
“Io – dice Berlusconi da Teramo – ho dei sondaggi strepitosi, imbarazzanti che mi danno al 72%”.
No, dico, ma non sarebbe ora di smetterla di imbarazzare il premier?

Oramai è un incontenibile fiume in piena; un travolgente e turbinoso fiume carico di consigli. L’ultimo, in una lettera aperta alle Forze dell’Ordine: “l’ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita”.
Direi, credetemi, tranquillamente la mia sull’argomento ma la tesi è tosta da digerire: merita un’attenta elaborazione. Leggo e rileggo con calma la dichiarazione… un vecchio, già, un vecchio… perché no? L’idea, credetemi, non è male… e allora, giulivo, preferisco tacere e sperare – sperare solamente che il vecchio per questo estremo sacrificio sia quello che ho io in mente. M’accontenterei di “una ferita lieve” – purché dolorosa assai.
«Noi – dice Silvio Berlusconi – andremo avanti per mantenere i nostri impegni elettorali con le nostre forze. Se l’opposizione si aggregherà [...] saremo felici, ma non credo che questo possa succedere». A Veltroni, Di Pietro e Casini il premier – è deduzione tutta personale, si badi – riconosce il diritto di “aggregarsi” non di discutere ché in fondo quello che lui auspica è un’allegra comitiva (l’esempio me lo suggerisce il De Mauro), tutta attenta a seguire l’ombrellino del capofila per non perdersi. Senza rompere i coglioni sulla destinazione, però: quella sarà comunicata appena un attimo dopo l’arrivo.

«Questo giornale [Donna e Diva] mi aveva chiesto – dice Emma Bonino – una intervista alla vigilia del vertice Fao sui temi della nutrizione, dell’energia, della povertà. Mi sono puntualmente preparata su temi che seguo da tempo ed ho scritto un articolo. Il vertice è passato sotto silenzio anche da noi, perché assorbito dalla polemica sulla presenza di Ahmadinejad. Ho mandato questo testo, e a quel punto mi hanno chiesto una fotografia in casa. Ho accettato, anche se non lo faccio mai, e puntuale è arrivata la giornalista, e con lei le due domande inesorabili: come concilia la vita personale con la politica? A cosa ha dovuto rinunciare? Qual è il suo rapporto con Pannella? Arrivata a questa inesorabile domanda mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un fidanzato”. Ecco, volevo ben credere che “si trattava di una bufala”, era un “test” sugli “stereotipi femminili” ché dichiararsi innamorati in pubblico, di fronte a perfetti sconosciuti, mi sembra cosa di pessimo gusto. Davvero. Alla stregua, tanto per intenderci, di quelli che, in premessa ad un discorso, si dichiarano, senza alcun pudore, ferventi credenti di questa o quell’altra fede religiosa: stai li, davanti ad un perfetto sconosciuto e presumi che gli altri – anch’essi per lo più dei perfetti sconosciuti – siano in qualche modo dei voyeur e ti concedi loro sperando di far cosa gradita. Nulla di male, per carità, ma – sarà certamente un mio limite – mi sembra ridicolo, ecco. Roba da “E chi se ne frega”, tanto per intenderci.
Un mio personalissimo consiglio? Per la prossima bufala, cara Bonino, pensi ad una lite con Pannella: il test le viene su più carino e, mi creda, ne guadagna pure in credibilità.
«Per me le nozze sono tra un uomo e una donna, quelle tra omosessuali mi scandalizzano perché sono uno che crede nella famiglia da quando sono bambino e per chi crede nella religione una cosa del genere è molto strana».

A dimostrazione del fatto che gerarchie vaticane e statali si sono fuse in un unico grande abbraccio in cui il Presidente del Consiglio sta tra il Papa e i vescovi: poco al di sotto del primo, ma di certo al di sopra degli altri.

Tarcisio Bertone cura il suo orticello, e non c’è niente di male. I guai cominciano quando inizia a potare con foga, perché si maciulla i pollici. In una recente lettera ai vescovi, il cardinale ha infatti ribadito il fermo “no” all’ingresso in seminario e all’ordinazione sacerdotale per gli uomini che hanno “tendenze omosessuali profondamente radicate” o che appoggiano la “cultura gay”. Verrebbe, davvero, voglia di raccogliere i pollici amputati, legarli tra di loro con una robusta cordicella, appenderglieli al collo e con la stessa sua fermezza chiedergli il motivo di tale discriminazione, la ragione di certi pregiudizi basati solo ed esclusivamente sulla diversità sessuale. Sai che ciondolar di pollici!
[Ma tu guarda – e qui concedetemi lo sfogo – se uno deve sentir cose del genere da uno che si mette in posa, con la gonnella, davanti all'obiettivo del fotografo, mostrando l'anello e il sorriso da puttanone anni '50... ]

Sono costretto a fare un discorsetto molto sgradevole, garantisco sul mio onore che non ci metterò compiacimento, per quanto, se pure fosse – intesi? Dice il presidente Fini: «Tolleranza zero» contro chi ha ammazzato Nicola Tommasoli, ma «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino.
Sgombriamo subito il campo da equivoci o da speciosi fraintendimenti: considero quelli che hanno bruciato le bandiere israeliane dei perfetti imbecilli ché affermare di aver compiuto, consapevolmente, «un gesto forte» per protestare contro «le morti, ormai quotidiane, di civili palestinesi, tra cui anche bimbi di pochi mesi, sotto il fuoco israeliano» la dice lunga sulla sanità mentale dei contestatori. Detto questo – ritornando alle dichiarazioni del neo-presidente – ritengo che il solo pensare di poter, in qualche modo, paragonare (al fine di stabilire una qualsivoglia relazione) un gesto assurdo qual è quello di bruciare una (qualunque) bandiera ad un assurdo (e vile) pestaggio mortale di una (qualunque) persona sia , quanto meno, fuori luogo se non inopportuno e, ovviamente, stupido. Se poi tra i miei (pochi) lettori c’è qualcuno che la pensa diversamente, sarei davvero lieto se il tipo mi spiegasse – prima di essere mandarlo a cagare – il motivo per cui mi sta (ancora) leggendo.
«Ho conosciuto Norma – ha dichiarato Carlo Croccolo – nel periodo peggiore della sua vita…». E te credo!

In sintesi: una coppia di anziani coniugi viene barbaramente uccisa nella loro villa di Lugagnano di Sona, nel veronese. Dura – riportano i giornali – la reazione del sindaco, Gualtiero Mazzi, della Lega Nord (non è un’aggravante, ma di certo non può essere considerata un’attenuante), secondo cui «in casi del genere non escluderei la pena di morte anche se siamo Italia, il paese del Papa». Parrebbe, a seguire il fine argomentare del leghista, che l’unico ostacolo all’applicazione della pena capitale in italia stia tutto nella presenza del papa tra i confini nazionali. Possibile – mi chiedo – che non ci siano altre ragioni per condannare l’infame pena? Eppure basterebbe ricordare al devoto sindaco leghista (e a chi come lui la pensa) che la pena di morte è stata ufficialmente cancellata dalla Legge fondamentale dello Stato Vaticano solo (e sottolineo solo) nel 2001 e che – leggo dal Catechismo della Chiesa cattolica, al numero 2267 – “l’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte”.