Tag Archive for 'Avvenire'

tener fede alle proprie scelte…

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«È vero, sulle vicende private di Silvio Berlusconi non abbiamo scritto una riga. Ed è una scelta che rivendico, perché ha ottime ragioni» [*]. Così, intervistato dal Corriere, il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian.
Giusto per farla breve: Gian Maria aveva annusato che tirava una brutta aria – puzza di merda si sentiva d’Oltretevere – e aveva tratto le sue conclusioni: “chi ha orecchie per intendere, intenda” (Mc 4, 9) ché lui mica è un coglione come l’altro suo collega – quello di Avvenire, voglio dire. Solidarietà, quindi, a Dino Boffo ma con parsimonia; ché il Vian corre, certo, in aiuto all’amico pestato a morte ma lo fa prendendo le distanze ( e con boria – cazzo se c’è boria nelle sue parole).
Proprio un pallone gonfiato, questo Vian – non c’è che dire. Manco il buon Minzolini – giusto per fare un nome a caso – è arrivato a tanta sfacciataggine. Tanto per dire: sulle vicende di Casoria e delle escort, il direttore del Tg1 non ha sfiatato una parola – ma forse che adesso si dà tante arie? Niente, rimane impassibile (e muto). La carità Cristiana, invece, quella santa carità che avvolge il buon Vian, lo costringe ad agire – bisogna pur sempre far vedere che uno s’attiva in questi casi: che si tratti di comportamenti sentiti o di operazioni di facciata – ma non più di tanto: un po’ come se, arrivata l’ambulanza, prima di portarti all’ospedale, il paramedico di turno, barella alla mano, ti piazzasse la sua bella ramanzina sulle tue responsabilità sull’incidente causato.
Suvvia, caro Vian, non è così che s’agisce: c’è pur sempre un collega che rischia il posto di lavoro. Meglio era continuare a tener fede alle proprie scelte: “dedicar[si] ad analisi di ampio respiro, piuttosto che seguire vicende molto particolari, controverse e di cui spesso sfuggono i contorni precisi…”. In certe situazioni è meglio continuare a farsi i cazzi propri piuttosto che passare per autentici pezzi di merda. Non trovi?

senza vergogna…

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Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gesto terribile, che li scuote e nessuno saprà mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia? Chi insegnerà, chi dimostrerà, loro che certe parole, che le benedette, apodittiche certezze dei vent’anni non sono necessariamente e sempre pietre che gli saranno fardello, che forse un giorno potrebbero silenziosamente lapidarli. Ci perdonino, se possono. Perché Eluana è stata uccisa.

Marco Tarquinio, 10.02.2009


Colombelle ed avvoltoi hanno beccato quel che potevano, ché non tutte le briciole erano commestibili; quasi nulla rimane oggi – almeno non per tutti. Quelli che non hanno paura di un pochetto d’acido alla bocca dello stomaco provano a banchettare anche con le poche briciole guaste che sono rimaste. Lo fanno con gusto – senza vergogna. E lì, intenti ad ingozzarsi, tracannano bicchieri di Alka Seltzer solo per aver la scusa di poter ruttare liberamente. Senza vergogna.
Che teste di cazzo.

questione di coerenza e di rispetto…

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«Le leggi razziali furono provvidenziali per me,
ma anche per gli altri: costituirono la dimostrazione
per assurdo della stupidità del fascismo. Si era ormai
dimenticato il volto criminale del fascismo (quello del
delitto Matteotti per intenderci); rimaneva da vederne
quello sciocco. »

Primo Levi, 20 luglio 1975

«Oggi io, Papa della Chiesa di Roma,
a nome di tutti i cattolici, chiedo
perdono dei torti inflitti ai non cattolici
nel corso della storia.»

Giovanni Paolo II, 21 maggio 1995

“Qui si fa la storia con il senno di poi. Bisogna valutare – scrive Andrea Riccardi su Avvenire – le condizioni, le possibilità… La Chiesa del 1938, del 1943, non era la Chiesa di oggi. Inoltre, mi sembra che stiamo continuamente chiamando sul banco del correo la Chiesa per tutto, anche perché ormai nella crisi di tutte le istituzioni resta l’unica istituzione credibile e dunque vogliamo renderla imputata di tutto”. È – l’avete certamente intuito – la difesa alle accuse di Gianfranco Fini circa la responsabilità anche della Chiesa cattolica nei confronti dell’introduzione delle leggi razziali in Italia. Niente di nuovo: il discorso di Riccardi declina, in estrema sintesi, una dichiarazione (teoricamente valida) di Benedetto XVI fatta il 25 maggio 2006 davanti al clero riunito nella cattedrale di Varsavia: «Confessiamo i peccati individuali [ma] conviene guardarsi dalla pretesa di impancarsi con arroganza a giudici delle generazioni precedenti, vissute in altri tempi e in altre circostanze. Occorre umile sincerità per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere a facili accuse in assenza di prove reali o ignorando le differenti pre-comprensioni di allora».
Ognuno di noi, quando emette un giudizio, è inevitabilmente condizionato dalla sua visione del mondo. Il pregidizio – capiamoci subito – non è un inconveniente, ma è una condizione di fatto che ci appartiene è – a volerlo definire – la lente deformante con cui commentiamo gli accadimenti del mondo. Hans Georg Gadamer – che su questo argomento ha scritto cose molto importanti – in Verità e metodo dice che il nostro problema non è tanto quello di eliminare i pregiudizi (le pre-comprensioni per dirla con Ratzinger), ma di abitarli con una certa saggezza proprio perché nessuno può prescindere dalla propria visione del mondo. Quando Ratzinger (e con lui Riccardi) attenua le scuse del suo predecessore in ordine alle colpe commesse dalla Chiesa dice, a voler essere rozzi assai, che va benissimo chiedere scusa (e ci mancherebbe) anche se è indispensabile non dimenticare la pre-comprensione: vivendo nel nostro mondo e avendo una certa visione delle cose non possiamo giudicare gli errori che sono stati commessi da gente che operava a partire da un’altra visione del mondo e quindi da un’altra pre-comprensione dei fatti.
Questo criterio, lo dicevo prima, è filosoficamente giusto ma in pratica irricevibile ché se lo dovessimo estendere, allora dovremmo chiedere alla Chiesa di non condannare Marx (ché viveva in una pre-comprensione differente del mondo), di non condannare Darwin (ché la sua visione del mondo, il suo modo di concepire il processo evolutivo, discendeva della cultura positivistica dell’ottocento) al limite di non condannare né Hitler né Stalin né Mussolini perché anche all’epoca c’era una pre-comprensione (umanistica) del mondo. Insomma, e qui la faccio breve, se si cerca di addomesticare la storia ai propri interessi politici e culturali, inevitabilmente poi, ci si ritrova a doverne dar conto e comunque una volta assunto il criterio, per così dire, giustificazionista della pre-compresinone, allora occorre giustificare tutto quanto accade nella storia e, comunque, accettarne le accuse da esse derivanti. È questione di coerenza e, soprattutto, di rispetto.

i giurati svedesi…

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«Forse – leggo su Avvenire – il suo nome ricorda troppo quello di un pupazzone televisivo [...]. [D]all’Italia, sede del Papa, in arte e scienza nulla di buono dal campo cattolico. [...] E chi è questo prof. Cabibbo, che stranamente è il più citato sulle riviste scientifiche di tutto il mondo, e oltre ad essere cattedratico alla Sapienza, presiede una “oscura” Pontificia Accademia delle Scienze? Se lo saran chiesto i giurati svedesi del premio dedicato all’inventore della nitroglicerina. »
Scarto, per decenza, l’ipotesi dell’assonanza col nome del pupazzo di Striscia e, al netto, mi resta da pensare che quelli di Avvenire sarebbero davvero disposti a giocarsi due ostie sull’ipotesi della conventio ad excludendum anticattolica. Mi viene da ridere e da piangere. Insieme, per giunta.

l’avvenire…

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«L’avvenire si chiederà se quest’uomo è stato più colpevole per il male che ha fatto, che per il bene che avrebbe potuto fare e non ha fatto». Lo scrive François-René de Chateaubriand riferendosi a Napoleone Bonaparte. Non fa cenno, però, a cosa intenda per “avvenire”.

buona lettura…

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«Consentire a coppie lesbiche l’accesso alla procreazione in vitro [...] significa – sostiene Assuntina Morresi su l’Avvenire di ieri – cancellare il padre, con tutto quello che ne consegue sul piano simbolico e concreto». L’intero concione della pia professoressa potete leggervelo qui. Non cito null’altro del pezzo, contenti? Così, almeno, non vi tolgo lo sfizio – assai gustoso e invitante, a dire il vero – di farvi scoprire da soli il come e il perché la tipa abbia mandato la ragione a batter sul sagrato: tre Pater e un paio di Ave per ogni marchetta!
Avviso i miei dolcissimi lettori,
humani generis delicia mea, che – e quanto dico valga come incìso – da queste parti, chiamando alla memoria un intervento del professor Veronesi, si è convinti che «l’educazione migliore per un bambino [...] non dipende [...] dall’orientamento sessuale dei genitori, ma dal loro affetto e dalla loro attenzione».
Buona lettura.

Mi sembra si sia passato il limite…

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«Caro Direttore, ormai – scrive don Achille Passalacqua – è emergenza odifreddiana. [...] Mi sembra si sia passato il limite. Si rende necessaria un’informazione ‘deodifreddizzata’!».
Con la serietà del genitore che, se non è certo di poter mantenere, non promette nulla, il direttore avrà tranquillizzato il suo fervente lettore dicendogli: «E mo’ vediamo se si può fare qualche cosa, va’!»