
Gli arresti e il precipitare di ogni cosa scuotevano la giunta tutta intera come foglie morte su un acero in novembre e lei, Rosa Russo Iervolino, pur di non lasciare s’è decisa a un rimpasto (checché se ne dica): «È – dice il sindaco – un governo di piena innovazione. Ci sono sei nuovi assessori, che poi hanno gli incarichi più importanti, e altri quattro sono cambiati pochi mesi fa. Questo è il rinnovamento. Più di così non si poteva fare». Già. Più di così non si poteva fare, per mantenerla attaccata alla poltrona ché se il sindaco ne mandava a casa solo uno in più, uno solo, sarebbe caduta pure lei. Un rimpastuccio, insomma, in piena regola che è servito per non cadere rovinosamente e, di sponda, per dimostrare che il Pd a Napoli può mantenere la guida del Comune solo con questi espedienti, solo se accetta di essere impotente ad ogni reale cambiamento.
“Noi – ha dichiarato il sindaco – dobbiamo essere la discontinuità nella continuità”: una così forte contraddizione in termini, lanciata ai tg, come nulla fosse, senza manco arrossire un pochino, senza scuorno. Anzi, da consumata attrice, la Rosetta di Napoli continua dicendo: “Ho fatto parte di 10 governi. Almeno otto sono andati in parlamento con una possibilità di rischio. Una cosa è arrivare con il rischio dopo aver tentato il tutto e per tutto, una cosa è scappare. E io non scappo”. Infatti, lei non scappa. Manco se la vogliono cacciare a pedate nel culo.
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