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dice, era un paradosso…

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«Bernardo Provenzano si rigira tra le mani una cartolina di Padre Pio. Gli angoli sono un po’ spiegazzati, ma quando la ripone sul tavolo – con un movimento lento del braccio – l’immagine rimane bene in vista appoggiata alla parete sinistra della cella». Questo l’incipit dell’articolo pubblicato ieri da la Repubblica a firma di Paolo Berizzi. Titolo dell’articolo: “In cella con Provenzano tra santini e preghiere”. «Provenzano – si legge nell’articolo – passa le sue giornate a pregare, a leggere la Bibbia e a scrivere lettere alla moglie Saveria Palazzolo e ai due figli, Angelo e Paolo».
Il ministro Angelino Alfano, stamani, ha scritto al direttore di Repubblica manifestando la propria amarezza e inquietudine per il «quadretto agiografico» dipinto dal giornalista ché – sono le parole del ministro – « l’articolo, volente o nolente, finisce per dare al lettore una visione a dir poco distorta» di zu Binnu u tratturi. Berizzi, rispondendo al ministro, ha tenuto però a precisare che «un boss mafioso condannato a 12 ergastoli che trasforma la sua cella in una specie di cappella votiva è un paradosso». In soldoni? L’articolo di Berizzi mirava proprio nella direzione indicata dal ministro. Cazzo, era un paradosso! Davvero? E io che pensavo di stare a leggere il più tipico dei contesti antropologici cristiani. Tant’è che continuavo a ripetermi: “ah, se solo Provenzano avesse studiato in seminario”.

tutto può essere…

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«Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato che non concederà l’autorizzazione ad avviare un processo a carico di Sabina Guzzanti, per quanto dichiarato dall’attrice l’8 luglio scorso, in occasione del “No Cav Day” in piazza Navona, a Roma» (apcom.net, 18.09.2008). La decisione del Guardasigilli nasce da un atto, per così dire, telepatico: «conoscendo lo spessore e l’autorevolezza del Papa, credo – ha dichiarato il Ministro – che la sua capacità di perdono prevalga sulle offese stesse». Insomma, formalmente, la questione viene archiviata da chi, per legge, avrebbe dovuto concedere o meno l’autorizzazione (“non si può procedere – è scritto nell’art. 313 del Codice Penale – senza l’autorizzazione del ministro per la Giustizia” ). Il motivo? (Il motivo vero, intendo). Evitare la notevole esposizione mediatica? La Guzzanti sarebbe stata, comunque, assolta? o mandata in galera? o costretta a risarcire, con poche centinaia di euro, l’onore del papa? E, ancora: il papà dell’artista ha interceduto per lei presso l’amico ministro? E vallo a sapere. Ché quando viene meno l’esercizio del diritto tutto può essere. E quando dico tutto, intendo veramente tutto.