
Le virtù del Pacelli, a quanto pare, non finiscono più. È notizia di ieri che sia stato “rinvenuto – lo leggo dal blog di Giacomo Galeazzo – in un monastero romano un documento, scritto, con le istruzioni di papa Pacelli durante le persecuzioni naziste”: si tratta – precisano le cronache – di una nota estratta del “Memoriale delle Religiose Agostiniane del Monastero dei Santissimi Quattro Coronati di Roma”. «Il Santo Padre – si legge in questa nota – vuol salvare i suoi Figli, anche gli Ebrei, e ordina che nei Monasteri si dia ospitalità a questi perseguitati». Dite che di raccomandazioni simili se ne troveranno altre? Forse no, perché – l’ha detto padre Peter Gumpel – si tratta di «una rara testimonianza». Suvvia, non disperate ché prima della firma del decreto di beatificazione da parte di Sua Santità qualche altra cosa salterà fuori; giusto per convincerci, definitivamente, che Pio XII non fosse poi quella gran merda d’uomo che si dice in giro. Evitiamo, però, di fare supposizioni (più o meno fallaci), “stiamo sul pezzo” e ritorniamo allo scritto che è stato appena ritrovato. Pare – e qui faccio mia l’ipotesi che questa “rara testimonianza” non sia un lurido falso – che la data in cui l’appunto fu vergato sia il lontano novembre del 1943: giusto giusto un mese dopo la razzia nel ghetto al Portico d’Ottavia. Già, un mese dopo… ‘Sta a vedere che quella pigna secca del Pacelli si sia pentito di non aver fatto un cazzo, il mese prima, per salvare “anche gli Ebrei” ?









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