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a different choice…


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Sarà l’aria, la lontananza da Ruini o la vicinanza con Bush, fatto sta che, da quando è in America, Sua Santità continua a rivangare, a modo suo, il passato e ne vien fuori proprio un bel ritrattino: da pezzo di merda, sia detto con tutto il rispetto. «I miei anni da “teenager” – sono le parole di stamani riportate dall’Ansa – sono stati rovinati dal nazismo ». Già li vedo i papisti nostrani chini sulle carte ad interrogarsi – con occhio benevolo e compassionevole, si capisce – sulle atroci privazioni subite in quegli anni dal pontefice. La signora Elizabeth Lohner – qualcuno se ne ricorderà – da ragazza viveva ad un tiro di schioppo da casa Ratzinger. La vecchia, anche se le cronache non lo dicono, dev’essere infarcita ben bene di relativismo cartesiano ché appena si ebbe il sentore che Ratzinger fosse diretto verso il soglio di Pietro fece subito sapere alla stampa che: «It was possible to resist, and those people set an example for others [...] The Ratzingers were young and had made a different choice. ». Il cognato della vecchiaccia, uno stronzetto con la fissa del libero pensiero, da obiettore, si rifiutò di indossare la divisa nazista; pare insomma che il coglione – il cognato, dico – non volle diventare soldatino della Hitler-Jugend. Il giovane Ratzinger, invece – fine conoscitore di come vanno le cose di questo mondo – stracolmo dentro e fuori di quella bella leggiadrìa che è tipicamente agostiniana, col cazzo che resistette ché è meglio – avrà pensato – “rovinarseli” gli anni della fanciullezza piuttosto che sprecarli come combustibile per un falò. È istinto di sopravvivenza, si dirà. Certamente. Ma almeno avesse il buon gusto di non venire a scassarci la minchia con la storia della scelta sofferta. È la regola: i coglioni vengono inceneriti mentre i furbi passano a riscuotere alla quarta fumata.

ingrato…


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Sbrighiamo subito i convenevoli, sennò si rischia di sembrare stupidi e bacchettoni. Dunque: nel segreto della camera da letto ognuno – per quanto mi riguarda – è libero di fare quel che cazzo gli pare. Spallucce, quindi, davanti alla notizia scandalosa (sic!) che ha visto coinvolto Max Mosley, presidente della federazione internazionale dell’automobile. Il fatto oramai è noto a tutti: a pagamento il tipo – Mosley, dico – si faceva frustare da alcune signore “d’alto bordo” sul culetto mentre erano tutti travestiti da SS o “da detenute di Auschwitz”. Una dichiarazione m’ha fortemente sorpreso e da qui la ragione di queste poche righe. “Orgia sì – ha avuto modo di dichiarare Mosley –, ma non nazista”. Roba – spero ne converrete – che le ossa di suo padre hanno iniziato a frullare nella bara ché la buonanima si sarebbe aspettato che il figlio, per giustificarsi, dicesse a tutti: “Nazista sì, ma non orgia”. Che figlio ingrato!

Tutta la solidarietà a Fiamma Nirenstein…

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Corre – è inevitabile – l’obbligo di un ringraziamento. Debbo, però, fare attenzione e prederla da molto lontano ché altrimenti sembrano vezzi tra zoccole nella sauna di una palestra. Ed io, credetemi, non sono tipo da fare queste cose.
Un po’ di anni fa io li facevo solo su segretissimi quadernetti, gli scarabocchi. Appunti, note (né più, né meno) prive di spessore senza neppure un grammo di presunzione pubblica. Un giorno, poi, mi capitò d’ascoltare una rassegna stampa. Su Radio Radicale. M’accorsi che mezzo inciso e un’allusione in una pausa, ma anche il semplice tono greve o leggero – ecco – potevano fare scrittura. Iniziai, così, ascoltando Massimo Bordin ad imbastire una mezza protesi di scrittura, più o meno, civile. Da allora, quasi ogni giorno, non posso fare a meno di ascoltare quella rassegna stampa e a quel modello – quello del direttore Bordin, dico – non smetto mai d’ispirarmi e, continuamente, traggo da lì spunti per un commento ma anche per un secco inciso. Stamani – per esempio – di cose interessanti il direttore ne ha dette tante; e tante son le cose che sono riuscito ad appuntarmi. Ma – e qui arrivo al punto – una chiosa proprio sul finire della trasmissione è stata davvero esplosiva: quasi uno schiaffo vigoroso su una faccia infreddolita. Merita d’essere trascritta. Tutta.
“Una vignetta ignobile – pubblicata da uno che non è nuovo a vignette ignobili – quella di Vauro che su
il Manifesto prende di mira Fiamma Nirenstein. Lasciamo perdere il simbolo elettorale (che è quello della lista per la quale si è presentata): non c’è nulla da dire; lasciamo perdere la rappresentazione vignettistica che la paragona a Frankenstein; lasciamo perdere il buongusto di metterle adosso il fascio littorio. Ma c’è una cosa sulla quale la volgarità intellettuale di Vauro, probabilmente, nemmeno ha riflettuto: mettere nella vignetta che rappresenta un’ebrea in quanto ebrea la stella di Davide. Finezza, diciamo così, a cui solo Vauro poteva arrivare. Tutta la solidarietà a Fiamma Nirenstein per quest’ennesimo attacco dell’antisemitismo di sinistra. Si, certo, dell’antisemitismo di sinistra. Perché c’è anche questo. D’altro canto, come scrisse Sciascia a metà degli anni ‘70: «A un certo punto è entrata nella scena politica italiana, una nuova figura: dopo il cretino di destra – figura, peraltro, mai scomparsa – è comparso il cretino di sinistra». E Vauro è un eccellente rappresentante della categoria”.
Chapeau, caro direttore. Infinite grazie per tutto. Ma davvero.

la fede…

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«La fede innalza l’uomo al di sopra della vita animale e coopera a fortificare ed assicurare l’esistenza. [...] Senza una fede decisamente contenuta entro certi limiti, la religiosità imprecisa e multiforme, non solo non avrebbe valore per la vita umana, ma porterebbe, quasi sicuramente al caos generale.»

Adolf Hitler, Mein Kampf

Non trovo una soluzione al dilemma…

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«Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. [...] C’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo».

da Ferdinando Camon, Conversazione con Primo Levi, Guanda