Tag Archive for 'diritti umani'

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martedì 10 febbraio alle ore 17,30

SIT-IN
NAZIONALE
PER ELUANA ENGLARO
E LO STATO DI DIRITTO

Fiduciosi che la vicenda di Eluana si potesse finalmente concludere come Lei stessa avrebbe voluto, non siamo intervenuti prima per ottemperare alle richieste di silenzio della famiglia Englaro. Ora che lo Stato di diritto è sottoposto a duri attacchi dai fanatici della sacralità della vita, vogliamo far sentire la voce di chi ritiene che l’autonomia delle persone è inviolabile, così come lo è la laicità dello Stato. E vogliamo essere vicini a Beppino Englaro che, per il suo impegno, consideriamo meritevole dei più alti riconoscimenti civili, rappresentando un modello da additare al Paese.

Info: segreteria@consultadibioetica.org
Tel. 02.58.300.423339.33.35.461
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Torino: Piazza San Carlo
Pisa: Largo Ciro Menotti
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Verona: Piazza Bra

sono pazzi, pazzi fottuti…

«La Corte europea per i diritti dell’uomo ha respinto, giudicandolo “irricevibile”, il ricorso presentato da diverse associazioni italiane contro la sentenza della Corte d’appello di Milano che, già nel luglio scorso, aveva autorizzato la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale a Eluana Englaro, in coma vegetativo da 17 anni».

la Repubblica.it, 22.12.2008

È un accanirsi contro lo stato di diritto. Cos’è che s’inventeranno adesso che la Corte europea ha respinto il loro assurdo ricorso? Qualcuno s’incatenerà con un sondino? e qualcun altro minaccerà d’affogarsi nell’acquasantiera? Aspettiamoci di tutto.
«I ricorrenti – dice la Corte di Strasburgo – non hanno nessun legame diretto con Eluana e quindi non possono essere considerati vittime dirette della sentenza»; anche la Corte europea – brutalizzo il concetto – li ha mandati a cagare, ma loro continuano, non s’arrendono. Che se ne andassero a pregare, intensamente, invece di continuare, inutilmente, ad intestardirsi. Non dicono di credere ai miracoli? Bene, e allora pregassero – chiedessero un miracolo, adesso, prima che sia troppo tardi – invece di star li ad intossicarsi il fegato e a far gargarismi con la bile.
Ma tanto è inutile sperare che facciano un passo indietro. Sono pazzi, pazzi fottuti.

Segnalazione

«La Chiesa continua a considerare la contraccezione un peccato, l’omosessualità una malattia e l’interruzione di gravidanza un omicidio. L’ideologia della sofferenza prevale sui diritti umani. Ciò nonostante, se tacciati di oscurantismo, questi signori si offendono.»

Stronza, ma deliziosa.

la chiesa…

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«La chiesa – dice Benedetto XVI prima della recita dell’Angelus – si pone come sentinella per le popolazioni sfinite dalla miseria e dalla fame, per le schiere dei profughi, per quanti patiscono gravi e sistematiche violazioni dei loro diritti» purché non siano omosessuali.

…il nesso

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Continua la campagna de Il Giornale per convincerci che in Italia il Razzismo non esiste. In prima pagina, stamani, un titolo che da solo varrebbe il Pulitzer: «La somala fermata a ciampino? Aveva precedenti per droga». Lasciando perdere quel “la somala” che , da solo, suona già come una condanna, faccio davvero fatica a capire il nesso tra l’aggressione (presunta) da parte dei poliziotti e i “precedenti per droga” ché, da quello che mi risulta, non c’è alcuna deroga ai diritti per chi ha avuto precedenti per droga. Nessuna.

s’io fossi il padre…

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La notte passata a gironzolare per portali, siti e forum cattolici: che stronzi di cane, che muffe maleodoranti, che topi di fogne. Al solo pensiero mi vien da vomitare. Tutti, con la leggiadria di un elefante, a parlare di Eluana Englaro senza rispetto, senza spendere un briciolo di decenza: ammassi di soliloqui sprezzanti e irriguardosi nei confronti di chi non accetta l’inutile sofferenza di quel corpo già troppo martoriato. Roba che s’io fossi il padre – il padre di Eluana, dico – li ammazzerei, schiacciandoli, uno a uno fino a non lasciarne vivo nessuno. Davvero. Altro che dichiarare: «Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, ma per noi vale quello che diceva nostra figlia».

obiezione…


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«Forse [si] reputa malattia urgente – scrive stamani il dottor Belcari a Il Foglio –, che espone le donne al pericolo di vita, il concepimento, e morbo da estirpare con urgenza il concepito, sì da obbligare con campagne mediatiche tutti noi a prescrivere Norlevo minacciando di sanzionarci?». Argomentazione quella del medico obiettore speciosa ché non è – come insinua il medico – il concepimento a porre la donna in pericolo di vita quanto piuttosto le conseguenze di un allungamento dei tempi d’attesa che rendono un’interruzione di gravidanza rischiosa per la donna che ha deciso d’abortire. La clausola dell’obiezione di coscienza – scrisse, giustamente, Paolo Flores d’Arcais lo scorso 31 ottobre su Liberazione – era ben giustificata solo ai tempi in cui la 194 entrò in vigore ché i medici cattolici (e dunque obiettori) di allora “subirono” un’innovazione alla quale non avevano pensato nel momento in cui si specializzavano. Attualmente, però, chi sceglie una specializzazione medica come quella in ginecologia ed ostetricia e decide d’operare in un ospedale pubblico sa bene a cosa va in contro e se, fottendosene dei diritti di molte pazienti, pretende d’avvalersi dell’obiezione, utilizza – il meschino – una norma che non era stata scritta per lui, compiendo un gesto discutibile sia sul piano morale che umano. Immagino che ci siano vari modi di affrontare e risolvere il problema posto dagli obiettori: il modo più drastico – e forse anche quello più efficace – potrebbe essere quello di impedire agli obiettori d’intraprendere la specializzazione in ginecologia ché l’infame pratica dell’obiezione può vanificare (se non ostacolare) il diritto delle pazienti. Alternative? Chiedetele al dottor Belcari.

speriamo…

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A parole, tutti hanno condannato e continuano a condannare la sanguinosa repressione delle autorità cinesi; appena s’era avuta notizia della rivolta tibetana (con i tragici morti che, già nelle prime ore, si contavano a decine) era subito partito, puntuale, il tam tam della falsa solidarietà: quella solidarietà che vale quanto un soldo di latta e puzza più della morte.
A parole, dicevo, tutti sono pronti a condannare lo schifo e i soprusi che avvengono in Tibet per mano delle autorità cinesi. Autorità – è sotto gli occhi di tutti – che se ne sbattono i coglioni delle parole mentre temono – questo, si – una sola cosa: un fermo
aut aut dell’Occidente. Basterebbe, infatti, che uniti si dicesse: “cari cinesi, se la repressione non cessa immediatamente la fiaccola olimpica (ora che è bella che accesa) ve la potete ficcare nel culo, senza vasellina”. E invece l’ipocrisia dell’occidente si guarda bene dal farlo. E ci mancherebbe. Le argomentazioni, acute come uno spillo, a favore delle Olimpiadi non mancano e non mancheranno: già le vedo tutte li, in fila, ammantate di nobiltà e ragionevolezza, pronte a scegliere una strada da sepolcri imbiancati (“essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume” Mt 23:27). S’è detto (e si continuerà a dirlo) che il boicottaggio non serve a nulla e che anzi potrà danneggiare il popolo cinese, i dissidenti. Già li sento – a questi ipocriti dalle acute argomentazioni, dico – discettare sul fatto che in Cina la libertà non può che essere veicolata attraverso scambi di ogni genere (cazzo, non vorrete mica affermare che lo sport non è veicolo di pace?). E allora: Olimpiadi siano!
La verità, però,
è cosa ben diversa e anche i più cinici sarebbero disposti ad ammetterla. Ai capoccioni occidentali non importa un cazzo dei valori e dei principi se – e sottolineo se – questi rischiano di far saltare il principio di tutti i principi e il valore di tutti i valori: il profitto, quello che si celebra in borsa.
Suvvia, non siamo ipocriti, ché a saperle leggere le dichiarazioni di
certi miserabili è evidente come il sole che per loro il denaro viene prima di ogni cosa. Del resto, con il tempismo di un maratoneta da guinness dei primati, Bush (quello che va dicendo di parlare con Cristo, posandogli il capo sulla spalla), proprio alla vigilia della repressione tibetana, aveva tolto la Cina dalla lista dei paesi che commettono violazioni gravi dei diritti umani. Mah! (speriamo almeno che adesso ce l’abbia rimessa).
Di fronte allo scempio che s’è consumato e che, purtroppo, continua a perpetrarsi nel Tibet
mi sarebbe piaciuto sentir gridare un laico “non possumus”, unanime e forte, soprattutto da parte di quei governi e schieramenti che si definiscono liberali e che per giunta, magari, vanno sbandierando a destra (soprattutto) e a manca come irrinunciabili le radici cristiane dell’Europa. Nulla, purtroppo, di tutto questo è avvenuto e, ahimé, nulla di tutto questo avverrà nei giorni a venire ché sappiamo bene tutti come di pie illusioni democratiche siano lastricate le strade dei successi totalitari.
Ci resta, a ’sto punto,
la speranza che a far qualche cosa siano i mass-media, gli intellettuali, le personalità dello spettacolo e, perché no, gli stessi sportivi. Per come stanno evolvendo le cose il loro secco “no” alle Olimpiadi di sangue sarà la sola e unica solidarietà concreta per i democratici del Tibet e della Cina. Accontentiamoci. (E speriamo).