La questione è chiarissima: il morbido Mastella è (quasi sicuramente) riuscito là dove i ferocissimi comunisti massimalisti hanno fallito: far cadere il governo.
L’intera vicenda – a prescindere dal raggiungimento o meno del fine – dimostra, se ce ne fosse bisogno, in modo incontrovertibile direi, quanto i partitini (indipendentemente dalla loro collocazione e dalla loro ispirazione politica) sono perniciosi per la democrazia italiana ché il potere di ricatto che riescono ad esercitare è sproporzionato rispetto al loro effettivo peso rappresentativo.
A rendere però particolarmente – mi si lasci passare il termine – squallida questa crisi c’è il fatto che, checché ne dica il ceppalonico Mastella, mentre – tra i vari partitini, dico – c’era chi minacciava la crisi per questioni che almeno all’apparenza erano sostanziose (pensioni, salari, etc. ), Mastella e i suoi riuscirebbero, metaforicamente (è, in questo caso, opportuno sottolinearlo), ad accoppare Prodi, mandandolo col culo in aria, per questioni di famiglia (e di grane giudiziarie ad essa annesse). Quel che si dice pura ragion di stato, insomma.
Clemente Mastella, Crisi di governo, Politica, Prodi, ricatto, Udeur
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