
La meteorologia non fa il tempo,
non decide quando splende il sole o quando piove,
ma aiuta a navigare. I marinai sanno che non si
governa il mare ma la nave, che si manovrano le vele
e non il vento.
Le previsioni dell’Unione Europea sono molto negative. Giusto per dare qualche numero che più c’interessa, nel 2009, per l’Italia si stima un calo del Pil del 2%, un deficit al 3.8% e il debito che torna a crescere. Il primo semestre del 2009 – ha dichiarato Joaquin Almunia – “sarà la fase peggiore della recessione, quindi nella seconda metà dell’anno dovrebbe esserci una ripresa, anche se modesta e graduale”. Cazzi amari all’orizzonte, insomma. È vero, c’è chi sta peggio di noi: i limiti previsti dal trattato di Maastricht saranno abbondantemente superati anche da altri paesi. La Francia, per esempio, avrà un deficit al 5.8% mentre la Spagna, proprio ieri, è stata declassata nella solvibilità del proprio debito. Bruxelles – è questa l’impressione che si ricava dalla lettura dei giornali – approva le mosse del governo italiano e, strano a dirsi, il nostro paese appare più attrezzato di altri ad affrontare la crisi. Insomma, si può essere moderatamente ottimisti ché la merda, per ora, c’arriva sul mento e almeno possiamo respirare. Per ora. Ma, se possibile, continuare a consolarsi (come fa il ministro Tremonti) guardando alle difficoltà degli altri non è, a mio avviso, un buon modo per affrontare la crisi – fare il gallo sulla monnezza è sempre stato cosa deprecabile: “Sono soddisfatto, per me – ha confidato ieri ai suoi il ministro dell’Economia – è un bel riconoscimento e la Germania sta peggio di noi”. Sarebbe interessante (e proficuo) – giusto per precisare – che anche sulle scelte economiche (finora nella giusta direzione ma insufficienti) si aprisse un confronto politico serio e s’iniziasse a parlare di riforme oramai non più rinviabili (vedi pensioni). Insomma, per farla breve, si potrebbe approfittare della crisi per mettere le mani nella merda e cercare di sturare il tappo prima che sia troppo tardi. Ma – e questo sia detto a mo’ di chiosa – qui si ha la sensazione che la principale preoccupazione del ministro dell’economia sia più quella di consegnare se stesso alla storia piuttosto che discutere realmente dell’andamento dell’economia italiana. Sbaglio? Speriamo, va’.









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