Tag Archive for 'Antonio Di Pietro'

un ragionare a cazzo di cane…

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“Aderisco all’iniziativa lanciata ormai da più parti per disdire il canone Rai ed invito i cittadini a fare altrettanto, e aggiungo “sostituendolo con Sky”. Non mi esprimo su Mediaset perché, al di fuori delle proiezioni cinematografiche, ai suoi programmi preferirei perfino le televendite.”

Antonio Di Pietro, 15 Settembre 2009

Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi deve per legge R.D.L.21/02/1938 n.246 pagare il canone di abbonamento TV. Trattandosi di un’imposta sul possesso o sulla detenzione dell’apparecchio, il canone deve essere pagato indipendentemente dall’uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive.

come quel tale…

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Dirò soltanto che sul più bello dello spiacevole e cupo dramma
piangeva il giudice come un vitello negli intervalli gridava “Mamma”
gridava “Mamma” come quel tale cui il giorno prima come ad un pollo
con una sentenza un po’ originale aveva fatto tagliare il collo.

( Fabrizio De André, Il Gorilla )

[ * ]

è la regola che lo impone…

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«Le parole del presidente Napolitano, come sempre
sanno cogliere i sentimenti e le preoccupazioni del popolo italiano.
»

Walter Veltroni

«Bravo presidente, 10 e lode: è stato un discorso di
un riformista
a tutto tondo. E’ riuscito a parlare al cuore e ha toccato
le corde del cuore del Paese.
»

Roberto Calderoli

«Un discorso di straordinaria autorevolezza.
Finalmente parole di verità sulla crisi,
parole che spazzano via banalità e sottovalutazioni.
»

Pierluigi Bersani

«Il richiamo del capo dello Stato alla corresponsabilità
tra maggioranza e opposizione per affrontare
al meglio la grave crisi economica trova pronta e
disponibile l’Italia dei valori.
»

Antonio Di Pietro

«Condividiamo pienamente il discorso del presidente
della Repubblica, che ha inquadrato con realismo
la difficile situazione economica e sociale che l’Italia,
con l’Europa, deve saper affrontare. E’ anche importante
il richiamo che il presidente ha voluto fare a un confronto
civile e costruttivo tra le forze politiche.
»

Fabrizio Cicchitto

«Da Napolitano è venuto un grande appello alla
responsabilità e alla coesione sociale.
Mi sembra la cifra esatta per affrontare le difficoltà che
il Paese sta vivendo. Centrale è stata l’attenzione ai lavoratori,
ai cittadini più deboli ed in particolare alle famiglie
in difficoltà.
»

Anna Finocchiaro

Come vendere aria fritta spacciandola per gustosa novità culinaria: parole avvolte in una friabile meringa lessicale che è l’insuperabile esca dell’ipocrisia tipica della politica italiana. Napolitano, col suo discorsino di fine anno, è piaciuto quasi a tutti. E non ha detto un cazzo. Del resto – è la regola che lo impone – l’unico modo per piacere quasi a tutti è non dire un cazzo.

neppure in Uganda

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“Il dettaglio, figlioli, è che l’Italia dei Valori non ha nessun collegio dei probiviri: a esser precisi non ha niente. Ha Di Pietro. L’Italia dei Valori è l’unico partito d’Europa (forse del mondo) che è affiancato da un’associazione costituita da Di Pietro (Presidente) e da Silvana Mura (Tesoriera) ed a Susanna Mazzoleni (moglie di Di Pietro) nel cui consiglio si può entrare solo con il consenso del Presidente (Di Pietro) al quale andranno tutti i soldi del finanziamento pubblico: il Partito, invece, è finanziato coi soldi degli iscritti; presidente del partito è il presidente (a vita) dell’associazione, cioè Di Pietro; la Tesoreria del partito appartiene alla tesoriera (a vita) dell’associazione, cioè a Silvana Mura, cioè a Di Pietro; né gli iscritti al Partito né un eventuale congresso possono sfiduciare il Presidente, cioè Di Pietro.
Una roba mai vista neppure in Uganda.”

Filippo Facci, 31 dicembre 2008

personalità al di sopra di ogni sospetto

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Il problema – scrive Massimo Franconon è il rapporto discutibile del rampollo dipietrista con un personaggio dell’inchiesta di Napoli sull’imprenditore Alfredo Romeo. [...] Il problema, semmai, è che ieri un deputato dell’Idv, Amedeo Porfidia, si sia autosospeso [dal partito, mica dal mandato parlamentare, ndr] perché indagato per reati gravi nel Casertano”.

PS: Caldamente consigliata la lettura del post di Ivan.

roba da vergognarsi…

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«I magistrati? Rappresentano per Berlusconi ciò che gli ebrei rappresentavano per Hitler: razza infame da eliminare». Così – lo leggo da il Corriere della Sera – Di Pietro ne Il guastafeste, l’autobiografia raccontata a Gianni Barbacetto e che Ponte alle Grazie pubblicherà giovedì prossimo. Pensate quel che volete, continuate pure a votarlo se volete, per carità di Dio, ci mancherebbe altro: ma accostare il nome di Berlusconi a quello del più schifoso e sanguinario dittatore di tutti i tempi non è solamente assurdo, è cosa davvero più che ridicola. Roba da vergognarsi, insomma.

Tana!

«Non mi sono dimesso perché sento di rappresentare la soluzione del problema. Posso essere il punto di coesione tra i due schieramenti, come dire? Un ponte per aprire un dialogo sul tema. Se poi tra un mese, sei mesi, un anno o non so quando si trova un accordo ecco, allora, sono pronto a farmi da parte. Ma solo in quel momento perché prima non avrebbe alcun senso. Antonio Di Pietro? Lasciamo perdere, ognuno ha il suo stile, non ho niente da dirgli. Leoluca Orlando? L’ho visto a Roma, tranquillo, per nulla adirato. »

Riccardo Villari, 17 novembre 2008

Sono quelle situazioni nelle quali è d’obbligo chiosare con un “l’avevo detto, io”. È puerile, certo, e me ne scuso. Ma tant’è…

si aggregherà…

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«Noi – dice Silvio Berlusconi – andremo avanti per mantenere i nostri impegni elettorali con le nostre forze. Se l’opposizione si aggregherà [...] saremo felici, ma non credo che questo possa succedere». A Veltroni, Di Pietro e Casini il premier – è deduzione tutta personale, si badi – riconosce il diritto di “aggregarsi” non di discutere ché in fondo quello che lui auspica è un’allegra comitiva (l’esempio me lo suggerisce il De Mauro), tutta attenta a seguire l’ombrellino del capofila per non perdersi. Senza rompere i coglioni sulla destinazione, però: quella sarà comunicata appena un attimo dopo l’arrivo.

…cosa davvero esagerata.

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La questione è ripresa da più parti: giornali e blog, come mosche sullo stronzo fresco, si sono fiondati a commentare le foto di Di Pietro in versione contadino. Tutti lì, quasi a formare un groviglio impazzito e disordinato di alette iridescenti, intorno alle fotuzze dell’ex ministro – come mosche sullo stronzo fresco, appunto: un pizzicare di mille probosciduzze a lingua di Menelicche ansiose di sfamarsi fino a che lo stronzo è bello caldo. Tutti pronti – fuor di metafora –, con lenti deformanti, garzantine e bignami vari, a tentar d’imbastire paralleli tra l’ex PM e Benito Mussolini.
È vero che a me il tipo – Di Pietro, dico – sta antipatico assai (e quindi ogni mio commento sulla faccenda sarebbe cosa assai parziale), però, suvvia, al netto della faziosità, arrivare a dipingerlo come uno statista mi pare cosa davvero esagerata. Non trovate?

proposta indecente…

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«Oggi Marco Travaglio ha ricevuto delle durissime critiche, sia dalla maggioranza che da quella che dovrebbe essere l’opposizione, per aver citato dei fatti su Renato Schifani, presidente del Senato…». È l’incipit di un post datato 11 maggio 2008 (roba vecchia, insomma), scritto dall’onorevole Di Pietro sul suo blog. Mi è capitato sotto gli occhi più o meno per caso. La faccenda – molti di voi l’avranno già capito – si riferisce alle dichiarazioni di Marco Travaglio fatte su Raitre nella trasmissione di Fabio Fazio a proposito del presidente del Senato, Renato Schifani. Se ve ne cale, il post lo trovate qui: é uno striminzito commento sui fatti che (al di la di com’è scritto) bene evidenzia un modo d’intendere del diritto, della libertà di stampa, della politica e della sintassi del tutto incompatibile con qualsiasi partito democratico. A voler essere forzatamente coincisi, la cosa mi pare possa risolversi con uno stringato inciso: fuori da ogni polemica, non mi sconvolge – nel modo più assoluto, direi – il fatto che l’Italia dei valori non abbia accattato di fondersi col Pd di Veltroni quanto piuttosto il fatto che quest’ultimo, accoratamente, gliel’abbia proposto.