
In un paese in cui forte è il radicamento cottolico non stupisce affatto tanta premura da parte di questa nostra bellezza nazionale nell’accreditarsi nel bel mezzo della concentrazione: si tratta, in un certo senso, di una sorta di sublime delicatezza nei confronti del mercato sul quale la morbida signora deve piazzare le sue mutande firmate, e poi – bricconcelli – perché mettere in dubbio la veracità della sua fede? Mi limito a dire solo che se la nobildonna non avesse avuto la premura, mai avremmo sospettato questo importante aspetto del suo intimo vissuto.
Dice che se potesse si dedicherebbe agli altri “come ha fatto Madre Teresa di Calcutta. Sono credente. Penso che la fede sia la più grande forma di amore”. Che brava ragazza. Si vede che c’ha tanto amore da dare ma il tempo – mannaggia al cazzo! – le è tiranno; e così lei si limita a sprecare quel poco che le avanza per farci sapere che è credente ché la religiosità – è cosa risaputa – non deve e non può essere costretta alla sfera privata. E l’artista si adegua: si sappia, lei è credente, lo è seriamente – a tutto tondo, per così dire; talmente tanto che ci tiene a farlo sapere – adesso.

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