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comunicazione di servizio…

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Sarò sincero: non è che ci ho capito molto. Capita spesso, a dire la verità. Ché ci sono delle cose che uno cerca di capire, si mette di buzzo buono, prova e riprova ma alla fine s’arrende. Ecco – lo dico con vergogna – alla fine mi sono arreso e ho cambiato l’indirizzo dei feed di feedburner ché quello di prima non mi s’aggiornava più. Perché? Boh?!? Non s’aggiornava. Punto. Quindi – e la faccio breve – diciamo che i feed di Diary sono stati rimessi a posto. Se v’interessa il nuovo link è questo qui. Aggiornate quello che dovete aggiornare, cliccate sui link in pagina, sull’iconcina che appare dopo l’indirizzo del blog sul vostro browser, insomma non lo so: fate quello che dovete fare – se lo volete fare – e spero che la cosa vi possa rendere felici.

altrimenti…

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Poco prima che decidesse di chiudere, BlogBabel metteva Diary ad un posto assai immeritato, per quanto lusinghiero assai. È vero, c’erano i prodromi di una lieve flessione — una freccetta rossa ne era il memento — che era l’inizio di un declino inesorabile. E però, che cazzo, tre mesi e mezzo dopo trovarsi al 212° posto senza aver provato l’ebbrezza del precipitare è cosa deludente assai. Fortuna che sono un tipo che accetta bene le sconfitte ché altrimenti starei qui a progettare di tirarmi un colpo, alla Renato Caccioppoli, dopo aver consumato neuroni e fegato appresso all’alcol.

…cosa davvero esagerata.

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La questione è ripresa da più parti: giornali e blog, come mosche sullo stronzo fresco, si sono fiondati a commentare le foto di Di Pietro in versione contadino. Tutti lì, quasi a formare un groviglio impazzito e disordinato di alette iridescenti, intorno alle fotuzze dell’ex ministro – come mosche sullo stronzo fresco, appunto: un pizzicare di mille probosciduzze a lingua di Menelicche ansiose di sfamarsi fino a che lo stronzo è bello caldo. Tutti pronti – fuor di metafora –, con lenti deformanti, garzantine e bignami vari, a tentar d’imbastire paralleli tra l’ex PM e Benito Mussolini.
È vero che a me il tipo – Di Pietro, dico – sta antipatico assai (e quindi ogni mio commento sulla faccenda sarebbe cosa assai parziale), però, suvvia, al netto della faziosità, arrivare a dipingerlo come uno statista mi pare cosa davvero esagerata. Non trovate?

[...]

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Neanche una parolina sul download day.
Che cazzo di blog è mai questo?

proposta indecente…

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«Oggi Marco Travaglio ha ricevuto delle durissime critiche, sia dalla maggioranza che da quella che dovrebbe essere l’opposizione, per aver citato dei fatti su Renato Schifani, presidente del Senato…». È l’incipit di un post datato 11 maggio 2008 (roba vecchia, insomma), scritto dall’onorevole Di Pietro sul suo blog. Mi è capitato sotto gli occhi più o meno per caso. La faccenda – molti di voi l’avranno già capito – si riferisce alle dichiarazioni di Marco Travaglio fatte su Raitre nella trasmissione di Fabio Fazio a proposito del presidente del Senato, Renato Schifani. Se ve ne cale, il post lo trovate qui: é uno striminzito commento sui fatti che (al di la di com’è scritto) bene evidenzia un modo d’intendere del diritto, della libertà di stampa, della politica e della sintassi del tutto incompatibile con qualsiasi partito democratico. A voler essere forzatamente coincisi, la cosa mi pare possa risolversi con uno stringato inciso: fuori da ogni polemica, non mi sconvolge – nel modo più assoluto, direi – il fatto che l’Italia dei valori non abbia accattato di fondersi col Pd di Veltroni quanto piuttosto il fatto che quest’ultimo, accoratamente, gliel’abbia proposto.

l’uso della ragione

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Don Franco Barbero, in un suo post assai sfizioso, nota – qui brutalizzo il suo pensiero ché tanto, volendo, potete tranquillamente andarvelo a leggere al link che ho riportato – un certo silenzio intorno alla figura di Dio e una forma di idolatria nei confronti della Madonna. «Al posto suo – scrive il prelato – parla e straparla una linguacciuta madonna che appare qua e là, piange, minaccia, invita, lancia messaggi. E’ infaticabile. Riesce a parlare contemporaneamente in continenti diversi». E, ancora: “si profila, dentro questa idolatria, [...] l’archiviazione della Bibbia che ormai è sostituita con la corona del rosario. Ecco come nasce, anzi si sviluppa, una nuova religione”. La cosa, pare evidente, fa frullare non poco i coglioni al don che arriva, in modo alquanto esplicito, financo a prendersela con i suoi più alti superiori. Ma c’è dell’altro. Sul finire del post, l’incauto prete prova anche a suggerire come cura per arginare questa nuova ondata mariana, “la lettura biblica assidua e seria e l’uso della ragione”. Ora – e sia questo solo un consiglio che vale pure come chiosa – passi per la prima prescrizione ma la seconda – l’uso della ragione, dico – è, a mio avviso, cosa assai pericolosa ché così facendo si rischia di mandare a puttane l’intero magistero e non solo la neo-deriva mariana.

Io, caro don Franco, al posto suo procederei con più cautela e mi fermerei al primo consiglio. Poi, faccia lei.

Tonino Capitone…


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Avete in mente il celeberrimo poema sinfonico di Richard Strauss, Also sprach Zarathustra ? C’è in giro gente che conosce solo le prime stanotissime battute. Quando ne senti uno canticchiare “bun / bun / bunnnnn / ba-bannnn / zum / zum / zum / ba-ban-ban / ban ban ban…”, sai già che in mente, il tipo, avrà la scena d’apertura del celebre film di Kubrick. Be’, sarebbe invero inopportuno e (assai, assai) crudele cedere alla tentazione di mandargli il nostro amico, Tonino Capitone, in arte ‘O Sguarramazzo, per chiedere al tipino: “beh, grandissimo strunz’, mo’ tu me fai sentire comm’è che continua ‘o piezze”. Inopportuno, nevvero? Che colpa ne ha il poveretto se sta fischiettando il motivetto del film? Ché quello, se la vogliamo dire tutta, nemmeno saprà chi è Richard Strauss… e poi, suvvia, mica è una colpa? Mica ci sta mettendo malizia: canticchia, lui. E lasciamolo perdere, non fa male a nessuno. Possiamo mica riempirlo di botte, costringerlo in una morsa di gesso, spezzargli ad uno ad uno tutte le ossicina solo perché ignora il seguito del motivetto? Sarebbe intolleranza bella e buona, roba da ultrà neofascisti . Piuttosto… Piuttosto, mandate il nostro caro Tonino a bussare alla porta del villano che, con fare saccente, commentando, vorrebbe corregge una citazione che avete postato sul vostro blogguzzo: «La citazione corretta è “i sogni felici … ci danno in realtà così poco” e non “si dànno in realtà così poco”». Mandategli Capitone a esigere “neh, strunz’ galleggiante, mo’ famme vede’ si dint’a libbreria tiene o no ‘o libbre ‘e Adorno e dimme a che pagina ’sta a citazione”. E se quello il libro non ce l’ha o, comunque, la citazione che avete riportato è corretta be’, sono cazzi suoi. Tonino – amico nostro – c’ha un brutto carattere, mica possiamo sempre mediare e tenerlo calmino ché lui – Tonino, dico – c’ha un nome da far rispettare: le medaglie – è la regola – si conquistano sul campo. E poi, a volerla dire tutta, già avevamo perorato in favore sia di quello che canticchiava Strauss che di quello che citava, a sproposito, Manzoni. Siamo mica, Amnesty International?

mancu ce trasu…

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«O Lola ch’ai di latti la cammisa
sì bianca e russa comu la cirasa,
quannu t’affacci fai la vucca a risa,
biatu cui ti dà lu primu vasu!
‘Ntra la porta tua lu sangu è sparsu,
e nun me mporta si ce muoro accisu…
E s’iddu muoru e vaju mparadisu
si nun ce truovu a ttia, mancu ce trasu. »
(tratto dalla Cavalleria rusticana, O Lola)

Fuori dal contesto – sia detto per inciso – la citazione non significa un cazzo. Però, bisogna ammetterlo, il bloguzzo ci fa la sua porca figura.

una sputacchiera…


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Per quella parte di questo blogguzzo che è rassegna stampa, vorrei segnalarvi un articolo di Francesco Agnoli apparso stamane a pag. 2 de Il Foglio. Prima di iniziare a leggerlo (qui), fatemi la cortesia di dirmi sinceramente: come ve la immaginate una sputacchiera?

Veltruciani…

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«Noi siamo - ha sostenuto Veltroni - un po’ come quella Nazionale. Nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi abbiamo vinto con l’Argentina, il Brasile e la Polonia. E il 13 aprile c’é la finale e dobbiamo vincerla tutti insieme». Insomma, «dobbiamo fare – per dirla con Luca Luciani – come Napoleone a Waterloo»!