Sarà l’aria, la lontananza da Ruini o la vicinanza con Bush, fatto sta che, da quando è in America, Sua Santità continua a rivangare, a modo suo, il passato e ne vien fuori proprio un bel ritrattino: da pezzo di merda, sia detto con tutto il rispetto. «I miei anni da “teenager” – sono le parole di stamani riportate dall’Ansa – sono stati rovinati dal nazismo ». Già li vedo i papisti nostrani chini sulle carte ad interrogarsi – con occhio benevolo e compassionevole, si capisce – sulle atroci privazioni subite in quegli anni dal pontefice. La signora Elizabeth Lohner – qualcuno se ne ricorderà – da ragazza viveva ad un tiro di schioppo da casa Ratzinger. La vecchia, anche se le cronache non lo dicono, dev’essere infarcita ben bene di relativismo cartesiano ché appena si ebbe il sentore che Ratzinger fosse diretto verso il soglio di Pietro fece subito sapere alla stampa che: «It was possible to resist, and those people set an example for others [...] The Ratzingers were young and had made a different choice. ». Il cognato della vecchiaccia, uno stronzetto con la fissa del libero pensiero, da obiettore, si rifiutò di indossare la divisa nazista; pare insomma che il coglione – il cognato, dico – non volle diventare soldatino della Hitler-Jugend. Il giovane Ratzinger, invece – fine conoscitore di come vanno le cose di questo mondo – stracolmo dentro e fuori di quella bella leggiadrìa che è tipicamente agostiniana, col cazzo che resistette ché è meglio – avrà pensato – “rovinarseli” gli anni della fanciullezza piuttosto che sprecarli come combustibile per un falò. È istinto di sopravvivenza, si dirà. Certamente. Ma almeno avesse il buon gusto di non venire a scassarci la minchia con la storia della scelta sofferta. È la regola: i coglioni vengono inceneriti mentre i furbi passano a riscuotere alla quarta fumata.
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