Archivi dei tag: errori

il coltello e l’aspersorio…

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«Mio padre non mi hai mai accettato. Non ha voluto rassegnarsi al fatto che io sono gay. Ho cercato di convincerlo che la mia non è una malattia, né una cosa sporca, ma è stato tutto inutile. Mi sono reso conto di essere gay un anno fa, e l’ho confessato a mio madre. Lei mi ha capito, ha cercato di aiutarmi, di starmi vicina e di convincere mio padre a rassegnarsi ma l’ultimo anno, in casa, è stato un inferno. Ma questa è la mia natura, non ci posso fare niente. »

Paolo, la Repubblica, 26.05.2008

«Durante questi ultimi anni, l’omosessualità è diventata un fenomeno sempre più preoccupante ed è ritenuta in diversi paesi una “qualità” normale, mentre è sempre stata un problema nell’organizzazione psichica della sessualità e non è stata ai determinante nelle scelte della società. Essa non rappresenta un valore sociale e ancor meno una virtù morale che potrebbe concorrere all’incivilimento della sessualità. Può anzi essere ritenuta come una realtà destabilizzante per le persone e la società. »

Mons. Toni Anatrella, l’Osservatore Romano, 29.11.2005

gli errori…

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«In un mondo dove tutto (scienza, consapevolezza, informazione eccetera) spinge a fare le cose giuste, concedersi degli errori resta l’unico modo per esercitare la propria libertà di scelta. È puerile, ma almeno si ha la percezione di aver preso una decisione, ancora più libera proprio perché sbagliata. Fumare è un vizio, a me piace per questo. I vizi (e le passioni) sono l’unico modo che ci resta per coltivare il nostro romanticismo. Che poi non è regalare fiori alla fidanzata o avere gli occhi languidi, ma ritenere l’idea di libertà come fondamentale esigenza dell’individuo. Per questo è romantico (e molto più divertente) fare scelte sbagliate, faticose da sostenere. Per questo ai nostri errori ci affezioniamo come fossero figli. Quindi se la razionalità impera e tutti fanno la cosa giusta, a noi non resta che fare ogni tanto quella sbagliata, senza rimpianti. Se invece verremo obbligati a fare sempre e solo la scelta più corretta, sarà l’inizio del peggio in assoluto: la dittatura del ragionevole. »

Giordano Bruno Guerri, 09.01.2005

…un giornalista?

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Di là dal testo (al netto di quel “profeta pazzo” che è, per certi versi, assolutamente irraggiungibile), sul cui valore letterario non mi cimento in critica ché attualmente sono immerso nella lettura di un ben più illuminante Dylan Dog, pare evidente in Ennio Caretto più d’una lacuna. Serial killer – tanto per dirne una – non è uno che ammazza tante persone, ma qualche cosina di ben più preciso; tunnel, invece, anche nel più economico dei dizionari italiani, è scritto con una l. E poi – giusto per guardare pure alla sostanza – la follia omicida è quella di chi ammazza, non di chi convince gli altri ad ammazzare. “Basta” direte voi? “Magari”, rispondo io ché c’è un piccolissimo e, assolutamente, non irrilevante dettagliuzzo che annienta di botto l’intero pezzo del raffinato Caretto: sotto la casa di Manson non c’era una beneamata mazza – «So far there have been no human remains found». Insomma, in poco più di 3000 battute ci sono talmente tante cazzate concentrate che occorre davvero un impegno di non poco conto per infilarcele tutte. E questo sarebbe un giornalista? Suvvia non fatemi dire altro ché Francuccio, il mio parcheggiatore di fiducia, vomita pure un italiano migliore. Giuro.