il pessimista…

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«Mi pare, del resto, che l’atteggiamento pessimistico si addica di più che non quello ottimistico all’uomo di ragione. L’ottimismo comporta pur sempre una certa dose di infatuazione, e l’uomo di ragione non dovrebbe essere infatuato. […] E poi il pessimista non raffrena l’operosità, anzi la rende più tesa e diritta allo scopo. Tra l’ottimista che ha per massima: “Non muoverti, vedrai che tutto si accomoda”, e il pessimista replicante: “Fa’ d’ogni modo quel che devi, anche se le cose andranno di male in peggio”, preferisco il secondo. »

Norberto Bobbio da Politica e cultura, Einaudi 2005, pp. 169-70

la questione…

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«Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione.»

don Floriano Abrahamowicz, 29 gennaio 2009

…monsieur de La Palice

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Prima pagina de l’Unità di stamani. Titolo: “Elezioni in Sardegna. Partita truccata. Veltroni: dal premier abuso della tv” [*]. Ci sarebbe un bel po’ da dire su quel titolo. Mi limiterò a far notare che dapprima si sono fatti infinocchiare con la storia di Villari e della vigilanza Rai – la chiamavano “telenovela” – e ora si rendono conto del grave errore che hanno commesso nel creare (e nell’amplificare) le condizioni per cui non vi fosse un garante a vigilare sulle elezioni sarde. “Il premier – dichiara Veltroni – viene qui [in Sardegna] per parlare d’altro e finisce nei telegiornali con alle spalle gli slogan elettorali”. Jacques de La Palice avrebbe detto: e grazie al cazzo!

la “squadra” di Playboy…

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«Considero sconveniente la scelta della RAI di invitare a Sanremo le conigliette di Playboy. Visto il dibattito di queste ore su fatti drammatici, che hanno visto le donne come tragiche vittime, ritengo inopportuna e disattenta verso il mondo femminile la scelta operata dal servizio pubblico radiotelevisivo di far partecipare al Festival di Sanremo la “squadra” di Playboy.
Ma se la RAI non proprio ne può fare a meno e per non essere tacciata di bieco maschilismo, visto che anche noi donne paghiamo il canone, almeno invitasse anche i California Dream Men.»

Alessandra Mussolini, 26 gennaio 2009

«Un errore confondere la morale con il diritto»

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«A differenza dei millenni che sono alle nostre spalle, la condizione umana contemporanea non teme tanto la morte quanto la protrazione inutile e dolorosa di una vita artificialmente sorretta. Il progresso biomedico paradossalmente può determinare negli esseri umani l’angoscia del subire come oggetti il dominio della tecnica. È sorprendente che le ragioni della tecnica siano su questo punto affidate più ad una morale religiosa che non alla sua antagonista laica, anzi laicista. È invece confortante che sia il diritto, equidistante da astrattezze ideologiche, a tutelare la sfera della persona, no nel suo inesistente diritto a morire, ma nella sua libertà ad andare incontro alla conclusione naturale della esistenza, senza subire l’invasione della tecnica, quando ad essa non si voglia consentire.
Questa è la salvaguardia estrema alla libertà della persona apprestata dalla nostra Costituzione, cui i giudici hanno dato sinora, nel caso Englaro, il sostegno di interpretazioni ragionevoli ed umane. Non vorremmo che coloro che sono animati da ispirazioni morali o spirituali, più alte di quante possa permettersene il diritto, finiscono con il ferire quella dignità dell’uomo, di cui dovrebbero essere i supremi garanti.
»

Francesco Paolo Casavola, 27 gennaio 2009

pieni di rabbia…

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La gente esasperata gridava insulti e prendeva a calci e pugni le auto dei carabinieri per trascinare fuori dalla macchina gli arrestati”. Tutto questo accadeva stamani a Guidonia, nota città-artificiale poco distante, davvero poco distante da Bucarest.

[...]

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“Ho il dovere morale [...] di lanciare un allarme, perché, a un passo dall’approvazione di una legge auspicata fortemente da chi crede nei diritti della persona – quelli che si rifanno alla «Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino», che la Francia regalò al mondo nel 1789 e sono la pietra fondante della società moderne –, si profila il rischio che venga approvata una legge che invece calpesta e nega tali diritti, ripiombandoci culturalmente al potere assoluto dello Stato sulla vita dei suoi cittadini.”

Umberto Veronesi, 26 gennaio 2009

…dettata dalle leggi

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“È punita ogni violenza fisica e morale
sulle persone comunque sottoposte
a restrizioni di libertà”
Costituzione Italiana, art. 13
“Le pene non possono consistere
in trattamenti contrari al senso di umanità
e devono tendere alla rieducazione del condannato”
Costituzione Italiana, art. 27

Il giudice Marina Finiti ha concesso gli arresti domiciliari al ragazzo accusato di aver abusato di una giovane la sera di Capodanno, alla festa “Amore 09” alla Fiera di Roma. Trovano da ridire il sindaco della città e il guardasigilli del paese in cui è accaduto l’omicidio. “I domiciliari – ha detto perentorio Gianni Alemanno – vengano revocati ”; gli fa eco il ministro Alfano: “Ho immediatamente dato incarico al mio ufficio ispettivo di verificare la piena regolarità della decisione assunta. Qualunque siano state le valutazioni che hanno portato a questa decisione rimane lo sconcerto perché si tengono in modesto conto la gravità del fatto e il rispetto della dignità della vittima di un così odioso e devastante reato, dalle gravissime conseguenze psicologiche per la personalità di una giovane donna”. Insomma tutti li a storcere il naso, a mettere su il musetto triste contro la legittima decisione del giudice. Evitiamo di discutere sulla vicenda: se non c’è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, un magistrato può ben concedere gli arresti domiciliari a chiunque, sia esso un omicida o uno stupratore. In questo caso li ha concessi. I politici ritengono di contestare l’ordinanza del giudice perché è troppo presto lasciare il ragazzo in libertà? È solo questo – almeno così sembra – l’argomento che hanno da spendere contro la decisione del giudice?
Se non c’è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, quanto tempo deve stare in carcere, uno che ha commesso un reato, perché non sia troppo presto per gli arresti domiciliari? Cosa deve maturare in questo lasso di tempo? Senza dubbio si tratta di qualcosa che il gip non ritiene necessario a differenza del signor sindaco e del ministro: si tratta del totem al risarcimento collettivo.
Mi spiego meglio, ché mi rendo conto che “totem al risarcimento collettivo” merita quantomeno una precisazione, ma prima di affrontare il nocciolo della questione vorrei richiamare l’attenzione al fatto che qui, formalmente, lo stupratore è ancora un indagato e il giudizio di primo grado è da venire. Tecnicamente si tratta di un innocente. Ma tutto questo, in certe occasioni, pare non conti un cazzo ché certa politica s’atteggia a garantista solo quando l’indagato, l’imputato e il colpevole sono amici o amici di amici; in questi casi sono lì col bilancino da farmacista a valutare che tutto sia rispettato: la forma vale più della sostanza in quei casi. In tutti gli altri casi le garanzie sono un optional, roba superflua, o comunque possono dirsi tale in confronto a quel totem al risarcimento collettivo che nella pena (e nell’anticipo della pena) vuole, appunto, una sorta di vendetta.
Al netto, si ha la tragica sensazione che certa politica non riuscirà mai a comprendere che il fine della pena è il recupero del colpevole e che il carcere è solo uno strumento in tal senso, non una sorta di risarcimento che il colpevole paga alla società, alla vittima o ai parenti di quest’ultima come prezzo equivalente al soddisfacimento di una vendetta altrimenti illegittima. “Perché ogni pena – scriveva Cesare Beccaria nel 1764 – non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”. Parole scritte – mi piace sottolinearlo – nel remotissimo 1764! Ma quando la finiranno, questi politici, d’affannarsi a rincorrere la plebe che si candidano a rappresentare? Quand’è che la smetteranno di stare sempre a una tacca sopra (o sotto, fate voi) – perché sempre un po’ più falsi e stronzi – di chi vorrebbero rappresentare?

non ce la faremmo mai…

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“Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, credo che non ce la faremmo mai…”

Silvio Berlusconi, 25 gennaio 2009

se questo è un uomo…

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La penso così, le camere a gas non sono mai esistite, sì.

( vescovo Richard Williamson, 24 Gennaio 2009 )