
«Si tratta - ha detto il guardasigilli, Angiolino Alfano - di un disegno che stabilisce la sospensione del procedimento penale e questo è possibile farlo con una legge ordinaria. I processi sono sospesi e la legge introduce un limite preciso e ineliminabile: la fine della legislatura».
A prescindere dalla propria tendenza politica, comunque la si pensi, da ieri sera è dato di fatto, incontrovertibile: la legge in Italia non è uguale per tutti. Non che prima le cose andassero diversamente, sia ben chiaro, ma da ieri sera tutto è scritto nero sul bianco nel Codice: la legge è uguale per tutti (o dovrebbe esserlo) fatta eccezione per le quattro più alte cariche dello Stato. Dice: e perché solo le prime quattro? la quinta no? Evidentemente, che vi debbo dire, non era così influente – la quinta carica, dico – da poterlo pretendere. Nulla da fare, quindi: s’attacchi! (e si lasci processare).
I comuni mascalzoni sono avvisati: in Italia per loro non c’è scampo (è teoria, si badi) ché non possono sottrarsi al giudizio astenendosi dal comparire al dibattimento. Silvio Berlusconi, invece, può farlo. Per legge.









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