Archivi dei tag: contraddizioni

assurde relazioni…


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Sono costretto a fare un discorsetto molto sgradevole, garantisco sul mio onore che non ci metterò compiacimento, per quanto, se pure fosse – intesi? Dice il presidente Fini: «Tolleranza zero» contro chi ha ammazzato Nicola Tommasoli, ma «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino.
Sgombriamo subito il campo da equivoci o da speciosi fraintendimenti: considero quelli che hanno bruciato le bandiere israeliane dei perfetti imbecilli ché affermare di aver compiuto, consapevolmente, «un gesto forte» per protestare contro «le morti, ormai quotidiane, di civili palestinesi, tra cui anche bimbi di pochi mesi, sotto il fuoco israeliano» la dice lunga sulla sanità mentale dei contestatori. Detto questo – ritornando alle dichiarazioni del neo-presidente – ritengo che il solo pensare di poter, in qualche modo, paragonare (al fine di stabilire una qualsivoglia relazione) un gesto assurdo qual è quello di bruciare una (qualunque) bandiera ad un assurdo (e vile) pestaggio mortale di una (qualunque) persona sia , quanto meno, fuori luogo se non inopportuno e, ovviamente, stupido. Se poi tra i miei (pochi) lettori c’è qualcuno che la pensa diversamente, sarei davvero lieto se il tipo mi spiegasse – prima di essere mandarlo a cagare – il motivo per cui mi sta (ancora) leggendo.

così fan tutte…


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Ogni volta che tento una bella conversione alla don Rodrigo, accade – la cosa, mi raccomando, rimanga tra di noi – qualcosa che me ne svia (segno evidente – ne converrete – che la cosa “non s’adda fare”). Stavolta è stata un’intervista a Claudia Koll andata in onda, una di queste sere, o da Enrico o da Bruno (forse). Ascoltavo la convertita e ne miravo i lineamenti (e i cambiamenti – e che cambiamenti!) e mi chiedevo se poi, a conversione avvenuta, non avessi parlato anch’io a quel modo, con gli occhi spalancati, la faccia intristita, la voce estasiata… Insomma, questa volta, mi son posto un problema di stile e, liberatoriamente, indiscutibilmente e perentoriamente ho mandato la conversione (e la convertita) a cagare. In un certo qual modo, stavolta, ho avuto culo.

Dio l’abbia in gloria…


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«Tutte le persone che hanno partecipato all’intervento medico sono dei malfattori perché hanno stroncato la vita di un innocente prima della nascita»

Cardinal Alfonso López Trujillo, 29.08.2006

Aveva le sue fisse il cardinal Alfonso López Trujillo. Guai a toccargliele. La citazione – tanto per capire che tipo era – è l’estratto di un’intervista che, nell’agosto del 2006, sua eminenza concesse all’emittente radiofonica colombiana Ren in merito all’aborto praticato nell’Ospedale Simon Bolivar di Bogotà su una ragazzina di otto anni violentata dal patrigno. È morto l’altrieri. Dio l’abbia in gloria e li se lo tenga stretto stretto.

chiunque…

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“Chiunque [...] ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila”.

art. 2 - legge n. 205 del 25/06/1993
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come gregge al pascolo…

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La locandina sembra quella di un kolossal americano: faccia del protagonista su un lato, sullo sfondo un particolare dell’ambientazione, colore caldo e intenso a risaltare i particolari, titolo, nomi degli attori e orari di proiezione. Mancano pochi giorni per prenotarsi: i ben informati dicono, con una certa soddisfazione, che la fila sarà bella lunga: seicento visitatori all’ora! Il tempo necessario per buttare uno sguardo sommario ai resti putrefatti del santo, per valutarne sommariamente il grado di decomposizione e poi via.
Vista in filigrana insieme ai macchinosi dati dei flussi elettorali, quella della
visita alle frattaglie del santo mi sembra possa essere un’immagine più che attuale dell’Italia di oggi fatta (anche) di gente intellettualmente fragile, facilmente ricattabile sia umanamente che politicamente; gente ostinatamente arroccata, contro ogni evidenza e contro ogni conoscenza razionale in quella fragile meringa della propria identità e (quindi) nel proprio credo; senza dubbi e – questo mi pare ancora più grave – senza alcuna alternativa da provare per il gusto di migliorarsi. Una fila macabra – seicento visitatori all’ora – che parecchi considereranno suggestiva e poetica (ché per molti è suggestivo e poetico sprofondare in massa nei molli abissi arcaici del nostro paese) ma che io – come spero anche molti credenti – considero, invece, di una infinita e acuta tristezza. Un’immagine dell’Italia di oggi – lo dicevo prima – che suggerisce una semplice e pacata riflessione che è di pancia e di parte, certamente, ma pare – almeno a me – molto calzante: ci si può aspettare non dico qualche cosa di buono ma almeno un serio cambiamento da un popolo che freme e brama per venerare una salma? potrà mai cambiare un paese che s’ammassa in fila – come gregge al pascolo – per scorgere su di un corpo cavato da sotto terra i cambiamenti che, inesorabilmente, il tempo, i vermi e le muffe hanno provocato?

zappandosi l’alluce…


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«[...] È stato recepito il teorema dell’accusa. Mi riservo di impugnare in secondo grado la decisione… » Al di la della questione giudiziaria (ché da queste parti si è garantisti ad oltranza), oltre le antipatie, l’appartenenza politica, il pensiero e quant’altro possiate immaginare, vorrei ricordare al premuroso dott. Sirchia che un “teorema” è un’ “affermazione provata”, una “proposizione – leggo dal vocabolario – che è conseguenza logica di altre proposizioni precedentemente dimostrate”.

obiezione…


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«Forse [si] reputa malattia urgente – scrive stamani il dottor Belcari a Il Foglio –, che espone le donne al pericolo di vita, il concepimento, e morbo da estirpare con urgenza il concepito, sì da obbligare con campagne mediatiche tutti noi a prescrivere Norlevo minacciando di sanzionarci?». Argomentazione quella del medico obiettore speciosa ché non è – come insinua il medico – il concepimento a porre la donna in pericolo di vita quanto piuttosto le conseguenze di un allungamento dei tempi d’attesa che rendono un’interruzione di gravidanza rischiosa per la donna che ha deciso d’abortire. La clausola dell’obiezione di coscienza – scrisse, giustamente, Paolo Flores d’Arcais lo scorso 31 ottobre su Liberazione – era ben giustificata solo ai tempi in cui la 194 entrò in vigore ché i medici cattolici (e dunque obiettori) di allora “subirono” un’innovazione alla quale non avevano pensato nel momento in cui si specializzavano. Attualmente, però, chi sceglie una specializzazione medica come quella in ginecologia ed ostetricia e decide d’operare in un ospedale pubblico sa bene a cosa va in contro e se, fottendosene dei diritti di molte pazienti, pretende d’avvalersi dell’obiezione, utilizza – il meschino – una norma che non era stata scritta per lui, compiendo un gesto discutibile sia sul piano morale che umano. Immagino che ci siano vari modi di affrontare e risolvere il problema posto dagli obiettori: il modo più drastico – e forse anche quello più efficace – potrebbe essere quello di impedire agli obiettori d’intraprendere la specializzazione in ginecologia ché l’infame pratica dell’obiezione può vanificare (se non ostacolare) il diritto delle pazienti. Alternative? Chiedetele al dottor Belcari.

It’s a gift of God…


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Dice il padre: “All’inizio mi ero un po’ spaventato, poi ho accettato ciò che Dio mi ha dato”. Sostiene il medico: “È normalissima. Non abbiamo bisogno dei media qui. Non è una bambina anormale. È solo perché ha due facce. Ma sta vivendo una vita normale e se in futuro dovesse morire, sarà stata la volontà di Dio”. Un insegnante, tra l’altro, afferma: “È un dono divino. Alcune persone dicono che è come una dea, che ha il volto di una dea”.
Sembra l’Italia che vorrebbe la Chiesa, ma si tratta, invece, di un modesto villaggio indiano dove “the average income is less than $2 a day”.

…tutto è possibile!


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«Non sono un politico e non penso di entrare in politica. Ma potete voi escludere la possibilità di vestirvi domani da donna? Tutto è possibile!»

Antonio Di Pietro, 17 dicembre 1995

«Senta Corona, se lei è innocente, io sono femmina!»

Antonio Di Pietro, 29 giugno 2007

1=-1…

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…più o meno è quello che ho pensato a rimuginar su questo post di Maurizio. Ché se – mettiamo per ipotesi – quando Iddio disse ad Abramo: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”, l’ingrato padre avesse risposto: Signore, con tutto il rispetto, vai a fare in culo, va’!” tutto il resto del racconto – e, soprattutto, tutto quello che n’è derivato – si sarebbe annichilito: un semplice pluf! Altro che 1 = -1.