
“In un primo momento si era pensato che gli insulti fossero diretti a Ratzinger, ma poi fonti del Vaticano hanno chiarito che erano per politici statunitensi filo-abortisti” (*) .
Mi si permetta, senza offesa: che testa di cazzo.
versione 2.0

“In un primo momento si era pensato che gli insulti fossero diretti a Ratzinger, ma poi fonti del Vaticano hanno chiarito che erano per politici statunitensi filo-abortisti” (*) .
Mi si permetta, senza offesa: che testa di cazzo.

“La Santa Sede – si legge in una nota pubblicata oggi sull’Osservatore Romano – appoggia la Diocesi nella propria disponibilità ad analizzare la dolorosa questione con decisione e in modo aperto, ai sensi delle direttive della Conferenza Episcopale Tedesca. L’obiettivo principale del chiarimento da parte della Chiesa è di rendere giustizia alle eventuali vittime. Essa, inoltre, è grata per questo impegno di chiarezza all’interno della Chiesa e auspica che altrettanta chiarezza venga fatta anche all’interno di altre istituzioni, pubbliche e private, se veramente sta a cuore di tutti il bene dell’infanzia”.
Ecco, è qui mi viene il voltastomaco. Com’era la storia della trave e della pagliuzza? (Mt 7,5) Ma come – dico – questi hanno la coscienza segnata da guano, a schizzi, e pensano “alle altre istituzioni”? Scrivetelo chiaramente: “A Sua Santità, con tutte ’ste figure di merda che stiamo facendo, stanno frullando talmente tanto da mandar fumo”.

Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo. »
“…la nostra speranza non fa conto su improbabili pronostici.”

Era il 16 ottobre 1943. «La grande razzia nel vecchio Ghetto di Roma cominciò attorno alle 5,30» [¹] . A quell’ora, il Venerabile dormiva ancora.
[¹] da F. Cohen, 16 ottobre 1943. La grande razzia degli ebrei di Roma

La Ru486 in Gazzetta Ufficiale, ingiustizia è fatta
Abruzzo: «Troppi ritardi». Le accuse di Bertolaso.
Grecia, la bomba del debito
Ennesimo suicidio in carcere. La moglie: «È stato pestato».
…
Sono appena le 9:00 e questi, nell’ordine, i titoli che si possono leggere nella home page de l’Avvenire. E il capo della baracca [*] mi viene a dire: “Ogni giorno attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perchè il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono.”
Che faccia di culo, nevvero?

Oggi la Chiesa ricorda Santa Teresa di Gesù Bambino, carmelitana del monastero di Lisieux. La sua testimonianza mostra che solo la parola di Dio, accolta e compresa nelle sue concrete esigenze, diventa sorgente di vita rinnovata. Alla nostra società, spesso permeata di una cultura razionalistica e di un diffuso materialismo pratico, la piccola Teresa di Lisieux indica, come risposta ai grandi interrogativi dell’esistenza, la ‘piccola via’, che invece guarda all’essenziale delle cose.
“Per molto tempo, all’orazione della sera, il mio posto era davanti a una sorella che aveva una strana mania, e penso… molte luci, perché si serviva raramente di un libro: ecco come me ne accorgevo. Appena questa sorella era arrivata, si metteva a fare uno strano rumorino che somigliava a quello di due conchiglie strofinate l’una contro l’altra. Io ero la sola ad accorgermene, perché ho l’orecchio estremamente fino (un po’ troppo a volte). Dirle, Madre, quanto quel rumorino mi dava fastidio è cosa impossibile: avevo una gran voglia di voltare la testa e di guardare la colpevole che, sicuramente, non si accorgeva della sua mania. Era l’unico mezzo per illuminarla; ma in fondo al cuore sentivo che era meglio soffrire tutto questo per amore del buon Dio e per non dar dispiacere alla sorella. Quindi restavo tranquilla, cercavo di unirmi al buon Dio, di dimenticare il rumorino… Era tutto inutile, sentivo il sudore che mi inondava ed ero costretta a fare semplicemente un’orazione di sofferenza; ma pur soffrendo, cercavo il mezzo di farlo non con irritazione, ma con gioia e pace, almeno nell’intimo dell’anima. Allora mi sforzavo di amare il rumorino così sgradevole; invece di cercare di non ascoltarlo (cosa impossibile) mettevo tutta la mia attenzione ad ascoltarlo bene, come se si fosse trattato un incantevole concerto, e tutta la mia orazione (che non era quella di quiete) trascorreva nell’offerta di quel concerto a Gesù.”

“È necessario evitare la secolarizzazione dei sacerdoti e la clericalizzazione dei laici.”

A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra;
a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica.
A chi ti spezza un braccio, porgi anche l’altro.

«[L]a vera lotta, il combattimento radicale Padre Pio ha dovuto sostenerli – ha detto Benedetto XVI ieri, durante l’omelia – non contro nemici terreni, bensì contro lo spirito del male. Le più grandi tempeste che lo minacciavano erano gli assalti del diavolo, dai quali egli si difese con l’armatura di Dio con lo scudo della fede, la spada dello Spirito…» e qualche goccia di acido fenico.
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