Tag Archive for 'Ebrei'

16 ottobre 1943

16ottobre1943.jpg

Era il 16 ottobre 1943. «La grande razzia nel vecchio Ghetto di Roma cominciò attorno alle 5,30» [¹] . A quell’ora, il Venerabile dormiva ancora.

[¹] da F. Cohen, 16 ottobre 1943. La grande razzia degli ebrei di Roma

Io, per me, gli credo…

ebreo.jpg

L’«Occidente a occhi chiusi che fa finta di non sentire le grida come avveniva durante la deportazione degli ebrei». Così monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua, in relazione ai tragici fatti accaduti ai migranti eritrei partiti dalla Libia in 78 e arrivati in 5 a Lampedusa. Come non credergli? Io, per me, gli credo. Anche perché l’arcivescovo è uno che fa parte di quell’organizzazione – la Chiesa, voglio dire – che nel periodo dell’Olocausto ha sfornato due pontefici – Pio XI e Pio XII – che hanno dato il meglio del loro amore ai “fratelli maggiori”. C’è da credergli. Io, per me, gli credo.

…un regime senza Dio

BishopsHitler.jpg

“Tanti Ebrei, madri, padri, mariti, mogli, fratelli, sorelle, amici, furono brutalmente sterminati sotto un regime senza Dio che propagava un’ideologia di antisemitismo e odio. ”

Benedetto XVI, 14 maggio 2009

il mese prima…

pacelli.jpg

Le virtù del Pacelli, a quanto pare, non finiscono più. È notizia di ieri che sia stato “rinvenuto – lo leggo dal blog di Giacomo Galeazzo – in un monastero romano un documento, scritto, con le istruzioni di papa Pacelli durante le persecuzioni naziste”: si tratta – precisano le cronache – di una nota estratta del “Memoriale delle Religiose Agostiniane del Monastero dei Santissimi Quattro Coronati di Roma”. «Il Santo Padre – si legge in questa nota – vuol salvare i suoi Figli, anche gli Ebrei, e ordina che nei Monasteri si dia ospitalità a questi perseguitati». Dite che di raccomandazioni simili se ne troveranno altre? Forse no, perché – l’ha detto padre Peter Gumpel – si tratta di «una rara testimonianza». Suvvia, non disperate ché prima della firma del decreto di beatificazione da parte di Sua Santità qualche altra cosa salterà fuori; giusto per convincerci, definitivamente, che Pio XII non fosse poi quella gran merda d’uomo che si dice in giro. Evitiamo, però, di fare supposizioni (più o meno fallaci), “stiamo sul pezzo” e ritorniamo allo scritto che è stato appena ritrovato. Pare – e qui faccio mia l’ipotesi che questa “rara testimonianza” non sia un lurido falso – che la data in cui l’appunto fu vergato sia il lontano novembre del 1943: giusto giusto un mese dopo la razzia nel ghetto al Portico d’Ottavia. Già, un mese dopo… ‘Sta a vedere che quella pigna secca del Pacelli si sia pentito di non aver fatto un cazzo, il mese prima, per salvare “anche gli Ebrei” ?

quando tutto è Shoah, la Shoah è niente…

Walter Mixa.jpg

Mette le mani avanti il vescovo di Augsburg, Walter Mixa. Intervistato, infatti, dal quotidiano “Fraenkischen Landeszeitung” dice: «L’Olocausto c’è sicuramente stato nella dimensione di 6 milioni di morti».
Osservate, signori, il vescovo in azione: prende lentamente i paletti e inizia a costruire lo steccato sul campo della discussione ché lui non è mica come quel negazionista lefebvriano suo compare. Assolutamente. Lui ci tiene subito a precisare che i morti ci sono stati. Ci tiene. E lo fa subito presente: mette, appunto, le mani avanti.
Appena messo su lo steccato, però, il presule prova ad appoggiarsi; ma ecco che come si appoggia, cade e fa il botto – un lampo di magnesio, presto, m’è caduto il vescovo: passatemi l’aceto ché sua eminenza s’è sentito male. Dice: forse pensava ai morti della Shoah e zac! un giramento di testa, tanto è sensibile… Macché, sentite come conclude: «… ma questa cifra – quella dei morti ebrei ammazzati – l’abbiamo già superata con gli aborti. Questi 9 milioni ci mancano». Lasciate perdere l’aceto, usatelo per condirvi l’insalata. Questo è peggio di quell’altro suo amico.
Delusi? E di che? Siamo alle solite: o è una cretinata o è una provocazione. O – e qui mi sia concesso l’insulto – è una provocazione cretina ché – per dirla col vicepresidente della Comunità ebraica tedesca, Dieter Graumann – «non si possono mettere donne e medici sullo stesso piano dei criminali nazisti». Si, certo, non c’è alcun dubbio: dev’essere una provocazione cretina. Roba degna di Giuliano Ferrara, insomma.

la questione…

airspray.jpg

«Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione.»

don Floriano Abrahamowicz, 29 gennaio 2009

[...]

golda_meir.jpg

Possiamo perdonare che uccidano i nostri figli, ma non che ci costringano ad uccidere i loro.
Gli arabi faranno pace con gli israeliani il giorno in cui impareranno ad amare i propri figli più di quanto odino gli ebrei.

Golda Mabovitz Meyrson

senza timore di venire smentito

scritte.jpg

Gianfranco Fini avrebbe potuto aggiungere, senza timore di venire smentito, che la Chiesa aveva alimentato nei cattolici di tutto il mondo un sentimento antiebraico, sia pure per motivi religiosi, non razziali. Un fascista/razzista fanatico come Roberto Farinacci poté tranquillamente sostenere che era stata proprio la Chiesa a instillare negli italiani l’avversione agli ebrei. Erano stati i papi, secoli prima a costringere le comunità ebraiche nei ghetti, e obbligarle a portare segni distintivi e quindi infamanti, a limitare la loro possibilità di guadagno a lavori che avrebbero suscitato odio o disprezzo verso di loro, come il prestito a usura o la raccolta di stracci. Per secoli i papi avevano mantenuto un rito consistente nel dare un pubblico calcio (neanche tanto simbolico) a un rappresentante della comunità ebraica. E solo molti anni dopo le leggi razziali, e il fascismo, è stata eliminata dal messale l’espressione «perfidi giudei». C’è di più. Prima e durante il fascismo, le riviste cattoliche – specialmente quelle dei gesuiti, che davano il la a tutte le altre – attaccarono costantemente gli ebrei in quanto «popolo deicida», meritevole della punizione divina e umana.

Giordano Bruno Guerri, 17 dicembre 2008

questione di coerenza e di rispetto…

benedettoxvi.jpg

«Le leggi razziali furono provvidenziali per me,
ma anche per gli altri: costituirono la dimostrazione
per assurdo della stupidità del fascismo. Si era ormai
dimenticato il volto criminale del fascismo (quello del
delitto Matteotti per intenderci); rimaneva da vederne
quello sciocco. »

Primo Levi, 20 luglio 1975

«Oggi io, Papa della Chiesa di Roma,
a nome di tutti i cattolici, chiedo
perdono dei torti inflitti ai non cattolici
nel corso della storia.»

Giovanni Paolo II, 21 maggio 1995

“Qui si fa la storia con il senno di poi. Bisogna valutare – scrive Andrea Riccardi su Avvenire – le condizioni, le possibilità… La Chiesa del 1938, del 1943, non era la Chiesa di oggi. Inoltre, mi sembra che stiamo continuamente chiamando sul banco del correo la Chiesa per tutto, anche perché ormai nella crisi di tutte le istituzioni resta l’unica istituzione credibile e dunque vogliamo renderla imputata di tutto”. È – l’avete certamente intuito – la difesa alle accuse di Gianfranco Fini circa la responsabilità anche della Chiesa cattolica nei confronti dell’introduzione delle leggi razziali in Italia. Niente di nuovo: il discorso di Riccardi declina, in estrema sintesi, una dichiarazione (teoricamente valida) di Benedetto XVI fatta il 25 maggio 2006 davanti al clero riunito nella cattedrale di Varsavia: «Confessiamo i peccati individuali [ma] conviene guardarsi dalla pretesa di impancarsi con arroganza a giudici delle generazioni precedenti, vissute in altri tempi e in altre circostanze. Occorre umile sincerità per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere a facili accuse in assenza di prove reali o ignorando le differenti pre-comprensioni di allora».
Ognuno di noi, quando emette un giudizio, è inevitabilmente condizionato dalla sua visione del mondo. Il pregidizio – capiamoci subito – non è un inconveniente, ma è una condizione di fatto che ci appartiene è – a volerlo definire – la lente deformante con cui commentiamo gli accadimenti del mondo. Hans Georg Gadamer – che su questo argomento ha scritto cose molto importanti – in Verità e metodo dice che il nostro problema non è tanto quello di eliminare i pregiudizi (le pre-comprensioni per dirla con Ratzinger), ma di abitarli con una certa saggezza proprio perché nessuno può prescindere dalla propria visione del mondo. Quando Ratzinger (e con lui Riccardi) attenua le scuse del suo predecessore in ordine alle colpe commesse dalla Chiesa dice, a voler essere rozzi assai, che va benissimo chiedere scusa (e ci mancherebbe) anche se è indispensabile non dimenticare la pre-comprensione: vivendo nel nostro mondo e avendo una certa visione delle cose non possiamo giudicare gli errori che sono stati commessi da gente che operava a partire da un’altra visione del mondo e quindi da un’altra pre-comprensione dei fatti.
Questo criterio, lo dicevo prima, è filosoficamente giusto ma in pratica irricevibile ché se lo dovessimo estendere, allora dovremmo chiedere alla Chiesa di non condannare Marx (ché viveva in una pre-comprensione differente del mondo), di non condannare Darwin (ché la sua visione del mondo, il suo modo di concepire il processo evolutivo, discendeva della cultura positivistica dell’ottocento) al limite di non condannare né Hitler né Stalin né Mussolini perché anche all’epoca c’era una pre-comprensione (umanistica) del mondo. Insomma, e qui la faccio breve, se si cerca di addomesticare la storia ai propri interessi politici e culturali, inevitabilmente poi, ci si ritrova a doverne dar conto e comunque una volta assunto il criterio, per così dire, giustificazionista della pre-compresinone, allora occorre giustificare tutto quanto accade nella storia e, comunque, accettarne le accuse da esse derivanti. È questione di coerenza e, soprattutto, di rispetto.

nemmeno…

negozioariano.jpg

«C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo da parte della Chiesa cattolica.»

Gianfranco Fini, 16.12.2008

Antifascista prima e adesso anticlericale: caro Gianfranco, lei mi delizia.