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biografie…

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«One of the most controversial leaders in the history of a country known for government corruption and vice, […] Berlusconi burst onto the political scene with no experience and used his vast network of media holdings to finance his campaign on a promise to purge the notoriously lackadaisical Italian government of corruption. […] He and his fellow Forza Italia Party leaders soon found themselves accused of the very corruption he had vowed to eradicate».

Silvio Berlusconi secondo l’Encyclopedia of World Biography


Così, tanto per dire, ma il testo fila che è una meraviglia. Liscio come una lapide, ecco.

proposta indecente…

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«Oggi Marco Travaglio ha ricevuto delle durissime critiche, sia dalla maggioranza che da quella che dovrebbe essere l’opposizione, per aver citato dei fatti su Renato Schifani, presidente del Senato…». È l’incipit di un post datato 11 maggio 2008 (roba vecchia, insomma), scritto dall’onorevole Di Pietro sul suo blog. Mi è capitato sotto gli occhi più o meno per caso. La faccenda – molti di voi l’avranno già capito – si riferisce alle dichiarazioni di Marco Travaglio fatte su Raitre nella trasmissione di Fabio Fazio a proposito del presidente del Senato, Renato Schifani. Se ve ne cale, il post lo trovate qui: é uno striminzito commento sui fatti che (al di la di com’è scritto) bene evidenzia un modo d’intendere del diritto, della libertà di stampa, della politica e della sintassi del tutto incompatibile con qualsiasi partito democratico. A voler essere forzatamente coincisi, la cosa mi pare possa risolversi con uno stringato inciso: fuori da ogni polemica, non mi sconvolge – nel modo più assoluto, direi – il fatto che l’Italia dei valori non abbia accattato di fondersi col Pd di Veltroni quanto piuttosto il fatto che quest’ultimo, accoratamente, gliel’abbia proposto.

lost…

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Jack: «Si vive insieme, si muore soli. »
Michael: «Già. »

da Lost

«Mo je faccio er cucchiaio…»

«Berlusconi sta attuando il mio Piano di Rinascita Democratica

alla perfezione… mi dovrebbero almeno dare il copyright!»

Licio Gelli, 1996

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Letto in trasparenza, l’ultimo attacco mosso al Quirinale non è solo un’ambizione personale, un tappo per arginare il suo enorme ego, quanto piuttosto l’attuazione di un bel pezzo di programma della P2 (tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978). Il tipo, con nonchalance, imbratta di merda la costituzione e poi si giustifica – e s’assolve – dicendo che la cacatella è un’ipotesi di “scuola”; manco stesse tenendo una lectio magistralis. Quest’uomo non ha remore e, soprattutto, non conosce cos’è la vergogna. Insieme ai suoi sguatteri (Ciarrapico docet) agisce con mentalità fascista: nei fatti la sua coalizione, senza i distinguo e le crepe democristiane di Casini, s’appresta a porre in essere un disegno populista eversivo talmente evidente da apparire sfacciato.
Nella malaugurata ipotesi che il tipo vincesse le elezioni, la struttura portante antifascista della nostra Costituzione – che ne è lo spirito e l’essenza – verrà accuratamente demolita nel suo intimo, schernita e gettata via come carta straccia. Quest’uomo – lo dicevo prima – non ha remore: al confronto quello svergognato del marchese De Sade ci fa la figura del verginello. Il rischio che vinca la prossima tornata elettorale è alto ché questo paese di merda è pure masochista; l’inculata – ed è questa la cosa più grave – è che s’aggrapperà al potere per (almeno) dodici anni (ché cinque di legislatura e sette di presidenza della repubblica – senza contare gli anni da senatore emerito (sic!) – fanno dodici anni). Non oso immaginare cos’è che accadrà (di sicuro saranno anni di merda): la morsa clericale e oscurantista sui corpi, sulla cultura e sull’esistenza privata celebrerà fasti medioevali; la libertà sarà intesa solo nel senso – quello unico – di un’insopportabile arroganza del privilegio; l’impunità totale per gli amici (e per gli amici degli amici) del governo farà da contrappeso alla tolleranza zero verso gli emarginati. L’Italia ne uscirà con le ossa rotte: roba che ci ritroveremo Putin alla guida del ministero delle pari opportunità!
Ho cambiato idea
: Berlusconi mi ha convinto! Cedo – a malincuore – alla logica del “voto utile” al “meno peggio” e voterò – imbottendomi di antiemetici e fischiettando “meno male che Silvio c’è…” – per il Pd di Veltroni. Da buon materialista (e ateista convinto) preferisco salvarmi il culo da dodici anni di potere di Berlusconi, piuttosto che salvare la faccia (e l’anima).

me ne fotto…

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Interrogato su Gianfranco Fini, il Ciarra, stamani, sbotta: «Ma cosa vuole, ormai lo trattano come uno sguattero! E poi, in pubblico mi dà del fascista, in privato mi invita a pranzo. Anzi, a volerla dire tutta, anche Gianni Alemanno e Altero Matteoli mi hanno invitato a pranzo». E io che mi faccio tanti problemi quando il punto di blù della mia cravatta non sposa bene il grigio della giacca. Mah!

l’abisso della moralità…

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E così, di punto in bianco, la struggente telenovela mastelliana è terminata senza drammatici colpi di scena. Domenica scorsa il segretario del diroccato Campanile aveva accusato Berlusconi di essersi rimangiato la «riconoscenza» che evidentemente qualcuno gli aveva promesso. È stato poi lo stesso Berlusconi a confermare com’erano andati i fatti: «c’era un impegno mio nei suoi confronti per candidare una decina di parlamentari», ma poi ha scoperto dai sondaggi che «con Mastella avremmo perso dagli 8 ai 12 punti» e dunque… vaffanculo Clemente.
Oramai nulla più riesce a meravigliarmi. Né che un capopartito contesti al leader dell’opposizione di non essergli riconoscente per aver fatto cadere il governo di cui faceva parte come ministro di Grazia e Giustizia, né che l’altro – Berlusconi, dico – invochi come scusante il fatto che non gli convenga più onorare la parola data. «Questo – ha chiosato Mastella – è l’abisso della moralità». Ma, evidentemente, anche in fondo all’abisso c’è vita.

l’inciucio…

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Le cose, più o meno, stanno così. Berlusconi – un paio di mesi fa circa – passeggia per piazza san Babila a Milano; sale sul predellino di un’auto di lusso, scioglie la Casa delle libertà ridotta oramai ad un “ectoplasma” e fonda in fretta e furia un suo personalissimo partito (manco ricordava il nome che aveva scelto per la creatura). Gli alleati – per usare un dolce eufemismo – s’incazzano. Volano paroloni. La destra si spacca. Berlusconi, da par suo, non lesina minacce: senza di lui, loro – gli (ex) alleati, dico – non contano un cazzo (ebbe, più o meno a dire) ché lui può distruggerli politicamente come e quando vuole. I due colonnelli sanno che quelle del Cav. non sono vane minacce. Lo scenario che s’andava delineando prevedeva due sole alternative: o Fini e Casini facevano saltare in aria la carriera politica di Berlusconi, o Berlusconi li avrebbe politicamente polverizzati – e questa era una benevole alterativa alla seconda opzione – riducendoli alla funzione di cognolini al guinzaglio. Sappiamo come sono andate le cose…
Congeliamo, però, questo scenario e ragioniamo sulla cosa. Cos’è che l’elettore medio del centro-sinistra poteva immaginare di fronte a tale situazione politica? Qual’era la strada percorribile – tatticamente auspicabile – per i dirigenti del centro-sinistra? Banale: provare un accordo con la destra non-berlusconiana. Il sillogismo era semplice e suonava più o meno in questi termini: Fini e Casini devono annientare politicamente Berlusconi (premessa maggiore); il potere di Berlusconi sta tutto nell’anomalia del monopolio televisivo e del conflitto d’interessi (premessa minore), ergo centro-sinistra e destra non-berlusconiana s’accordano per una legge anti-trust sulle televisioni private e una legge sul conflitto d’interessi (conclusione). Punto. Con questa destra non-berlusconiana, poi, al termine di questo (chiamatelo come cazzo volete) inciucio si poteva (anche) concordare una nuova legge elettorale che avrebbe sostituito la vigente “porcata”. Semplice, lineare… direi banale. Infatti. La cosa, però, era talmente banale per il sofisticato realismo politico dei dirigenti sinistrorsi allora al governo, che si pensò – e qui c’è tutta l’astuzia di questi neo-taoisti della politica – ad un accordo, sì… ma con Berlusconi: se vuoi sconfiggere il tuo avversario – avranno pensato quei volponi – favoriscilo sempre e comunque, soprattutto quand’è in difficoltà. L’accordo, comunque, sembrava esserci; s’era ad un passo dalla realizzazione, quando – sorpresa! – Berlusconi fece saltare i tavoli: niente accordi sulla legge elettorale se non si sarebbe annientata “la Gentiloni”.
Sorpresa? Ma quando mai. Del resto lo sanno tutti che al Cav. interessa solo l’impunità e il monopolio sulle tv private. E anche se la legge Gentiloni è poco più che acqua fresca fa sempre figo denunciare – soprattutto in campagna elettorale – un esproprio da parte degli avversari politici; torna comodo farsi passare sotto un attacco ad personam. Insomma oramai la questione dovrebb’essere chiara: l’anomalia berlusconiana è cosa comoda per entrambi gli schieramenti, quelli (genericamente parlando) di destra e di sinistra: i primi la usano per denunciare soprusi gli altri per rinfacciarla a chi l’esercita. Cosa c’attende dopo il voto? Un inciucio tra le parti. E se accordo ci sarà – come ci sarà –, dovrà essere al ribasso. Per la democrazia, s’intende.
(E poi mi chiedono perché annullerò il mio voto… )

[...]

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[audio:coerenze.mp3]

© audio tratto dal Gr 24 extralarge del 07 febbraio 2008