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il fedele è così…


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Continua, incessante, il martellare mediatico attorno alla salma del santo del Gargano: giornali e tv ne stanno parlando a sbafo in questi giorni. Tanta è l’attenzione che s’è creata, che financo Berlusconi ha avuto modo di dire la sua – sbottonandosi non poco – sull’evento: segno che i sondaggi delineano schiaccianti consensi (cifre bulgare, direi) attorno all’argomento. E così, da diverse angolature, seppure sottovuoto e ficcato in una teca di vetro, l’abbiamo visto più e più volte, il santo. Cioè, abbiamo finto di vederlo ché i piedi erano coperti da calzari, le mani da mezzi guanti, il corpo da un saio, la faccia da una maschera “di silicone” (sottolineano gli attenti cronisti) e il capo da un cappuccio. Insomma, l’ostensione del santo corpo del cadavere non c’è stata ché quello li – diciamocelo francamente – pare un manichino disteso in una bara trasparente. Ma i fedeli pellegrini sono comunque eccitatissimi. Accorsi in massa, a loro non interessa che i brandelli mortali del Santo non si scorgono affatto; stremati dalla fatica fisica da estenuanti file, schiaffeggiati dal vento, accaldati dal cocente sole, restano impassibili, ordinati e mansueti pur di avere il privilegio di sfilare, per un attimo – una frazione di secondo, dico – davanti al catafalco col manichino. Il fedele è così: ama farsi prendere per il culo e gode ad esser trattato come una bestia.

Il piccolo Francesco…


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Immaginate che Francesco – vostro figlio – sia sempre taciturno, schivo, introverso, non ami giocare coi suoi coetanei, di notte sogna il diavolo e che – siamo già verso i nove anni – lo sorprendete a flagellarsi la schiena con una catena. Immaginate che il bambino sia attratto ossessivamente dal “sistema pilifero” di Padre Camillo da Sant’Elia a Pianisi: “La barba di fra Camillo – avrà modo di dirvi – si era ficcata nella mia testa, e nessuno mi poté smontare”. Che il piccoletto abbia febbri continue, spesso oltre i 40°C, intervallate con continui malanni respiratori e intestinali. Che vi chieda, in continuazione, di ripetergli la storia delle stimmate di San Francesco e che a sentirsela raccontare vada ogni volta fuori di testa, come in trance. Che lo trovate spesso gonfio come un pallone, pieno di lividi e tagli e, a domanda, la risposta sia: «L’altra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamen­te. [...] Credevo proprio che fosse quella propriamente l’ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perde­re la ragione. Ma sia benedetto Gesú che niente di ciò s’avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a pie­di, come una canna esposta ad un im­petuosissimo vento. Durò un paio d’ore. Andai del sangue per la bocca». Che su un tema in classe, a quindici anni, leggiate: “Oh, se fossi re, combatterei prima di tutto il divorzio, da molti cattivi desiderato, e farei sì che il sacramento del matrimonio fosse maggiormente rispettato… Io cercherei di illustrare il mio nome col battere sempre la via del vero cristiano; guai poi a coloro che non volessero seguirla. Li punirei subito o col metterli in prigione o coll’esilio, oppure con la morte“. Immaginato tutto? Fatto? Bravi. Adesso – mi pare lecito – la domanda è: voi, da genitori, che fareste? Ricovero? Psicoterapia? Esorcista? Col cuore in mano, credetemi: qualunque cosa decidiate di fare siete in errore. Per carità di Dio, fermatevi! Mi raccomando. Ché con un po’ di culo, qualche goccia di acido fenico puro e l’interessamento in alto loco avrete un autentico santo in famiglia. E sai quanti soldi?

come gregge al pascolo…

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La locandina sembra quella di un kolossal americano: faccia del protagonista su un lato, sullo sfondo un particolare dell’ambientazione, colore caldo e intenso a risaltare i particolari, titolo, nomi degli attori e orari di proiezione. Mancano pochi giorni per prenotarsi: i ben informati dicono, con una certa soddisfazione, che la fila sarà bella lunga: seicento visitatori all’ora! Il tempo necessario per buttare uno sguardo sommario ai resti putrefatti del santo, per valutarne sommariamente il grado di decomposizione e poi via.
Vista in filigrana insieme ai macchinosi dati dei flussi elettorali, quella della
visita alle frattaglie del santo mi sembra possa essere un’immagine più che attuale dell’Italia di oggi fatta (anche) di gente intellettualmente fragile, facilmente ricattabile sia umanamente che politicamente; gente ostinatamente arroccata, contro ogni evidenza e contro ogni conoscenza razionale in quella fragile meringa della propria identità e (quindi) nel proprio credo; senza dubbi e – questo mi pare ancora più grave – senza alcuna alternativa da provare per il gusto di migliorarsi. Una fila macabra – seicento visitatori all’ora – che parecchi considereranno suggestiva e poetica (ché per molti è suggestivo e poetico sprofondare in massa nei molli abissi arcaici del nostro paese) ma che io – come spero anche molti credenti – considero, invece, di una infinita e acuta tristezza. Un’immagine dell’Italia di oggi – lo dicevo prima – che suggerisce una semplice e pacata riflessione che è di pancia e di parte, certamente, ma pare – almeno a me – molto calzante: ci si può aspettare non dico qualche cosa di buono ma almeno un serio cambiamento da un popolo che freme e brama per venerare una salma? potrà mai cambiare un paese che s’ammassa in fila – come gregge al pascolo – per scorgere su di un corpo cavato da sotto terra i cambiamenti che, inesorabilmente, il tempo, i vermi e le muffe hanno provocato?

il dogma è dogma…

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Senti – dico all’angioletto – volevo chiederti un paio di cosucce che non riesco proprio a spiegarmi. Leggo scritto qui, in Matteo (I, 18-20): «Sua madre, Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse, […]». Si, dai vabbé, hai capito cos’è che intendo. Ascolta, io non voglio riprendere quella vecchia discussione sulla doppia natura, però una cosa – per pura curiosità, si badi – me la devi spiegare: se Cristo è uomo, dovrà essere stato pure ovocellula fecondata; fecondata – lo dice Matteo – dallo Spirito Santo; ergo, lo Spirito Santo, in una qualche misura, è spermatozoo, o almeno lì, in quel contesto, lo è stato. Se ben ci pensi, non ha potuto agire altrimenti, ché se avesse indotto partenogenesi, Cristo – mi si passi la blasfemia dell’ipotesi – sarebbe stato femmina. O, a dirla diversamente, se proprio “spermatozoo” non ti garba, lo Spirito Santo dev’essere stato (bada la finezza, non dico che “deve aver fornito” ché altrimenti in testa a ’sto post c’avrei piazzato una bella fotuzza di Jam Montoya) quei 23 cromosomi (uno, non c’è scampo, dev’essere stato Y) che con i 23 messi a disposizione da Maria hanno generato Cristo. Ecco le domande: come ha fatto lo Spirito Santo a partecipare di questa natura umana che – e qui è il punto – è per la prima volta, esclusivamente, di Cristo? Se Padre, Figlio e Spirito Santo sono della stessa sostanza (è nel dogma trinitario), donde il principio umano antecedente all’incarnazione?
E l’angioletto a me: Bia’, il dogma è dogma.
Ed io a lui: Capisco…

Postilluzza: tanto per precisare ’sto post è anche un po’ (colpa) di Anonimo Italiano.