Archivi dei tag: Benedetto XVI

col tempo…

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«Quando ero più giovane ero più severo. Col tempo ho capito che bisogna seguire l’esempio del Signore. »

Benedetto XVI, 6 agosto 2008

«Siate candidi come colombe e astuti come serpenti. »

Mt 10, 16

di questa nazione…

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«Desidero – a parlare è Benedetto XVI – qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi di questa nazione». Solo “di questa nazione”? Non vorrà mica – con quella precisazione, intendo – venire a dirmi che per gli abusi perpetrati alle nostre latitudini Sua Santità non prova vergogna alcuna? E che cazzo!

un pensierino…

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Roba da sprecarci litri d’inchiostro per un paio di paginate fitte fitte di considerazioni e implicazioni teologiche, tant’è inquietante la valenza simbolica del gesto riconciliatore — quello riprodotto in foto, dico. Fossi Giuliano Ferrara un pensierino ce lo farei.

tormentato da diavoloni…

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«Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e
sarà all’inferno, tormentato da diavoloni
e frocioni attivissimi
»
Sabina Guzzanti, 08 luglio 2008

«Sono davvero molto avvilito». Così Nanni Moretti sintetizza quello che è successo l’altro giorno in Piazza Navona. Tutti — o quasi tutti — a criticare quello che ha detto la Guzzanti che — è parere tutto personale — ha sbagliato sia nella forma che nella sostanza. Tutti — tranne qualche inossidabile eccentrico — si sono prodotti su dotte disquisizioni circa l’immagine di un Sant’uomo, qual’è il Sommo Pontefice, sodomizzato da inferociti satanassi. Non è immagine affatto carina: anch’io — lo ripeto — la trovo assai banale, sempliciotta e assolutamente poco efficace — fosse solo per il fatto che presuppone l’esistenza dell’inferno. Però mi chiedo: possibile mai che nel paese dove per ogni scorreggina del Pontefice c’è sempre un (o più di un) giornale pronto a farne l’expertise da sommelier (naso in aria, sensibilità esaltate, penna ispirata, citazioni colte, sinonimi e paroloni in gran mostra) non c’è dato sapere nulla — nulla di nulla — su come Sua Santità abbia reagito alla provocazione? Nulla — nulla di nulla — su come abbia pigliato il fatto? Possibile?

preferisce tacere piuttosto che denunciare…

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«In qualità di educatore e anche di sacerdote, Ruggero Conti – leggo da la Repubblica aveva la responsabilità dell’educazione spirituale dei ragazzi, della loro istruzione e anche, probabilmente per le situazioni disagiate in cui si trovavano a vivere i minori, svolgeva, quando erano affidati alle sue cure, funzioni di vigilanza e di custodia». Il tipo, sfruttando la sua posizione privilegiata, agiva indisturbato e – stando alle accuse – tra un’omelia e l’altra riusciva ad incularsi anche qualche bambino nel retro della canonica. Analoghe accuse gli erano state mosse anche l’anno scorso. Don Ruggero Conti, però, per quei fatti non era finito a Regina Coeli, ma era stato semplicemente sospeso dai suoi incarichi: libero dalle incombenze era riuscito ad occupare il tempo libero – quando non si trastullava coi bambini, dico – organizzando una bella campagna elettorale a fianco di Gianni Alemanno, in qualità di consulente per le politiche familiari.
Da più parti si ripete – è accusa che m’è stata mossa anche qui più volte: la percentuale dei pedofili nella Chiesa non è maggiore che in altri corpi e in altre categorie sociali. Può essere, rispondo, anche se è percentuale comunque altissima, preoccupante e assai grave, soprattutto se si tiene conto di quanto credito (morale e non) hanno questi loschi individui nella collettività in cui riescono ad operare.
«I verbali delle [...] testimonianze [dei ragazzi] dovrebbero – riporto dall’articolo citato in precedenza – essere letti dall’autorità ecclesiastica massima perché si renda conto di cosa viene fatto a questi ragazzi». E credete che “l’autorità ecclesiastica massima” non sappia cos’è che subiscono questi poveri ragazzi? Credete che Sua Santità ignori le atrocità inflitte a quei ragazzetti violentati? Suvvia, siamo seri: il problema non sta nell’ignoranza quanto piuttosto nel modo d’agire ché il pastore, il più delle volte, preferisce tacere piuttosto che denunciare. È questo il vero dramma.

[...]

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«[Il papa] si è imbufalito per non essere stato messo tra le prime cento personalità del mondo. Lui, così vanitoso, sempre con la mitria. L’altro, il “Santo Subito” Wojtyla, aveva un vantaggio: era un buon attore, fingeva di essere gobbo e buono, e viaggiava, e viaggiava, anche se non ha mai mosso la Chiesa di un millimetro. Questo è molto elegante, ha un accento che se si veste da SS con quella faccia fa svenire tutti gli ebrei che incontra. È inutile che s’incazzi. La retorica della povertà è quella che ha vinto sempre: San Francesco a piedi nudi, Ghandi vestito da paria, Teresa di Calcutta in sandali. Se vuol salire in classifica, si metta un saio da francescano, impari l’arabo e vada a Gaza a fare un discorso. »

Paolo Villaggio, 30 giugno 2008

Bang bang, he shot me down…

APTOPIX Bush US Europe Vatican

«La Corte Suprema degli Stati Uniti ha rafforzato il diritto individuale degli americani ad essere armati. Con una sentenza storica su come interpretare, una volta per tutte, un diritto costituzionale sancito in modo incerto nel 1791, i giudici hanno bocciato un divieto a detenere le armi che era in vigore nella città di Washington.» (corriere.it, 26.06.2008).

Quello del “diritto individuale ad essere armati” è questione tutta americana, ché qui in Europa il problema non si pone neppure. Al netto, infatti, delle categorie professionali che ne prevedono, per legge, la dotazione – qui da noi, dico – il possesso di un’arma per un semplice cittadino è un “diritto” solo in casi assai sporadici e ben regolamentati (He wore black and I wore white) ché è lo Stato ad essere preposto alla difesa dei suoi cittadini. Neanche il più acritico e viscerale sostenitore degli Stati Uniti nostrano si sognerebbe, insomma, di rivendicare questo “diritto alla pistola” (Bang bang, I hit the ground). Eppure – tanto per rimanere tra le nostre mura – qui in Italia sono in tanti quelli che ci tengono ad indicare gli Stati Uniti come modello positivo (”Gli Stati Uniti modello di laicità positiva” scriveva l’Osservatore Romano il 16 aprile scorso); sono in tanti – e pure molto influenti – quelli che riconoscono, tanto per dire, nel testo della Costituzione d’America la summa del diritto. Potenza economica delle industrie produttrici d’armi americane? Può darsi.

La questione, però, è abbastanza delicata, soprattutto nelle implicazioni sociali che può avere, sicché, ritornano al Santo Padre, sono davvero curioso di leggere una qualche santa considerazione del pontefice (He didn’t take the time to lie) proprio su questa sentenza della Corte Suprema: nel paese dove la religione sposa così bene il sociale (Just for me, the church bells rang), non trovate che sarebbe davvero deplorevole approvare questa mania? Ma disapprovare, dopo tutte le smancerie che ci sono state col presidente Bush (“Remember when we used to play?”), non risulterebbe sconveniente? Secondo me il pontefice preferirà non proferir parola (Bang bang, that awful sound): all’Angelus parlerà d’altro: del prezzo della benzina, forse? o del caro ombrellone? Chissà.

botta e risposta…

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«Eccellenza, perché non cambiate le regole per noi separati e ci permettete di fare la comunione? »

Silvio Berlusconi, 21 giugno 2008

«L’Eucaristia non è un pranzo tra amici. Siamo chiamati a entrare in questo mistero di alleanza, conformando ogni giorno di più la nostra vita con il dono ricevuto nell’Eucaristia. »

Benedetto XVI, 22 giugno 2008

a dimostrazione…

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A dimostrazione del fatto che gerarchie vaticane e statali si sono fuse in un unico grande abbraccio in cui il Presidente del Consiglio sta tra il Papa e i vescovi: poco al di sotto del primo, ma di certo al di sopra degli altri.

faccia di bronzo…

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«Quando il Papa ha detto: “Ho il cuore pieno di gioia per il clima politico in Italia”, e poi subito dopo ha detto che sarebbe più contento se si finanziassero le scuole private cattoliche e gli ospedali cattolici – non so trovare un altro aggettivo – l’ho trovato patetico. »

Emma Bonino, il Giornale