Tag Archive for 'contraddizioni'

si aggregherà…

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«Noi – dice Silvio Berlusconi – andremo avanti per mantenere i nostri impegni elettorali con le nostre forze. Se l’opposizione si aggregherà [...] saremo felici, ma non credo che questo possa succedere». A Veltroni, Di Pietro e Casini il premier – è deduzione tutta personale, si badi – riconosce il diritto di “aggregarsi” non di discutere ché in fondo quello che lui auspica è un’allegra comitiva (l’esempio me lo suggerisce il De Mauro), tutta attenta a seguire l’ombrellino del capofila per non perdersi. Senza rompere i coglioni sulla destinazione, però: quella sarà comunicata appena un attimo dopo l’arrivo.

lo schizzo…

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«I miei legaliscrive il dott. Silvio Berlusconi – mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria».
Quest’uomo non conosce il significato del sostantivo pudore: piscia, allegramente, sulla carta costituzionale e poi viene a dirci (anzi lo fa dire al Presidente del Senato) che la sua pisciata, casualmente, potrebbe, schizzando, lavargli pure le scarpe sporche di merda; è, si badi, conseguenza involontaria ché lo schizzo – è cosa risaputa tra i maschietti – difficilmente lo si riesce a controllare. Al confronto – fatti i distinguo e le debite proporzioni del caso, voglio dire – quello svergognato di Bassolino ci fa la figura del simpatico mascalzone.

il lupo travestito da agnello…

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“Il pastore riceve il lupo travestito da agnello, e abbandona gli agnelli al loro destino: anzi a molti, a tanti, pare che il pastore così sembra autorizzare il lupo a devastare il gregge. È ancora fresca nella memoria, la scelta del papa che, per opportunità di equilibri politici internazionali, non volle ricevere il Dalai Lama, premio Nobel per la pace, mentre a meno di tre mesi delle elezioni, riceve il predatore d’Italia, colui che con le sue tv ha degradato l’Italia in forza del principio, pubblicato sul giornale del papa, l’Osservatore Romano (6 giungo 2008), che «la televisione privata dovrebbe avere tra le sue funzioni quella di divertire, come seconda funzione quella di informare e soltanto successivamente, quella di formare».”

don Paolo Farinella, Micromega.

…viene da piangere


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Guardateli quanto son carini. Ditemi, per davvero, se a guardarli non c’è da commuoversi: ammalato e mignatta, seduti teneramente uno di fronte all’altro. Uno gli offre, felice, la vena più succosa e l’altro – il parassita, dico – già arrota i denti e pregusta, felice, il flusso ematico che da li a poco, a fiotti, rinvigorirà il suo stanco corpo. Parassita e parassitato uniti in un tutt’uno (ché è pur sempre vero che «siamo sullo stesso piano su cui opera la Chiesa da sempre…» ). Felicemente uniti al punto da non poter più distinguerne i confini («noi siamo dalla parte della Chiesa…»). Uniti in una danza che è, oramai, simbiosi.
Che bel quadretto. Viene da piangere.

un consiglio…

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«Anche nella Curia romana – ha detto il card. Carlo Maria Martini – ciascuno vuole essere di più. Ne viene una certa inconscia censura nelle parole. Certe cose non si dicono perché si sa che bloccano la carriera. Questo è un male gravissimo della Chiesa, soprattutto in quella ordinata secondo gerarchie perché ci impedisce di dire la verità. Si cerca di dire ciò che piace ai superiori, si cerca di agire secondo quello che si immagina sia il loro desiderio, facendo così un grande disservizio al Papa stesso». Mi sia concesso, Eminenza Illustrissima, un consiglio spassionato: sia guardingo con le tisane “Sogni d’oro”.

essendo d’accordo…

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«Le idee religiose hanno ancora molto impero, più di quanto non si creda da taluni filosofi. Esse possono rendere grande servizio all’umanità. Essendo d’accordo col papa si domina ancora la coscienza di 100 milioni di uomini. »

Benito Mussolini, 5 maggio 1929

il rischio…

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Fatemi la cortesia, controllate anche voi (ché può darsi che il mio vocabolario sia un po’ vecchiotto) sotto la voce fascista io leggo: «chi si comporta in modo autoritario, reazionario e antidemocratico, o impone le proprie convinzioni con violenza brutale». Dunque – se le cose non sono cambiate da quando hanno stampato il mio vocabolario – fascisti erano quel gruppetto di studenti dell’altro giorno alla Sapienza a Roma: armati di spranghe e catene – lo dicono le cronache – questi energumeni hanno impedito “con violenza brutale” che qualcun altro attaccasse dei manifesti. Il problema, adesso, nasce quando si cerca di dare una definizione dell’antifascismo. Voi – non sbuffate ché vi vedo: tanto comunque vi trovate già col vocabolario in mano – oltre alla banale definizione che nega quanto scritto per il fascismo, cos’è che c’avete scritto sotto alla voce “antifascismo”? Insomma – e la faccio breve – a parer vostro è più antifascista chi occupa, con la forza, una facoltà per impedire ad un fascista di parlare oppure chi, facendolo parlare – al fascista, dico –, lo contesta sul piano delle idee smontandogli pezzo pezzo la sua assurda e folle opinione? Tanto per dire: non è che a far l’antifascista c’è il rischio, in fondo, d’agire un po’ da fascisti?

la certezza de’ noantri…

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«Noi – a parlare è Ritanna Armeni – non sappiamo se Anna Maria è colpevole o innocente, ma ora dovrebbe prevalere un sentimento di pietà, di solidarietà. Non è un sentimento ignobile, anche se negli ultimi anni, mesi e giorni, tutti stanno cercando di convincerci di questo». Senza manco aver letto la sentenza, tutta ’sta bella intelligenza nostrana (sia detto con una punta d’ironia, si capisce) chiede la grazia per la signora Franzoni così, per un sesto senso o forse per simpatia (ma anche la maliziosa ipotesi del freddo calcolo utilitaristico ci sta tutta): tutti pronti a firmare in blocco senza pretendere di produrre né fatti nuovi né inedite controprove; senza nemmeno avanzare l’ipotesi di un’incompatibilità alla detenzione da parte della condannata. Nulla di nulla: si assolve, a prescindere, l’una per mandare a puttane il lavoro di ben 14 giudici rei – secondo il modo di ragionare di questi innocentisti ad oltranza – d’aver visto nei fatti la colpevolezza de “la madre di Cogne”. Il pretesto, ad ogni modo, è buono – per quelli di Rifondazione, dico – soprattutto per mostrare a tutti che anche loro (loro che vantano l’amicizia dei vari Travaglio, dei Di Pietro e financo dei Pecoraro Scanio) hanno (avuto) il “dono della pietà” – e che pietà! – e che questo dono intendono usarlo fino in fondo: dopo tanto giustizialismo, appendono le manette ai chiodi e iniziano a chiedere grazie.
C‘è dell’altro? E certo che c’è dell’altro ché – e diciamolo francamente – la richiesta di una grazia a meno di 24 ore dalla sentenza di colpevolezza significa accreditare l’idea che la signora sia stata l’ennesima vittima del bislacco sistema giudiziario nostrano. Nonostante i tre gradi di giudizio, insomma, il delitto di Cogne rimane opinabile mentre il diritto si trasforma in arroganza: giudici senza cuore che non riescono a comprendere il dolore di una mamma. «In fin dei conti nel caso Cogne – continua l’Armeni – rimane un forte elemento di incertezza, nessuno ha dimostrato la colpevolezza della madre, e nel dubbio pro reo»… e che quelli dalla Corte di Cassazione, con la loro sentenza – l’aggiunta è mia; Ritanna non si spinge fino a questo punto –, se l’andassero a prendere in culo.
Per farla breve – e qui chiudo – siamo alle solite: la sola certezza, dalle nostre parti, è l’
incertezza.

lega…

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Calderoli si scusa con Gheddafi mentre Borghezio discute (e qui potrei già fermarmi) con l’imam della moschea di Milano. Continuo a pensarlo: la Lega ce l’ha bazzotto.

l’uso della ragione

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Don Franco Barbero, in un suo post assai sfizioso, nota – qui brutalizzo il suo pensiero ché tanto, volendo, potete tranquillamente andarvelo a leggere al link che ho riportato – un certo silenzio intorno alla figura di Dio e una forma di idolatria nei confronti della Madonna. «Al posto suo – scrive il prelato – parla e straparla una linguacciuta madonna che appare qua e là, piange, minaccia, invita, lancia messaggi. E’ infaticabile. Riesce a parlare contemporaneamente in continenti diversi». E, ancora: “si profila, dentro questa idolatria, [...] l’archiviazione della Bibbia che ormai è sostituita con la corona del rosario. Ecco come nasce, anzi si sviluppa, una nuova religione”. La cosa, pare evidente, fa frullare non poco i coglioni al don che arriva, in modo alquanto esplicito, financo a prendersela con i suoi più alti superiori. Ma c’è dell’altro. Sul finire del post, l’incauto prete prova anche a suggerire come cura per arginare questa nuova ondata mariana, “la lettura biblica assidua e seria e l’uso della ragione”. Ora – e sia questo solo un consiglio che vale pure come chiosa – passi per la prima prescrizione ma la seconda – l’uso della ragione, dico – è, a mio avviso, cosa assai pericolosa ché così facendo si rischia di mandare a puttane l’intero magistero e non solo la neo-deriva mariana.

Io, caro don Franco, al posto suo procederei con più cautela e mi fermerei al primo consiglio. Poi, faccia lei.