merito antropologico e culturale da esigere, con sublime spietatezza, tutta la nostra gratitudine (oltre che l’8 per mille). Sembra quasi – qui da noi, dico – che l’intelligenza debba (sempre – sia ben chiaro – se ha piacere di rimanere bella) salvarsi innanzi tutto la pelle. Non ci sono unguenti particolari da usare: basta tenerla ben levigata sotto una calda carezza papale. Ché altrimenti si rischia grosso (si veda – giusto per dare un qualche minimo di riferimento – il caso del prof. Luciano Maiani). Quanti atei devoti nel giardino del papa!
In effetti anche potendo «non dirsi cattolici» certi papisti non lo vorrebbero affatto, ché la cosa, chiamiamola così, è antica, ferma, solida (un macigno), stracolma di tradizione, capace di coltivare centri di potere, di prestigio.
I dubbi? Se e quando ci sono diventano caccole di mosche, macchiettine che un sol colpo di spazzola riesce facilmente a spazzar via. È tutto li, scritto in quei santi tomi a cui ogni cristiano è chiamato a ritornare per calibrare e fortificare le proprie certezze: «credo quia absurdum».
«Dobbiamomo [...] tornare a dialogare con intellettuali di alto profilo, abbandonando polemiche spicciole e immediate, che fanno ascolti in Tv» e, ancora, «dobbiamo discutere le teorie dell’evoluzione e del rapporto tra la conoscenza e la teologia. Non possiamo far finta che non esistano».
Queste – e qui m’immergo nella ragione di questo post –, in sintesi, alcune proposte di Monsignor Ravasi che leggo da un articolo di Famiglia Cristiana citato da Gigi in questo post.
Perché, mi chiedo, essere prevenuti e non credere al chierico? Staremo qui, mi par chiaro e giusto, nell’ansia d’ascoltarlo attentamente: le (sue) proposte – se e quando verranno – saranno criticate e discusse con pacatezza e senza filtri sennò il buon Gigi mi dà del Belzebù.
Nell’attesa, però, proporrei – giusto perché «nulla salus extra ecclesiam» – di spigolare qualche dato dottrinale dell’antopologia biblica: roba presa a caso, nulla di eccezionale. Così, come dire, per prepararci serenamente al confronto. Orbene, birbacce di peccatori e libertini che siete giunti fin qui nella lettura, non storcete il muso – vi vedo che sbuffate, non fate finta di nulla. Prendete appunti e prepariamoci, serenamente, al dialogo.
«Non ti accosterai a donna per scoprire la sua nudità durante l’immondezza mestruale.» (Lev. 18, 19)
«Se uno prende in moglie la figlia e la madre, è un delitto; si bruceranno con il fuoco lui ed esse, perché non ci sia fra di voi tale delitto» (Lev. 20,14)
«L’uomo che si accoppia con una bestia dovrà essere messo a morte; ucciderete anche la bestia.» (Lev. 20,15)
«Se uno si corica con una donna che ha le mestruazioni e ha rapporti sessuali con lei, quel tale ha scoperto il flusso di quella donna, ed ella ha scoperto il flusso del proprio sangue; perciò tutti e due saranno eliminati dal mezzo del loro popolo.» (Lev. 20,18)
«Ho dato mia figlia in moglie a quest’uomo; egli l’ha presa in odio ed ecco le attribuisce azioni scandalose, dicendo: Non ho trovato tua figlia in stato di verginità; ebbene, questi sono i segni della verginità di mia figlia, e spiegheranno il panno davanti agli anziani della città. Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno e gli imporranno un’ammenda di cento sicli d’argento, che daranno al padre della giovane, per il fatto che ha diffuso una cattiva fama contro una vergine d’Israele. Ella rimarrà sua moglie ed egli non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita. Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, allora la faranno uscire all`ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia» (Deut. 22. 16-21)
“Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutte le mie prescrizioni e le metterete in pratica” (Lev. 20,22).
Pace e bene.
Insomma: sembrava che la cosa iniziasse ad andare bene, guadagnavo pure un po’ di posizioni in classifica e iniziavo – a voler esser sinceri – a sentire le vertigini appena veniva fuori la lista completa dei blog. E che ti fanno quelli di BlogBabel? Ti piantano una protesta nel giorno di Pasqua, dicono chiaramente che si sono rotti i coglioni e sospendono, temporaneamente, il servizio (che poi, per dirla tutta, manco ho capito esattamente per quale motivo). Improvvisamente. Roba che ci rimani male e anche un po’ smarrito. E che cazzo.
Velocissimamente (prima però – se siete di stomaco forte – provate a leggere questo post) , vorrei ricordarvi che la signora dice di essere laureata, con lode, in lingue e letterature straniere. Inoltre pare che abbia anche una seconda laurea con una tesi sul restauro conservativo. Sempre la signora alla prossima tornata elettorale sarà nelle liste del PdL e in caso di – probabile – vittoria del suo schieramento magari le verrà pure dato un sottosegretariato al ministero della ricerca scientifica.
Vomitiamo.
Mi sono svegliato con una forte congiuntivite all’occhio sinistro. Cazzo!
« Da oggi il blog – scrive Beppe Grillo in un post datato 24 gennaio – fa politica attiva con un sito dedicato alle liste civiche, al cittadino che prende in mano il proprio destino, il proprio Comune, la propria Regione». Alla fine pare che il comico abbia palesato un’ambizione che già da tempo coltivava (altro che «da oggi…» ). La notizia è nei titoli delle gradi agenzie di stampa e in quelli dei giornali – tanto per darvi la cifra di quant’è attiva la censura che gli organi di stampa andrebbero esercitando contro le notizie Grillocentriche – e va considerata, a mio avviso, come un ulteriore campanello d’allarme (se ce ne fosse bisogno) della crisi della rappresentanza politica. Al momento pare che le liste civiche si limiteranno ad agire localmente, ma tenderei a non escludere (vista la pochezza di una certa classe politica nostrana) una qualche forma di rappresentanza a livello nazionale ché già m’immagino i manifesti con i faccioni dei candidati con il bollino in bella mostra per dire d’essere stati esaminati, con successo, da Grillo. Ad ogni modo, bollino a parte, sarà molto interessante vedere – specialmente se si andrà a votare con il porcellum – come il comico dei blogger comporrà le sue belle listone bloccate.
Grillo, stando alle regole che egli stesso ha deciso, non potrà candidarsi (in quanto condannato in via definitiva per omicidio colposo) e si limiterà – se abbiamo afferrato bene il senso della sua azione – a distribuire bollini di qualità e a gestire l’intera vicenda attraverso il suo blog. Insomma, tanto per dirla tutta, anche se non potrà direttamente candidarsi sembra che il genovese si sia già candidato – in sostituzione – al ruolo (assolutamente non marginale) di grande burattinaio duepuntozero.
Ho un’estrema simpatia – è cosa istintiva ché non ne saprei spiegare razionalmente il motivo – per i blogger che scrivono con estrema cura ortografica. Apprezzo anche quelli che spendono il proprio tempo a cercare un’impaginazione decente per i loro pensieri perché – tanto per citare il Marchese del Grillo – anche «quanno se scherza, bisogna èsse’ seri!». Tra i tanti, preferisco soprattutto quelli che scelgono foto non banali in testa ai loro post, quelli che dedicano poche energie ai rapporti sociali (ché classifiche, pagerank e amenità varie mi stanno metaforicamente sul cazzo) o che comunque lo fanno senza darci troppo peso; preferisco soprattutto quelli che hanno in testa un’idea un po’ maniacale della scrittura – mi piace leggere, in modo istintivo, i blogger che vogliono rimanere tali, quelli che si rifiutano di trattare il loro blogghetto come un’agenda, un quadernetto o, peggio, un album (di farfalle morte) dove copiaincollare articoli di giornali (per lo più ) raccattati in rete.
Ecco, io volevo semplicemente complimentarmi con alcuni blog che seguo e che sono una della mie letture quotidiane preferite. Citarli [*] non è il caso, sarebbe veramente di pessimo gusto, ma li ringrazio davvero tanto soprattutto per la simpatia istintiva che riescono a procurarmi.
(E poi dicono che ho un carattere scontroso… sprucido come si dice dalle mie parti).
[*] … e dire che ero partito per scrivere un post sul Thinking Blogger Award che m’aveva “commissionato” Mauro.
Ritorno, brevemente, con una piccola postilla, sull’intervista mancata a Grillo. La denuncia del dottor Gilioli dimostra, con tutta evidenza, quanto da tempo vado scrivendo su questo blog nei riguardi dell’arruffapopolo di Genova: «sa di non avere argomentazioni razionali forti – scrive Gilioli – per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività».Touché mi verrebbe da chiosare. Ma – e qui è la postilla che mi premeva lasciare – confermo l’analisi ma contesto, assolutamente, il metodo ché rifiutare il pistolotto del predicatore con la scusa di voler «un confronto, anche aspro» e accordarsi poi di mandargli le domande mi sembra cosa professionalmente discutibile (se non, assolutamente, mortificante).
[tags]Grillo, intervista, Gilioli, giornalismo, giornali, Espresso[/tags]
Pare che ci siano problemi con WordPress. Improvvisamente – e inspiegabilmente – Diary mi diventa una candida pagina bianca e l’unico modo per ripristinarlo è reinstallare tutto daccapo. È da dicembre che va avanti ’sta storia. Le ho provate tutte (anche grazie ai suggerimenti dei ragazzi di webperte) ma, al momento, non sono riuscito a cavarci un ragno dal buco. Per cui – e questa era la comunicazione – se non mi vedete in giro in questi giorni sappiate che la colpa non è tutta mia.
PS: se tra i miei lettori c’è qualche pio smanettone che abbia voglia di aiutarmi a risolvere il problema si faccia avanti ora. O taccia per sempre! (raucci@gmail.com in caso di funeste sparizioni).