Archivi dei tag: filosofia

per lavarsi il cuore…

magritte.jpg

«Si scrive per guarire se stessi, per sfogarsi, per lavarsi il cuore. Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto. Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l’uomo sia nessuno senza memoria. Io credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri. La realtà e la finzione sono due facce intercambiabili della vita e della letteratura. Ogni sguardo dello scrittore diventa visione, e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo. In sostanza è la vita che si trasforma in sogno e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria. La realtà è così sfuggente ed effimera… Non esiste l’attimo in sé, ma esiste l’attimo nel momento in cui è già passato. Piuttosto che vagheggiare un futuro vaporoso ed elusivo, preferisco curvarmi sui fantasmi di ieri senza che però mi impediscano di vivere l’oggi nella sua pienezza. »

Gesualdo Bufalino, 21 febbraio 2002

gli errori…

gbg.jpg

«In un mondo dove tutto (scienza, consapevolezza, informazione eccetera) spinge a fare le cose giuste, concedersi degli errori resta l’unico modo per esercitare la propria libertà di scelta. È puerile, ma almeno si ha la percezione di aver preso una decisione, ancora più libera proprio perché sbagliata. Fumare è un vizio, a me piace per questo. I vizi (e le passioni) sono l’unico modo che ci resta per coltivare il nostro romanticismo. Che poi non è regalare fiori alla fidanzata o avere gli occhi languidi, ma ritenere l’idea di libertà come fondamentale esigenza dell’individuo. Per questo è romantico (e molto più divertente) fare scelte sbagliate, faticose da sostenere. Per questo ai nostri errori ci affezioniamo come fossero figli. Quindi se la razionalità impera e tutti fanno la cosa giusta, a noi non resta che fare ogni tanto quella sbagliata, senza rimpianti. Se invece verremo obbligati a fare sempre e solo la scelta più corretta, sarà l’inizio del peggio in assoluto: la dittatura del ragionevole. »

Giordano Bruno Guerri, 09.01.2005

malinconia…

eugenioscalfari.jpg

«La nostalgia è il rimpianto d’un passato che è stato e non può tornare; ma la malinconia è diversa. È rimpianto di ciò che non è stato ma che sarebbe stato possibile, di un’altra vita non vissuta, d’un amore che ti ha sfiorato senza fermarsi. Di un tu che avresti voluto incontrare ma non hai incontrato, di un te stesso che avresti voluto essere e non sei stato ».

Eugenio Scalfari, L’uomo che non credeva in Dio, 2008

Mi ricordo…

nietzsche.jpg

«Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi: salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo. È così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere ed il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell’attimo e perciò né triste né annoiato… L’uomo chiese una volta all’animale: “Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della felicità?” L’animale voleva rispondere e dice: “Ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire” – ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque: così l’uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre accanto al passato: per quanto lontano egli vada e per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l’attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all’uomo. Allora l’uomo dice “Mi ricordo”. »

Friedrich Nietzsche, Considerazioni inattuali

Pascal…

Blaise_pascal.jpg

«Perché Dio non mostra sé stesso? - Ne sei degno? - Sì. - Allora sei presuntuoso, e pertanto indegno. - No. - Dunque sei indegno di vederlo. »

Blaise Pascal

Roba da tagliuzzargli le gengive con un machete e costringerlo, poi, a succhiare il mezzo limone che gli avete incastonato, ben bene, tra le labbra. Così impara a maltrattare la logica. Lo stronzo.

È senz’altro giusto…


Agostino di Ippona.jpg

“È senz’altro giusto il consiglio che hai dato alle donne, dicendo che esse non devono lasciare un marito adultero e sposarne un altro [...]; anzi, devono sopportare il coniuge benché infedele, o sembrerà che vogliano approfittare di questa occasione per passare da un uomo all’altro; infatti difficilmente troveranno da sposare un uomo diverso da quello che hanno lasciato, perché gli uomini sono molto inclini a questo vizio.”

Agostino di Ippona, I connubi adulterini (I, 6, 6)

il teologo e il matematico…


dio.jpg

La scrittura 3⁴ vuol dire, semplicemente, moltiplicare quattro volte 3 per sé stesso: 3⁴=3×3×3×3, cioè 81. Sembrerebbe ragionevole supporre – diranno in molti – che tre elevato alla potenza di 0, i.e. 3⁰ equivalga a nessun tre moltiplicato per sé stesso. Non è così! 3⁴ – è una banale regola delle potenze – può, infatti, scriversi anche come 3²×3² (non è un dogma: per convincersi basta invocare la proprietà associativa del prodotto) ché il prodotto di due potenze che hanno la stessa base restituisce una potenza della stessa base che ha per esponente la somma degli esponenti. Ma allora – e qui viene il bello – 3⁴ è anche uguale a 3⁴×3⁰. Donde 3⁰=1. E questo – sia detto per inciso – vale per (quasi) tutti i numeri, anche se qui abbiamo preso ad esempio il solo numero 3. Dice quindi la regola generale: un qualsiasi numero elevato alla potenza di 0 è uguale a 1. Recita il teologo: ogni cosa elevata alla potenza di Dio è uguale all’Uno. C’è però un’eccezione: il Male. Per assurdo, infatti, se 0⁰ fosse 1 – blasfemia, griderebbe il teologo – avremmo, banalmente, che:

Eqn7.gif

mentre l’operazione (1/0)⁰ dovrebbe essere priva di significato, essendo privo di significato il rapporto di un numero qualsiasi per zero [⁑] . Ebbene, il teologo, lavorando con gli stessi strumenti del matematico, spiega con la stessa eccezione il rapporto tra la giustizia di Dio e la presenza del male nel mondo.

[⁑] Direbbe Pierre de Fermat: “Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina”.

padre della Chiesa…


ambrogio.jpg

«Adamo è stato condotto al peccato da Eva e non Eva da Adamo. È giusto che la donna accolga come padrone chi ha indotto a peccare».

Sant’Ambrogio, padre della Chiesa

…il terrore della morte

inizio.jpg

“Da sempre la Chiesa stava agendo in due direzioni opposte: da un lato presentandosi come arbiter super partes, propagatrice dei valori cristiani di amore, carità, uguaglianza, pace; dall’altro come nucleo fondamentale di un nuovo Impero, basato su strutture simili a quelle romano-barbariche ma retto da una filosofia, se così si può dire, del tutto diversa: la fede, che spiega la presa quasi magica della potenza ecclesiastica sulla mentalità italiana. La fede era decisamente superiore al divide et impera romano perché, per agire su questo mondo «falso» e «transitorio», ipotecava quello «vero», che sarebbe venuto presto e «per sempre». Nessuna idea, nessun concetto, nessuna filosofia aveva mai avuto lo stesso potere. [...] Il terrore della morte era attenuabile soltanto con una fiducia religiosa. La Chiesa, fatta di uomini che provavano le stesse paure, seppe sfruttare e amministrare bene la contingenza storica: se questo mondo era finito o era divenuto troppo difficile da sopportare, occorreva avere fede nell’aldilà [...]. Attraverso la fede dell’aldilà, la Chiesa consentiva agli italiani di ricominciare a sperare in un aldiqua, a patto di rispettare la sua legge. E per secoli e secoli, almeno fino all’inizio del Novecento, la grande massa degli italiani sarebbe stata certa del ruolo «salvifico» della Chiesa”.

Giordano Bruno Guerri, Antistoria degli Italiani

I peggio…

Papini Giovanni.jpg

«Ci son di quelli che non dicon nulla ma lo dicono bene – ce n’è altri che dicono molto ma lo dicon male. I peggio son quelli che non dicono nulla e lo dicon male».

Giovanni Papini, Schegge.