«E se lei domattina va da solo in Giappone e non conosce le lingue è come un disabile: ha bisogno dell’aiuto di qualcuno, altrimenti si sente perso o no? È la prova che non siamo autodeterminati». È l’onorevole Roccella, sottosegretario ai temi etici, a deliziarci con questo prodigio di logica. Notate la possenza del ragionamento, l’eleganza dell’argomentazione: in pochissime battute, con uno splendido esempiuccio, l’onorevole è riuscita a mandare col culo per aria l’autodeterminazione ché – spero si sia capito – o l’uomo è sempre capace di autodeterminarsi, oppure non lo è mai – tertium non datur. Fermatevi però con le generalizzazioni, ché è capace che così ragionando, a furia di provarci, riusciate a dimostrare che se la Roccella non conosce il giapponese non capirà una mazza di quello che gli potrà raccontare un qualunque nipponico che s’esprime nel suo oscuro idioma ergo la Roccella non è dotata di facoltà intellettive… La qual cosa – al netto, sia ben inteso, della logica usata per la dimostrazione – mi pare, francamente, comunque vera.
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