Lui, a dire il vero, non sapeva leggerlo, il russo.

3C1AB5A7 11A4 4BE7 AB96 D0A6DB1C8AEF

Una volta Puškin ha scritto una lettera a Rabindranath Tagore. «Caro amico lontano», gli ha scritto, «io non La conosco, e Lei non mi conosce. Sarebbe bello conoscerci. Stia bene. Saša.» Quando è arrivata la lettera, Tagore stava meditando. Una meditazione così profonda, che si tagliava con il coltello. La moglie lo scuoteva, lo scuoteva, gli metteva la lettera sotto il naso, niente da fare, non la vedeva. Lui, a dire il vero, non sapeva leggerlo, il russo. Così non si son conosciuti.

Paolo Nori, da I russi sono matti, Utet

una vittima designata…

“Non è stato affatto dimostrato che il Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte e indimostrate promesse non mantenute (addirittura, quella del buon esito del primo maxi processo) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso dalla sua sentenza assolutoria per il reato di cui agli art. 110, 416 bis c.p., che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a ‘cosa nostra’ quale esponente del governo del 1991, in cui era rientrato dal mese di febbraio di quello stesso anno” così si legge nelle motivazioni della sentenza emessa dai giudici di Appello di Palermo che hanno assolto l’ex giudice Calogero Mannino dall’accusa di minaccia a Corpo politico dello Stato”. [*]

I giudici, nei fatti, smontano la tesi della procura: nessuna trattativa con la Mafia. Mannino era nel mirino di Cosa Nostra non per non aver rispettato un patto, ma per averla contrastata. È vittima. È come se i pm avessero accusato di omicidio il morto ammazzato.

Cose sulla pelle…

Mi sono fatto scrivere cose sulle pelle che avevo paura di dimenticare.

Ché mica ci avevo pensato io che non c’è un posto più sicuro della pelle per appuntarsi i ricordi?

Mi sono fatto scrivere cose sulla pelle che solo provando a dirle mi si inceppava il pensiero.

Non è facile fare la pace con gli odori e le immagini e i ricordi (quelli belli e quelli brutti, intendo) e tutto il resto; fortuna che sulla pelle c’è spazio a sufficienza per chiedere scusa e non scordarselo mai.

Mi sono fatto scrivere cose sulla pelle, cose che mi ricordino di dimenticare.

Sta come torre ferma…

IMG 0331

E Virgilio s’indigna: «Come mai continui a distrarti e a rallentare? Che t’importa di questo mormorio di penitenti? Viemmi dietro, e lascia che dicano»; pesta il pedale: « Sta come torre ferma, che non crolla / già mai la cima per soffiar di venti»; e conclude nell’alone sonoro: «Chi infatti permette ai propri pensieri di germogliare l’uno sull’altro accavallandosi, si svia dalla meta (da sé dilunga il segno), perché la foga del pensiero successivo fiacca l’energia del precedente ». «Vengo» risponde subito Dante (poteva rispondere altro?), e si rimette in marcia, tinto di quel rossore che, alle volte – dice lui – concilia il perdono.

– Dante, Purgatorio, Canto V, vv. 10-21