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simboli…

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«… il maestrale, ha fatto fallire il progetto delle “Sentinelle del mattino”». Così sul Corriere.it si da la notizia della Chiesa gonfiabile ripiegata in tutta fretta: «una raffica di maestrale – leggo dall’articolo – ha staccato il picchetto in corrispondenza dell’abside: l’effetto è stato quello di un’enorme vela senza controllo». Pare, per farla breve, che di miracoli il vento ne faccia solo quando sfoglia il vangelo durante la celebrazione del funerale di qualche papa (“Il vento forte accresce l’effetto simbolico dell’inizio della cerimonia, con le bandiere distese, le pagine del libro sacro che vengono mosse come se una mano invisibile le voltasse una a una fino a richiudere la copertina rossa.” [ * ] ): se m’abbatte una chiesupola in PVC mi diventa subito «ospite indesiderato» ché in questo caso la cosa non ha alcun valore simbolico, né si trova un cronista che si azzardi a trovarcelo.

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«[Il papa] si è imbufalito per non essere stato messo tra le prime cento personalità del mondo. Lui, così vanitoso, sempre con la mitria. L’altro, il “Santo Subito” Wojtyla, aveva un vantaggio: era un buon attore, fingeva di essere gobbo e buono, e viaggiava, e viaggiava, anche se non ha mai mosso la Chiesa di un millimetro. Questo è molto elegante, ha un accento che se si veste da SS con quella faccia fa svenire tutti gli ebrei che incontra. È inutile che s’incazzi. La retorica della povertà è quella che ha vinto sempre: San Francesco a piedi nudi, Ghandi vestito da paria, Teresa di Calcutta in sandali. Se vuol salire in classifica, si metta un saio da francescano, impari l’arabo e vada a Gaza a fare un discorso. »

Paolo Villaggio, 30 giugno 2008