…il Re è nudo?

Re nudo

Agosto, si sa, è il mese in cui anche l’informazione va in vacanza, fa vuoto (è questo che etimologicamente vuol dire vacanza) ed è questo il periodo appetibile assai per chi è affamato di visibilità. A settembre, sa bene, tutto ridiventerà più complicato, affollato, occorre approfittarne ché la concorrenza poi sarà spietata. Con l’afa che opprime e il caldo che ammorba, i riflessi dell’opinione pubblica già di per sé sfiancati e lenti, diventano ancora più meccanici di quanto non lo siano di solito e così le provocazioni, che meriterebbero solo una scrollata di spalla, un’alzata di palpebra, un gesto minimo di indifferenza, riescono – queste provocazioni, dico – a ottenere l’attenzione sistematicamente cercata. È tutto un disperato rincorrere il sensazionalismo, la provocazione fine a sé stessa, il cocciuto voler emergere da un piattume imperante e sonnacchioso. E poco importa se si tratti del balletto di Razzi con Luxuria, del taglio di capelli di Arisa o delle lettere indirizzate al Primo Ministro dalle pagine di carta dei giornali o da quelle elettroniche di Facebook: è la disperata voglia di accaparrarsi quel minimo di visibilità a che una mezza provocazione assurga a notizia nazionale che mostra la miseria di certe idee; è l’atteggiamento – soprattutto questo – con cui l’attenzione mobile del pubblico riesce a essere più ossequiosa dei sudditi davanti al Re nudo a mostrare l’inconsistenza di certe opinioni. Il punto, tuttavia, è un altro: il Re è scioccamente vanitoso, non si discute, ma i sudditi? Non sono loro, in fondo, a essere il vero problema? Voglio dire: passi per chi, pur di dare segno della sua esistenza, ha bisogno di andarsene nudo in piazza avvolto da un manto invisibile, ma una voce a gridare “il Re è nudo!”, e via, no?! Insomma, chi è più sciocco: chi si pavoneggia in piazza o chi d’attorno gli da il consenso?

…per difendere il suo paese

Fabio Tortosa

Non starò ad annoiare il mio lettore riportando i link e la dichiarazione integrale, ché tanto la notizia è fresca e già sta, giustamente, destando scalpore. In breve: sui fatti della Diaz di Genova, sul suo profilo Facebook, Fabio Tortosa, “uno degli 80 del VII nucleo”, ha scritto: “Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all’Italia”. Si dice – stando a quanto riportano le agenzie – fiero “torturatore con le palle”, un coglione — verrebbe da chiosare — che ha affrontato e ancora affronterebbe (“ci rientrerei mille e mille volte” – ha precisato), protetto nel vigliacco anonimato della divisa, inermi e disarmati manifestanti, spappolandogli le ossa, come in quella vergognosa notte a Genova. E – si badi – non per coprirsi di gloria (per quanto marrone possa essere questa sua gloria) ma per difendere il suo paese; paese che – è il mio augurio – spero vorrà, già da stasera, non farsi più rappresentare da teppa di tal bassa fattura.