Tag Archive for 'complotto'

…cosa volete che siano?

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Pare che sia chiaro un po’ a tutti: se questi fanno un giro di vite sulle intercettazioni è perché ci tengono alla nostra privacy ché io, sinceramente, non ci dormo la notte sapendo di poter essere spiato al telefono. E poi – ché io vi conosco, razza di maliziosi – mica penserete che il provvedimento serva a salvare il culo al fighissimo Presidente del Consiglio? Suvvia, siate seri: qui si stringono le viti e i bulloni ché altrimenti, con quello che costano ’ste intercettazioni, la giustizia rischia di andare a puttane – e di questi tempi non mi pare proprio il caso. Risparmio, ecco… è al nostro risparmio che mirano questi nostri illustri rappresentanti, ché dove pensate li prendano i soldi per pagarle le intercettazioni? dalle tasse, mi par chiaro. Ergo: tagliando le intercettazioni il contribuente ne avrà un duplice vantaggio: paga meno e parla tranquillo! Felici? Si dai, vi vedo già un po’ più felici. Oltre che un po’ più sollevati. Sia ben chiaro, il comunistello che vi propina la sua lettura della vicenda tutta inzuppata d’ideologia anti-berlusconiana lo si trova sempre. Attenti quindi a non farvi infinocchiare: non dategli retta ché è tutta propaganda la sua. Vi dirà – il comuistello, dico – che è grazie alle intercettazioni ambientali che è venuta a galla tutta la merda che lucrava nella clinica privata milanese. Voi però, tetragoni nelle vostre convinzioni, non dategli retta… ché due milioni e mezzo di euro circa – tale pare essere la cifra del rimborso, per gli anni 2005 e 2006, che la clinica ha riscosso dalla Regione Lombardia e dal Servizio Sanitario Nazionale – cosa volete che siano in confronto al costo delle intercettazioni? Già… due milioni e mezzo. E cosa volete che siano?

un consiglio…

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«Anche nella Curia romana – ha detto il card. Carlo Maria Martini – ciascuno vuole essere di più. Ne viene una certa inconscia censura nelle parole. Certe cose non si dicono perché si sa che bloccano la carriera. Questo è un male gravissimo della Chiesa, soprattutto in quella ordinata secondo gerarchie perché ci impedisce di dire la verità. Si cerca di dire ciò che piace ai superiori, si cerca di agire secondo quello che si immagina sia il loro desiderio, facendo così un grande disservizio al Papa stesso». Mi sia concesso, Eminenza Illustrissima, un consiglio spassionato: sia guardingo con le tisane “Sogni d’oro”.

la certezza de’ noantri…

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«Noi – a parlare è Ritanna Armeni – non sappiamo se Anna Maria è colpevole o innocente, ma ora dovrebbe prevalere un sentimento di pietà, di solidarietà. Non è un sentimento ignobile, anche se negli ultimi anni, mesi e giorni, tutti stanno cercando di convincerci di questo». Senza manco aver letto la sentenza, tutta ’sta bella intelligenza nostrana (sia detto con una punta d’ironia, si capisce) chiede la grazia per la signora Franzoni così, per un sesto senso o forse per simpatia (ma anche la maliziosa ipotesi del freddo calcolo utilitaristico ci sta tutta): tutti pronti a firmare in blocco senza pretendere di produrre né fatti nuovi né inedite controprove; senza nemmeno avanzare l’ipotesi di un’incompatibilità alla detenzione da parte della condannata. Nulla di nulla: si assolve, a prescindere, l’una per mandare a puttane il lavoro di ben 14 giudici rei – secondo il modo di ragionare di questi innocentisti ad oltranza – d’aver visto nei fatti la colpevolezza de “la madre di Cogne”. Il pretesto, ad ogni modo, è buono – per quelli di Rifondazione, dico – soprattutto per mostrare a tutti che anche loro (loro che vantano l’amicizia dei vari Travaglio, dei Di Pietro e financo dei Pecoraro Scanio) hanno (avuto) il “dono della pietà” – e che pietà! – e che questo dono intendono usarlo fino in fondo: dopo tanto giustizialismo, appendono le manette ai chiodi e iniziano a chiedere grazie.
C‘è dell’altro? E certo che c’è dell’altro ché – e diciamolo francamente – la richiesta di una grazia a meno di 24 ore dalla sentenza di colpevolezza significa accreditare l’idea che la signora sia stata l’ennesima vittima del bislacco sistema giudiziario nostrano. Nonostante i tre gradi di giudizio, insomma, il delitto di Cogne rimane opinabile mentre il diritto si trasforma in arroganza: giudici senza cuore che non riescono a comprendere il dolore di una mamma. «In fin dei conti nel caso Cogne – continua l’Armeni – rimane un forte elemento di incertezza, nessuno ha dimostrato la colpevolezza della madre, e nel dubbio pro reo»… e che quelli dalla Corte di Cassazione, con la loro sentenza – l’aggiunta è mia; Ritanna non si spinge fino a questo punto –, se l’andassero a prendere in culo.
Per farla breve – e qui chiudo – siamo alle solite: la sola certezza, dalle nostre parti, è l’
incertezza.

l’abisso della moralità…

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E così, di punto in bianco, la struggente telenovela mastelliana è terminata senza drammatici colpi di scena. Domenica scorsa il segretario del diroccato Campanile aveva accusato Berlusconi di essersi rimangiato la «riconoscenza» che evidentemente qualcuno gli aveva promesso. È stato poi lo stesso Berlusconi a confermare com’erano andati i fatti: «c’era un impegno mio nei suoi confronti per candidare una decina di parlamentari», ma poi ha scoperto dai sondaggi che «con Mastella avremmo perso dagli 8 ai 12 punti» e dunque… vaffanculo Clemente.
Oramai nulla più riesce a meravigliarmi. Né che un capopartito contesti al leader dell’opposizione di non essergli riconoscente per aver fatto cadere il governo di cui faceva parte come ministro di Grazia e Giustizia, né che l’altro – Berlusconi, dico – invochi come scusante il fatto che non gli convenga più onorare la parola data. «Questo – ha chiosato Mastella – è l’abisso della moralità». Ma, evidentemente, anche in fondo all’abisso c’è vita.

l’inciucio…

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Le cose, più o meno, stanno così. Berlusconi – un paio di mesi fa circa – passeggia per piazza san Babila a Milano; sale sul predellino di un’auto di lusso, scioglie la Casa delle libertà ridotta oramai ad un “ectoplasma” e fonda in fretta e furia un suo personalissimo partito (manco ricordava il nome che aveva scelto per la creatura). Gli alleati – per usare un dolce eufemismo – s’incazzano. Volano paroloni. La destra si spacca. Berlusconi, da par suo, non lesina minacce: senza di lui, loro – gli (ex) alleati, dico – non contano un cazzo (ebbe, più o meno a dire) ché lui può distruggerli politicamente come e quando vuole. I due colonnelli sanno che quelle del Cav. non sono vane minacce. Lo scenario che s’andava delineando prevedeva due sole alternative: o Fini e Casini facevano saltare in aria la carriera politica di Berlusconi, o Berlusconi li avrebbe politicamente polverizzati – e questa era una benevole alterativa alla seconda opzione – riducendoli alla funzione di cognolini al guinzaglio. Sappiamo come sono andate le cose…
Congeliamo, però, questo scenario e ragioniamo sulla cosa. Cos’è che l’elettore medio del centro-sinistra poteva immaginare di fronte a tale situazione politica? Qual’era la strada percorribile – tatticamente auspicabile – per i dirigenti del centro-sinistra? Banale: provare un accordo con la destra non-berlusconiana. Il sillogismo era semplice e suonava più o meno in questi termini: Fini e Casini devono annientare politicamente Berlusconi (premessa maggiore); il potere di Berlusconi sta tutto nell’anomalia del monopolio televisivo e del conflitto d’interessi (premessa minore), ergo centro-sinistra e destra non-berlusconiana s’accordano per una legge anti-trust sulle televisioni private e una legge sul conflitto d’interessi (conclusione). Punto. Con questa destra non-berlusconiana, poi, al termine di questo (chiamatelo come cazzo volete) inciucio si poteva (anche) concordare una nuova legge elettorale che avrebbe sostituito la vigente “porcata”. Semplice, lineare… direi banale. Infatti. La cosa, però, era talmente banale per il sofisticato realismo politico dei dirigenti sinistrorsi allora al governo, che si pensò – e qui c’è tutta l’astuzia di questi neo-taoisti della politica – ad un accordo, sì… ma con Berlusconi: se vuoi sconfiggere il tuo avversario – avranno pensato quei volponi – favoriscilo sempre e comunque, soprattutto quand’è in difficoltà. L’accordo, comunque, sembrava esserci; s’era ad un passo dalla realizzazione, quando – sorpresa! – Berlusconi fece saltare i tavoli: niente accordi sulla legge elettorale se non si sarebbe annientata “la Gentiloni”.
Sorpresa? Ma quando mai. Del resto lo sanno tutti che al Cav. interessa solo l’impunità e il monopolio sulle tv private. E anche se la legge Gentiloni è poco più che acqua fresca fa sempre figo denunciare – soprattutto in campagna elettorale – un esproprio da parte degli avversari politici; torna comodo farsi passare sotto un attacco ad personam. Insomma oramai la questione dovrebb’essere chiara: l’anomalia berlusconiana è cosa comoda per entrambi gli schieramenti, quelli (genericamente parlando) di destra e di sinistra: i primi la usano per denunciare soprusi gli altri per rinfacciarla a chi l’esercita. Cosa c’attende dopo il voto? Un inciucio tra le parti. E se accordo ci sarà – come ci sarà –, dovrà essere al ribasso. Per la democrazia, s’intende.
(E poi mi chiedono perché annullerò il mio voto… )

…il grande burattinaio duepuntozero

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« Da oggi il blog – scrive Beppe Grillo in un post datato 24 gennaio – fa politica attiva con un sito dedicato alle liste civiche, al cittadino che prende in mano il proprio destino, il proprio Comune, la propria Regione». Alla fine pare che il comico abbia palesato un’ambizione che già da tempo coltivava (altro che «da oggi…» ). La notizia è nei titoli delle gradi agenzie di stampa e in quelli dei giornali – tanto per darvi la cifra di quant’è attiva la censura che gli organi di stampa andrebbero esercitando contro le notizie Grillocentriche – e va considerata, a mio avviso, come un ulteriore campanello d’allarme (se ce ne fosse bisogno) della crisi della rappresentanza politica. Al momento pare che le liste civiche si limiteranno ad agire localmente, ma tenderei a non escludere (vista la pochezza di una certa classe politica nostrana) una qualche forma di rappresentanza a livello nazionale ché già m’immagino i manifesti con i faccioni dei candidati con il bollino in bella mostra per dire d’essere stati esaminati, con successo, da Grillo. Ad ogni modo, bollino a parte, sarà molto interessante vedere – specialmente se si andrà a votare con il porcellum – come il comico dei blogger comporrà le sue belle listone bloccate.

Grillo, stando alle regole che egli stesso ha deciso, non potrà candidarsi (in quanto condannato in via definitiva per omicidio colposo) e si limiterà – se abbiamo afferrato bene il senso della sua azione – a distribuire bollini di qualità e a gestire l’intera vicenda attraverso il suo blog. Insomma, tanto per dirla tutta, anche se non potrà direttamente candidarsi sembra che il genovese si sia già candidato – in sostituzione – al ruolo (assolutamente non marginale) di grande burattinaio duepuntozero.

…per capire cosa avviene ai cattolici

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Stamani mi si è rotto un velo e finalmente ho compreso quant’è potente la lobby laicista. Leggendo, infatti, le dichiarazioni della signora Mastella – credetemi, sono sincero – m’era scappato, l’altro giorno, un sorrisino strafottente. Ma sbagliavo, devo ammetterlo. Quando la Lonardo diceva che lei e il suo amatissimo marito – così come tutti i cattolici, s’intende – erano, alla stregua del Santo Papa, vittime di un complotto laicista («questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando – dichiarò Lady Mastella a poche ore dall’arresto – per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. Basta guardare alla vicenda del Papa di questi giorni per capire cosa avviene ai cattolici» ), aveva visto bene. Eccome se aveva visto bene.
C’è davvero – credetemi – un clima ostile e pesante contro i cattolici che voi, cari miei, manco ve l’immaginate: quelle carogne dei laicisti attaccano da ogni lato, sono infiltrati in ogni dove, la dove meno te l’aspetti. Io stamani – tanto per dirne una – non sono riuscito a trovare una (dica una) copia de Il Foglio in edicola…