
«Il Vaticano rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono. »

«Il Vaticano rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono. »

«Un giro di denaro molto “consistente”, proprietà immobiliari in Italia e all’estero ma anche quote azionarie in diverse società. Questo – secondo l’Ansa – il patrimonio attorno al quale si sarebbe consumato un vero e proprio raggiro che ha avuto per vittima monsignor Corrado Balducci, demonologo e teologo, per anni l’esorcista della diocesi di Roma, morto sei giorni fa dopo una malattia». In pratica – stando alle notizie diffuse – pare che l’avvocato del monsignore si sia fottuto quasi mezzo milione di euro dal patrimonio che l’anziano prelato era riuscito a mettere da parte. Cifra – spero ne converrete – davvero considerevole; soprattutto per uno che aveva deciso di vivere non solo nella castità e nell’obbedienza ma anche nella povertà.

La notte passata a gironzolare per portali, siti e forum cattolici: che stronzi di cane, che muffe maleodoranti, che topi di fogne. Al solo pensiero mi vien da vomitare. Tutti, con la leggiadria di un elefante, a parlare di Eluana Englaro senza rispetto, senza spendere un briciolo di decenza: ammassi di soliloqui sprezzanti e irriguardosi nei confronti di chi non accetta l’inutile sofferenza di quel corpo già troppo martoriato. Roba che s’io fossi il padre – il padre di Eluana, dico – li ammazzerei, schiacciandoli, uno a uno fino a non lasciarne vivo nessuno. Davvero. Altro che dichiarare: «Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, ma per noi vale quello che diceva nostra figlia».

«Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e
sarà all’inferno, tormentato da diavoloni
e frocioni attivissimi»
Sabina Guzzanti, 08 luglio 2008
«Sono davvero molto avvilito». Così Nanni Moretti sintetizza quello che è successo l’altro giorno in Piazza Navona. Tutti — o quasi tutti — a criticare quello che ha detto la Guzzanti che — è parere tutto personale — ha sbagliato sia nella forma che nella sostanza. Tutti — tranne qualche inossidabile eccentrico — si sono prodotti su dotte disquisizioni circa l’immagine di un Sant’uomo, qual’è il Sommo Pontefice, sodomizzato da inferociti satanassi. Non è immagine affatto carina: anch’io — lo ripeto — la trovo assai banale, sempliciotta e assolutamente poco efficace — fosse solo per il fatto che presuppone l’esistenza dell’inferno. Però mi chiedo: possibile mai che nel paese dove per ogni scorreggina del Pontefice c’è sempre un (o più di un) giornale pronto a farne l’expertise da sommelier (naso in aria, sensibilità esaltate, penna ispirata, citazioni colte, sinonimi e paroloni in gran mostra) non c’è dato sapere nulla — nulla di nulla — su come Sua Santità abbia reagito alla provocazione? Nulla — nulla di nulla — su come abbia pigliato il fatto? Possibile?

«I know literally hundreds of people who have turned their lives around thanks to a religious conversion. I know men and women who have become faithful spouses, overcome inveterate vices, and learned to become responsible citizens thanks to a discovery of God in their lives. How many people do you know that have overcome alcoholism or pornographic addictions, stopped cheating on their spouses, or become more concerned and dedicated parents because they discovered atheism? It simply doesn’t happen. Atheism offers no incentive to become better or less selfish.»
«L’ateismo [...] non è un risultato, e tanto meno un avvenimento – come tale non lo conosco: io lo intendo per istinto. Sono troppo curioso, troppo problematico, troppo tracotante, perché possa piacermi una risposta grossolana. Dio è una risposta grossolana, un’indelicatezza verso noi pensatori. In fondo è solo un grossolano divieto che ci vien fatto: non dovete pensare!»
«Sopprimiamo la discussione, e non ci resterà
che la scomunica (in mancanza del rogo), o il manganello,
o il colpo alla nuca»
Gaetano Salvemini, Italia scombinata
La questione, pare di capire, ha assunto i contorni di uno scontro feroce. La cifra dell’acredine è tutta nel comunicato di Radio Vaticana che reagisce alle critiche dei cattedratici romani bollando l’iniziativa come «censoria» – che, francamente, detta da quelle frequenze è cosa assai risibile. Ma al di là della polemica oltre – veramente, dico sul serio – la questione in se resta il fatto che il papa è stato invitato e che è scortesia – da cafoni, direi – non dargli adesso la possibilità di parlare. Punto.
Questione diversa, a mio avviso, è il merito della vicenda. Proviamo a leggerci, con calma, il passaggio chiave del comunicato dei dotti de la Sapienza. Scrivono i 67 firmatari dell’elegante vaffanculo: «Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione [...] ci umiliano». Il discorso a cui gli scienziati rimandano è riportato integralmente in un testo del ‘92 edito dai tipi di Paoline Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti (pp. 76-79). L’allora cardinale Ratzinger , da perfetto inquisitore, provava a denigrare la figura storica di Galileo seguendo – non pensate alla boria ma al fine ultimo dell’inquisitore – le orme del suo illustre predecessore Bellarmino. Com’è nello stile di Benedetto XVI (ricordate il casino che ne derivò dalla lectio magistralis a Ratisbona? ) cita autori non cattolici – non fa differenza: un imperatore bizantino o un filosofo austriaco se citati a cazzo di cane possono tornar utili – per il gusto di dare maggior valore alle sue considerazioni. L’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede citò – meschinamente solo in parte – Feyerabend: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». La frase citata di Feyereband – in realtà – è all’interno di un contesto molto più critico e certamente non denigratorio – così come ce la fa apparire sua Santità – nei confronti di Galileo (si veda questa chiara nota su Wikipedia). Il teorico della ricerca anarchica, infatti, afferma che la genialità dello scienziato era superiore al contesto storico in cui viveva anche se ne era inevitabilmente condizionata. Scriveva Feyerabend: «Procedendo in questo modo Galileo esibì uno stile, un sense of humour, un’elasticità ed eleganza e una consapevolezza della preziosa debolezza del pensiero umano, che non è stata mai eguagliata nella storia della scienza. Nell’opera di Galileo abbiamo una fonte quasi inesauribile di materiale per la speculazione metodologica e, fatto molto più importante, per il recupero di quei caratteri della conoscenza che non soltanto ci informano ma anche ci deliziano» (Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 1979, pagg. 131-132).
Nella sostanza una posizione non ferma della Chiesa nel processo contro Galileo avrebbe, inevitabilmente, aperto fratture in campo teologico incolmabili (Dio è il Sole ed è al centro dell’Universo… ) e quindi – giustamente afferma Feyereband – la riapertura del processo non avrebbe potuto che confermare la vecchia condanna. In quel discorso, insomma, il futuro pontefice usava la citazione come una clava per affermare qualche cosa che non era nell’intenzione dell’autore. Anzi.
È chiaro che ognuno è libero di dire ciò che vuole (libero di farlo soprattutto coi santi) ma è ridicolo e scorretto mentire su fatti storici usando mezze citazioni. Ratzinger – secondo quanto affermato dal professor Israel sul suo blog – «[...] ha mostrato attraverso una serie di citazioni come il diffondersi progressivo di un punto di vista scettico abbia condotto prima a sostenere la non oggettività del sistema eliocentrico, e via via fino all’affermazione di Feyerabend (citato come un filosofo della scienza “agnostico-scettico” ) che finisce col giustificare la Chiesa [...]». A mio avviso, invece, quello scritto del futuro Benedetto XVI su Galileo mostra, nella sua superficialità, semplicemente che la questione galileana alla Chiesa proprio non è andata giù. È uno schiaffo che, pare di capire, brucia ancora: non uno modo di difendere la ragione ma uno squallido scritto denigratorio – come giustamente lamentano i professori de la Sapienza – che non ha nulla di serio (né di scientifico) da proporre.
Giustificabile, a mio avviso, quindi il metaforico giramento di coglioni dei professori che contestano l’invito. Ma oramai visto che l’invito è stato fatto…
Laici certamente (e sempre). Ma maleducati no. Questo mai.
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