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(il retro)

sfacciata incoerenza…

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«Sul ponte di Messina o sull’Ici valgono le opinioni, sulla vita umana e l’amore vale la solitaria e pubblica ricerca della verità. Senza fanatismo, io penso di averla trovata, la verità sulla vita umana, e credo che sia giusto non esporla alla futilità delle opinioni a confronto». Così l’altro giorno Giuliano Ferrara giustificava il mancato incontro – peraltro già organizzato – con Pannella a Unomattina. La tv, scrive il direttore de Il Foglio, «è antiveritativa» sicché va bene per discutere del «ponte di Messina o [dell'] Ici» ma non va affatto bene per discutere della vita umana e dell’amore, per i quali «vale la solitaria e pubblica ricerca della verità». Magari ha anche ragione ché forse la ricerca veritativa, quella che conduce alla verità (non necessariamente quella assoluta, quella con la “v” maiuscola) grazie al potere maieutico del dialogo, non passa (quasi certamente) dal video. Ma allora qualcuno mi deve spiegare, per cortesia, dov’è la coerenza? Esiste ancora? Perché mai, mi chiedo, l’elefantiaco direttore s’è dato tanto da fare, in tanti anni, da Linea Rovente giù giù fino ad Otto e mezzo (dov’è arrivato ad invitare financo il cardinale Ruini) a sfracassarci i coglioni, in prime time (e non solo), a parlare – sempre, si badi, dal media sbagliato – anche della vita umana? Tempo perso? (O sfacciata incoerenza).

(il retro)

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…senza fanatismo: sei un fanatico!

Certe esasperazioni anti clericali…

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«Certe esasperazioni anti­clericali [...] non cor­rispondono – dice Bettini intervistato da il Corriere – ad una impostazio­ne di rigorosa difesa della laici­tà delle istituzioni che ha il Pd, unita però alla conside­razione che è essenziale per la democrazia italiana il contributo dell’azione e del pensiero dei cattoli­ci». Veltroni – è notizia di questi giorni – non vuole i radicali come alleati. Bettini – quello che la stampa nazionale indica come il braccio destro di Walter – lo dice chiaramente, senza mezzi termini e le ragioni di tale esclusione sono da ricercarsi – è una mia convinzione –proprio in quell’estratto d’intervista che ho posto a mo’ di incipit a questo post. La cosa, me ne rendo conto, almeno in prima battuta, potrebbe sembrare un problema ascrivibile all’antipatia (tipica di chi è torturato da un’originalissima coerenza) innata dei radicali [*] e non dovrebbe appassionare troppo i commentatori politici – e in effetti la cosa non li ha appassionati più di tanto. In realtà stringendo il campo sulla questione – lasciando perdere i vari dettagli che ci porterebbero davvero troppo lontano – il vero nodo della faccenda salta subito all’occhio e pare tutto concentrato nel progetto culturale del Pd – nella sua più vera e intima essenza, dico – che, a sentir cert’altri suoi autorevoli esponenti, pare non essere né socialista, né di sinistra liberale, né laico né, manco a dirlo, radicale. Insomma, senza starci a girare troppo intorno, quello del Pd – ci pare di capire – è la riproposta in chiave moderna di un vecchio progetto fallimentare (quello tanto caro a Berlinguer e a Moro): la Sinistra Democristiana. Siamo dinnanzi ad un revival: Veltroni vuol provare ad attualizzare il compromesso storico, il vecchio consociativismo Dc-Pci. Ed il tutto s’è chiarito proprio grazie a quel rifiuto che – lo dicevo inizialmente – pareva cosa che riguardasse solo i radicali ma in realtà celava qualche informazione di spessore molto più ampia. Se ci riuscirà o meno è cosa che peseremo con i voti di aprile. Per ora ci limitiamo a registrarne il senso.
Quel secco “no” ai radicali m’ha convinto più di mille e più dichiarazioni. Non avrei mai votato Veltroni (ché mi è stato sempre sul cazzo) ma un’apertura di credito, devo ammetterlo,
gliela avrei concessa volentieri (se non altro per la vecchia questione del “meno peggio…” ), ma il quadro che tratteggiano queste dichiarazioni – e le scelte che ne sono conseguite e le altre che ne verranno – rinsaldano in me la decisione di annullare il voto alla prossima tornata elettorale. I radicali, mi vien da chiedere, si lasceranno torturare ancora dalla loro coerenza o finiranno per liberarsene come se nulla fosse? (del resto non hanno fatto così, nel passato, Rutelli, Capezzone, Taradash, ecc.? ) «Se si va verso un vero maggioritario – ha dichiarato Cappato – allora noi dovremmo essere gli alleati naturali del Pd. Se ci escludono, se ci isolano vuole dire che gli interessa soltanto occupare dei posti di potere, perché lasciando indietro noi si escludono anche tutte le nostre battaglie per la legalità, i referendum. Con noi escludono anche tutte le maggioranze che abbiamo creato nel Paese intorno alle nostre battaglie». Macaluso su il Riformista ha scritto l’altro giorno: «Ma Marco perché insiste per l’accordo?». Forse – azzardo una risposta – per evitare che la galassia Radicale venga completamente fagocitata dal centrodestra. Del resto quando ti tocca dover scegliere e la scelta è quella che è, hai voglia a stare lì a bilanciare il gusto con spezie, sale e salse varie: la merda è merda e non riesci a cambiargli facilmente sapore.

[*] Nel 1975 un Anonimo Romano scriveva ne
Er Compromesso rivoluzzionario edito per i tipi della Garzanti che “i radicali so’ ‘na manica de gente assai lasciva / finocchi e vacche ignude alla Godiva”. L’anonimato, sia ben chiaro, era un puro vezzo letterario ché mai nessuno ha ignorato che la pungente penna fosse quella di Maurizio Ferrara, padre di Giuliano.

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© audio tratto dal Gr 24 extralarge del 07 febbraio 2008