L’astensionista narciso…

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Nell’astensionismo c’è un po’ di tutto: menefreghismo, rabbia, vendetta, delusione. Ma soprattutto c’è narcisismo, il “nessuno merita il mio voto”; ed è, tra tutte, la componente la meno scusabile. L’astensionista narciso odia doversi specchiare nell’immagine imperfetta e corrotta della politica, non ne accetta i limiti, la parzialità, la fallibilità. È, di fondo, un totalitario, uno che sogna il “voto perfetto” per il ”partito perfetto”. Grida il suo “non mi avrete” ed è fiero di mostrare la sua delusione per tutto e per tutti. È deluso, sì, ma non di se stesso. Anzi, valuta il proprio voto come una moneta troppo preziosa da mettere sul piatto per una posta assai modesta qual è, in fondo, la politica odierna. Così come coloro che sperano di incontrare “la donna ideale” o “l’uomo ideale” difficilmente riescono a star bene con le donne e gli uomini “normali” (e vanno, inevitabilmente, in bianco), l’astensionista narciso spinge a che arrivi sulla scena pubblica un impossibile, quanto improbabile, Partito Ideale, oppure – peggio ancora – rimpiange, idealizzandolo, “il mio partito di una volta”, proprio come si fa con l’età giovane. Intanto che sogna, spera e si dispera, altri elettori, magari ugualmente scontenti o delusi, però (un po’) meno narcisi, decidono di abbassarsi, umilmente, al livello della realtà e sporcarsi, come usa dire, le mani. Un poco invidiano la sdegnosa altezzosità dell’astensionista. Ma alla fine trovano conforto nella comune dignitosa mediocrità di una passeggiata ai seggi elettorali.

ci vado io…

Si parla di politica, della crisi del sistema e della disaffezione alla vita pubblica di noi italiani. Il mio amico a un certo punto dice: «una volta c’era qui una famiglia di buoni mastri-carpentieri. Io avevo bisogno di un lavoretto fatto ad arte e sono andato da loro. Mi dissero: noi non possiamo, c’è molto daffare in questo periodo; ti mandiamo P. – un falegname che conoscevo. E io dissi: e c’è bisogno che me lo mandiate voi, P.? Ci vado io, a chiedergli di venire a lavorare da me». Fa una pausa, coglie il vago nel mio sguardo e così spiega la parabola: «Io ho sempre votato PD e prima ancora Partito Comunista; ma alle ultime elezioni mi sono detto: e che bisogno ho di farmi portare dal PD allo sfascio? Ci vado io. E mi sono astenuto.»