
«Prima di schiantarsi contro un pilone di cemento a 10 chilometri da Klagenfurt, Joerge Haider aveva trascorso la serata in un noto locale notturno della cittadina di Velden, ‘Le cabaret’.»

«Prima di schiantarsi contro un pilone di cemento a 10 chilometri da Klagenfurt, Joerge Haider aveva trascorso la serata in un noto locale notturno della cittadina di Velden, ‘Le cabaret’.»
«Di quando in quando i giornali illustrati mettono sotto gli occhi del piccolo borghese [...] una notizia: qua o là, per la prima volta, che un Negro è diventato avvocato, professore, o pastore o alcunché di simile. Mentre la sciocca borghesia prende notizia con stupore d’un così prodigioso addestramento, piena di rispetto per questo favoloso risultato della pedagogia moderna, l’ebreo, molto scaltro, sa costruire con ciò una nuova prova della giustezza della teoria, da inocularsi ai popoli, della eguaglianza degli uomini.
Il nostro decadente mondo borghese non sospetta che qui in verità si commette un peccato contro la ragione; che è una colpevole follia quella di ammaestrare mezza scimmia in modo che si creda di averne fatto un avvocato, mentre milioni di appartenenti alla più alta razza civile debbono restare in posti incivili e indegni. Si pecca contro la volontà dell’Eterno Creatore lasciando languire nell’odierno pantano proletario centinaia e centinaia delle sue più nobili creature per addestrare a professioni intellettuali ottentotti, cafri e zulù. Perché qui si tratta proprio d’un addestramento, come nel caso del cane, e non di un “perfezionamento” scientifico. La stessa diligenza e fatica, impiegata su razze intelligenti, renderebbe gli individui mille volte più capaci di simili prestazioni. [...] Sì, è insopportabile il pensiero che ogni anno centomila individui privi d’ogni talento siano ritenuti degni d’un educazione elevata, mentre altre centinaia di migliaia, dotati di belle qualità, restano prive d’istruzione superiore. Inapprezzabile è la perdita che così soffre la nazione. »
Sarà l’aria, la lontananza da Ruini o la vicinanza con Bush, fatto sta che, da quando è in America, Sua Santità continua a rivangare, a modo suo, il passato e ne vien fuori proprio un bel ritrattino: da pezzo di merda, sia detto con tutto il rispetto. «I miei anni da “teenager” – sono le parole di stamani riportate dall’Ansa – sono stati rovinati dal nazismo ». Già li vedo i papisti nostrani chini sulle carte ad interrogarsi – con occhio benevolo e compassionevole, si capisce – sulle atroci privazioni subite in quegli anni dal pontefice. La signora Elizabeth Lohner – qualcuno se ne ricorderà – da ragazza viveva ad un tiro di schioppo da casa Ratzinger. La vecchia, anche se le cronache non lo dicono, dev’essere infarcita ben bene di relativismo cartesiano ché appena si ebbe il sentore che Ratzinger fosse diretto verso il soglio di Pietro fece subito sapere alla stampa che: «It was possible to resist, and those people set an example for others [...] The Ratzingers were young and had made a different choice. ». Il cognato della vecchiaccia, uno stronzetto con la fissa del libero pensiero, da obiettore, si rifiutò di indossare la divisa nazista; pare insomma che il coglione – il cognato, dico – non volle diventare soldatino della Hitler-Jugend. Il giovane Ratzinger, invece – fine conoscitore di come vanno le cose di questo mondo – stracolmo dentro e fuori di quella bella leggiadrìa che è tipicamente agostiniana, col cazzo che resistette ché è meglio – avrà pensato – “rovinarseli” gli anni della fanciullezza piuttosto che sprecarli come combustibile per un falò. È istinto di sopravvivenza, si dirà. Certamente. Ma almeno avesse il buon gusto di non venire a scassarci la minchia con la storia della scelta sofferta. È la regola: i coglioni vengono inceneriti mentre i furbi passano a riscuotere alla quarta fumata.
«Gli esseri umani diventano così strumenti di altri esseri umani. Questa è l’eugenetica e la storia tedesca ci insegna a cosa ha portato. Noi siamo già sulla medesima strada: che altro è d’altronde l’interruzione di gravidanza di sei milioni di vite nell’utero materno da quando è in vigore l’Abortion Act? ».
Sbrighiamo subito i convenevoli, sennò si rischia di sembrare stupidi e bacchettoni. Dunque: nel segreto della camera da letto ognuno – per quanto mi riguarda – è libero di fare quel che cazzo gli pare. Spallucce, quindi, davanti alla notizia scandalosa (sic!) che ha visto coinvolto Max Mosley, presidente della federazione internazionale dell’automobile. Il fatto oramai è noto a tutti: a pagamento il tipo – Mosley, dico – si faceva frustare da alcune signore “d’alto bordo” sul culetto mentre erano tutti travestiti da SS o “da detenute di Auschwitz”. Una dichiarazione m’ha fortemente sorpreso e da qui la ragione di queste poche righe. “Orgia sì – ha avuto modo di dichiarare Mosley –, ma non nazista”. Roba – spero ne converrete – che le ossa di suo padre hanno iniziato a frullare nella bara ché la buonanima si sarebbe aspettato che il figlio, per giustificarsi, dicesse a tutti: “Nazista sì, ma non orgia”. Che figlio ingrato!
«Sulle porte delle cliniche abortiste – ha dichiarato Giuliano Ferrara – dovrebbe esserci lo slogan: “Abort macht frei“, così come all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau c’era scritto “Arbeit macht frei“». Sulla porta del direttore de Il Foglio, invece, ci starebbe benissimo – ma questo, si badi, è mia opinione – lo slogan, in tedesco, d’un Trapattoni d’annata: «Strunz!». Cubitale.

«La fede innalza l’uomo al di sopra della vita animale e coopera a fortificare ed assicurare l’esistenza. [...] Senza una fede decisamente contenuta entro certi limiti, la religiosità imprecisa e multiforme, non solo non avrebbe valore per la vita umana, ma porterebbe, quasi sicuramente al caos generale.»