
«Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo. »
versione 2.0

«Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo. »

«All’azienda iniziava a non interessare più un certo spirito che l’aveva caratterizzata». Così, tra l’altro, Enrico Mentana intervistato su la Repubblica da Antonio Dipollina. L’ex dipendente di Mediaset racconta, in tono duramente polemico, i retroscena della cacciata e lancia accuse non lievi contro i vertici aziendali: «rilasciano comunicati da Soviet e in azienda il vento è cambiato: ora la professionalità conta meno della politica». Intervista davvero interessante. Si passa da sottilissimi veleni che scorrono dalla punta d’un fioretto fino alle secchiate di merda.
Al netto delle tante, troppe chiacchiere? Enrico Mentana stava sul cazzo a parecchie persone: tutti cercavano il pretesto per toglierselo dalle palle. E lui – il pretesto, dico – gliel’ha offerto: su un piatto d’argento.

«Io sono un fan di San Remo e anche quest’anno mi sta entusiasmando…» è l’incipit del post di Christian Rocca intitolato “Perché San Remo è San Remo” [ * ].
Non per dire, ma hai visto che de va sta zio ne provoca certa cattiva tele visione?

“Vadano in galera tutti i clandestini”, così il titolo di un articolo di Vincenzo Vitale, magistrato, apparso stamani su Libero.
Siamo alle solite: certi personaggi s’atteggiano a garantisti solo quando l’indagato, l’imputato e il colpevole sono amici o amici di amici. In quei casi te li ritrovi lì a spaccar il capello in quattro per verificare che tutto sia rispettato ché – quando ci sono di mezzo gli amici, dico – la forma vale molto più della sostanza. Per “i clandestini”, invece, le garanzie sono un optional, roba inutile e superflua… Tutti in galera. Tutti.

Veltroni ora deve farsi due conti: continuare a resistere, sapendo che le Europee potrebbero segnare una sconfitta storica per il Pd, trasformandosi in una pietra tombale per tutte le sue ambizioni politiche, presenti e future; o giocare in anticipo, dimettendosi ora e accusando i suoi avversari di aver sabotato la sua linea politica («C’è chi dentro il partito rema contro – è stato il suo sfogo ieri sera – e questi sono i risultati» ) .

«Galileo è stato chiamato a ragione “divin uomo”, perché ha saputo leggere e studiare la scienza attraverso gli occhi della fede». Così, domenica scorsa, quella faccia tosta del cardinale Tarcisio Bertone.
Un giorno – ne sono intimamente certo – avranno il coraggio di venirci a dire che Giordano Bruno è morto per autocombustione.

«La sentenza non può garantire in nessun modo un diritto a morire, diritto che non esiste, perchè il vero diritto è quello alla vita, che infatti è indisponibile. »
«L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani. »

Tra poco il Parlamento varerà una legge che obbligherà tutti coloro che non siano in grado di obiettare, a tenersi ficcato un tubo di plastica nello stomaco. Pare cosa assurda? E invece è così. Ma la Costituzione – dice – prevede all’articolo 32 che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”, e allora? E allora cambieranno pure quella: se sei vigile e hai ancora la forza di dare un calcio nei coglioni a chi ti si avvicina per ficcarti nel naso il tubo di plastica, puoi ancora sperare di far valere un tuo diritto, altrimenti t’attacchi e, buono buono, ti tieni – contro la tua volontà – il tubo nello stomaco. A questo punto, un referendum che abroghi questa (che per qualcuno è una) prepotenza assai fastidiosa parrebbe il minimo, ma pare che nel Pd non tutti la pensano in questo modo: “Credo – dice Dorina Bianchi – che parlare oggi di referendum sia un grave errore. Spostare lo scontro dalle aule delle Camere e portarlo nelle piazze significa alimentare uno scontro sbagliato fra due radicalismi”. Ma la posizione – dice – non è mica condivisa da tutti? Me ne fotte un cazzo, ribatto io. Mi basta che sia espressa da chi è stato posto, scientemente, dai vertici del Pd, a presiedere la Commissione Sanità. Mi basta questo per dire che il Pd è un pisciatoio (a forma di acquasantiera) e col cazzo che avrà più il mio voto.
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