sciacallaggio…

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«[L'Aids] è un castigo di Dio, evidentemente, perché prima non c’era. [...] È una malattia terribile che colpisce il peccato direttamente. Purtroppo la malattia si espande da costoro agli altri, innocenti, e così li hanno sulla coscienza. [...] Il mondo ha progredito soprattutto nei sette peccati capitali. Dio per risposta ci ha mandato l’Aids ».

Cardinal Giuseppe Siri, Ansa, 23 marzo 1987

se…

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«Come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell’amore e la sacralità della vita – ha detto Ratzinger, stamani, riaffermando con forza le posizioni dell’enciclica Humanae vitæ. Nessuna tecnica meccanica può sostituire l’atto d’amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi ».
Ah, se chiamare stronzo qualcuno non fosse reato!

malinconia…

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«La nostalgia è il rimpianto d’un passato che è stato e non può tornare; ma la malinconia è diversa. È rimpianto di ciò che non è stato ma che sarebbe stato possibile, di un’altra vita non vissuta, d’un amore che ti ha sfiorato senza fermarsi. Di un tu che avresti voluto incontrare ma non hai incontrato, di un te stesso che avresti voluto essere e non sei stato ».

Eugenio Scalfari, L’uomo che non credeva in Dio, 2008

Mi ricordo…

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«Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi: salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo. È così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere ed il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell’attimo e perciò né triste né annoiato… L’uomo chiese una volta all’animale: “Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della felicità?” L’animale voleva rispondere e dice: “Ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire” – ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque: così l’uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre accanto al passato: per quanto lontano egli vada e per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l’attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all’uomo. Allora l’uomo dice “Mi ricordo”. »

Friedrich Nietzsche, Considerazioni inattuali

un cane…


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«Senti, senti Castello come spara! / Senti Montecitorio come sona! / È sseggno ch’è ffinita ’sta caggnara, / E r Papa novo ggià sbenedizziona. // Bbè? che Ppapa averemo? È ccosa chiara: / O ppiù o meno, la solita canzona. / Chi vvòi che ssia? Quarcantra faccia amara, / Compare mio, Dio sce la manni bbona. // Comincerà cor fa’ aridà li peggni, / Cor rivotà le carcere de ladri, / Cor manovrà li soliti congeggni. // Eppoi, doppo tre o cquattro sittimane, / Sur fà de tutti l’antri Santi-Padri, / Diventerà, Ddio me perdoni, un cane ».

Giuseppe Gioacchino Belli, L’upertura der Concrave, 1831

Pascal…

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«Perché Dio non mostra sé stesso? - Ne sei degno? - Sì. - Allora sei presuntuoso, e pertanto indegno. - No. - Dunque sei indegno di vederlo. »

Blaise Pascal

Roba da tagliuzzargli le gengive con un machete e costringerlo, poi, a succhiare il mezzo limone che gli avete incastonato, ben bene, tra le labbra. Così impara a maltrattare la logica. Lo stronzo.

come le mosche d’autunno…

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«Fin dal mattino venivano chiuse imposte e finestre, e in quelle quattro stanzette buie i Karin vivacchiavano fino a sera, senza uscire, sconcertati dai rumori di Parigi, respirando con fastidio il tanfo degli scarichi e delle cucine che saliva dal cortile. Camminavano avanti e indietro da una parete all’altra, in silenzio, come le mosche d’autunno, allorché, passati il caldo e la luce dell’estate, svolazzano a fatica, esauste e irritate, sbattendo contro i vetri e trascinando le ali senza vita. »

Irène Némirovsky, Come le mosche d’autunno, Adelphi

Olé…

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«A través de mi tío he descubierto la hipocresía de la Iglesia, que predica una cosa y hace la contraria. Mi tío no se cansa de repetir que la familia es sagrada, que hay que respetarla y luchar por ella, pero luego él desprecia y abandona a la suya».

Magdalena Rouco , 05 maggio 2008

La tipa – de gustibus non est disputandum – non ha assolutamente il fisico, però un bloguzzo anticlericale potrebbe, tranquillamente, permetterselo ché un’altra bordata come quella di oggi e al povero zietto gli parte una coronaria (e lo zucchetto).

il triangolo…

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«Berlusconi – scrive Scalfari nel suo pistolotto domenicale – rappresenta [...] un triangolo retto che è sempre uguale a se stesso su qualunque lato venga poggiato» . Secoli e secoli di geometria elementare mandati allegramente – e senza preservativi, direi – a puttane. Euclide, nella tomba, starà frullando come una trottola.

crepe invisibili…

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«Quando ci si sveglia nel bel mezzo di un sogno, per quanto brutto e angoscioso potesse essere, si rimane delusi e si ha l’impressione di essere stati defraudati della parte migliore. Ma i sogni felici, pienamente realizzati, si dànno in realtà così poco come, secondo il detto di Schubert, la musica allegra. Anche al sogno più bello rimane associata, come una macchina, la sua differenza dalla realtà, la consapevolezza del carattere puramente illusorio di ciò che esso ci dona. Ecco perché proprio i sogni più belli sono come solcati da crepe invisibili. »

Theodor Adorno, Minima moralia, 72

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