Tra cento e più candidi puttini
un po’ sbottando, un po’ alla chetichella
hanno fatto er mazzo a Boffo per fottere Ruini
e mò me se vojjono inculà pure a Fisichella.
versione 2.0

«Scienza e fede non possono andare insieme perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di legenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti.»

“È necessario evitare la secolarizzazione dei sacerdoti e la clericalizzazione dei laici.”

In un paese in cui forte è il radicamento cottolico non stupisce affatto tanta premura da parte di questa nostra bellezza nazionale nell’accreditarsi nel bel mezzo della concentrazione: si tratta, in un certo senso, di una sorta di sublime delicatezza nei confronti del mercato sul quale la morbida signora deve piazzare le sue mutande firmate, e poi – bricconcelli – perché mettere in dubbio la veracità della sua fede? Mi limito a dire solo che se la nobildonna non avesse avuto la premura, mai avremmo sospettato questo importante aspetto del suo intimo vissuto.
Dice che se potesse si dedicherebbe agli altri “come ha fatto Madre Teresa di Calcutta. Sono credente. Penso che la fede sia la più grande forma di amore”. Che brava ragazza. Si vede che c’ha tanto amore da dare ma il tempo – mannaggia al cazzo! – le è tiranno; e così lei si limita a sprecare quel poco che le avanza per farci sapere che è credente ché la religiosità – è cosa risaputa – non deve e non può essere costretta alla sfera privata. E l’artista si adegua: si sappia, lei è credente, lo è seriamente – a tutto tondo, per così dire; talmente tanto che ci tiene a farlo sapere – adesso.

“Al di là delle convinzioni personali di ciascuno di noi sul merito complessivo della dolorosissima vicenda [di Eluana Englaro] e, conseguentemente, sulla bontà, o meno, della decisione giudiziale assunta dalla Corte Suprema, oggi ci troviamo pertanto, a valle del problema principale, di fronte a una importante questione di principio sulla quale occorre essere chiari, determinati, inflessibili: che le sentenze irrevocabili della Cassazione, piacciano o non piacciano, siano condivise o non siano condivise, devono essere, in ogni caso, applicate, adempiute, eseguite. Infrangere tale regola significherebbe innescare una rottura gravissima del principio di legalità attorno al quale ruota l’intero nostro sistema giuridico.”

«Divulgazione di dubbie dottrine, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo, disobbedienza ad ordini legittimamente impartiti ed addebiti contra sextum (contro il sesto comandamento: “non commettere adulterio”, n.d.a.)». Questi, a quanto pare, i reati contestati a p. Tomislav Vlašic, il sedicente “direttore spirituale” delle quattro altrettanto sedicenti veggenti di Medjugorje. Proprio una personcina a modo, nevvero? La notizia è di quelle che lasciano il segno e fanno pure il botto ché con lui crolla, come castello di carta sotto l’azione di un refolo di scoreggia, l’intera faccenda delle apparizioni di Medjugorje.
Dev’essere stato proprio un gran brutto colpo per padre Livio Fanzaga che su quelle apparizioni, «seguendo i messaggi – riporto dal risvolto di copertina del suo “Perché sono cristiano. Da Medjugorje a Radio Maria” – che la Regina della pace consegna al mondo ogni mese tramite la parrocchia di Medjugorje», ci aveva costruito – su quelle apparizioni, dico – «le ragioni più profonde della fede». Col suo libro anche i credenti potranno da oggi (ma in verità avrebbero dovuto farlo già da prima) farci aeroplanini di carta, spassosi origami o pulirsi il culo. C’è anche il placet della Santa Sede.

«Leggo che ha ricevuto la prima comunione in Vaticano. Beh, la notizia è proprio commuovente. A cinquantadue anni suonati Emilio Fede (che era definito come “laico e socialdemocratico” ) è toccato invece dalla grazia. Per carità: io le conversioni le rispetto. Avvengono però solitamente nel chiuso della nostra coscienza e riguardano di solito la nostra vita intima, privata. Certo, che il comunicando (si sarà vestito da marinaretto, con la fascia al braccio?) ha scelto invece, per questa mistica faccenda, una chiesetta assai poco appartata: il Vaticano. Nientemeno. Immagino che i democristiani non potranno che trarne soavi auspici: dopo tanti cadaveri, ecco finalmente un comunicato eccellente. »

La notte passata a gironzolare per portali, siti e forum cattolici: che stronzi di cane, che muffe maleodoranti, che topi di fogne. Al solo pensiero mi vien da vomitare. Tutti, con la leggiadria di un elefante, a parlare di Eluana Englaro senza rispetto, senza spendere un briciolo di decenza: ammassi di soliloqui sprezzanti e irriguardosi nei confronti di chi non accetta l’inutile sofferenza di quel corpo già troppo martoriato. Roba che s’io fossi il padre – il padre di Eluana, dico – li ammazzerei, schiacciandoli, uno a uno fino a non lasciarne vivo nessuno. Davvero. Altro che dichiarare: «Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, ma per noi vale quello che diceva nostra figlia».
«Un amico per nulla cattolico [...] mi convinse ad andare in pellegrinaggio a Lourdes. Sa, ero così scioccato che neanche avevo preso in considerazione questa possibilità. Fatto sta che partii immediatamente alla volta della Francia per chiedere alla Madonna di intercedere presso Dio per far guarire la mia corda vocale. Ero sconfortato, la mia carriera era praticamente finita, i medici non mi avevano dato speranze. Giunto a Lourdes, invocai molte volte l’aiuto Gesù e recitai tante di quelle Ave Maria da perdere il conto. Poi, ebbi un’intuizione e iniziai a bere tantissima acqua della grotta di Massabielle. Bene, all’improvviso sopraggiunse uno strano e fortissimo calore alla gola associato a delle marcate vibrazioni. Tornai in Italia confortato, rassenerato e guarito. Pensi che ripresi a parlare e a cantare normalmente e che qualche tempo dopo, al Festival di Sanremo, ebbi un buon successo con “Gelosia”, 300.000 copie vendute ».

«Un’udienza a carattere “familiare”, amichevole, per niente “protocollare”, per molti tratti strettamente confidenziale, con passeggiata all’aria aperta, concerto nei giardini pontifici del Coro della Cappella Sistina e colloquio riservato nella cinquecentesca Torre di San Giovanni.» Così – siamo a pag. 9 de la Repubblica di stamani – viene presentata l’“inedita” – è aggettivo usato dall’Osservatore Romano – accoglienza che il papa riserverà al suo amico Bush venerdì prossimo. Un’accoglienza, pare di capire, in mezzo al verde, all’aperto… bucolica, insomma. Roba da veri cowboy, per intenderci. Immaginatevi la scena: il pontefice in jeans stretti, stivale alto e appuntito, speroni e lariat a roteargli sulla santa testa. Che spettacolo. Ché poi, a volersi soffermare sul significato dei sostantivi, tra il mestiere di cowboy e quello di pastore non è che poi ci sia tutta sta grande differenza: sempre di bestie da tenere a bada si tratta.
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