«Sopprimiamo la discussione, e non ci resterà
che la scomunica (in mancanza del rogo), o il manganello,
o il colpo alla nuca»
Gaetano Salvemini, Italia scombinata
La questione, pare di capire, ha assunto i contorni di uno scontro feroce. La cifra dell’acredine è tutta nel comunicato di Radio Vaticana che reagisce alle critiche dei cattedratici romani bollando l’iniziativa come «censoria» – che, francamente, detta da quelle frequenze è cosa assai risibile. Ma al di là della polemica oltre – veramente, dico sul serio – la questione in se resta il fatto che il papa è stato invitato e che è scortesia – da cafoni, direi – non dargli adesso la possibilità di parlare. Punto.
Questione diversa, a mio avviso, è il merito della vicenda. Proviamo a leggerci, con calma, il passaggio chiave del comunicato dei dotti de la Sapienza. Scrivono i 67 firmatari dell’elegante vaffanculo: «Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione [...] ci umiliano». Il discorso a cui gli scienziati rimandano è riportato integralmente in un testo del ‘92 edito dai tipi di Paoline Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti (pp. 76-79). L’allora cardinale Ratzinger , da perfetto inquisitore, provava a denigrare la figura storica di Galileo seguendo – non pensate alla boria ma al fine ultimo dell’inquisitore – le orme del suo illustre predecessore Bellarmino. Com’è nello stile di Benedetto XVI (ricordate il casino che ne derivò dalla lectio magistralis a Ratisbona? ) cita autori non cattolici – non fa differenza: un imperatore bizantino o un filosofo austriaco se citati a cazzo di cane possono tornar utili – per il gusto di dare maggior valore alle sue considerazioni. L’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede citò – meschinamente solo in parte – Feyerabend: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». La frase citata di Feyereband – in realtà – è all’interno di un contesto molto più critico e certamente non denigratorio – così come ce la fa apparire sua Santità – nei confronti di Galileo (si veda questa chiara nota su Wikipedia). Il teorico della ricerca anarchica, infatti, afferma che la genialità dello scienziato era superiore al contesto storico in cui viveva anche se ne era inevitabilmente condizionata. Scriveva Feyerabend: «Procedendo in questo modo Galileo esibì uno stile, un sense of humour, un’elasticità ed eleganza e una consapevolezza della preziosa debolezza del pensiero umano, che non è stata mai eguagliata nella storia della scienza. Nell’opera di Galileo abbiamo una fonte quasi inesauribile di materiale per la speculazione metodologica e, fatto molto più importante, per il recupero di quei caratteri della conoscenza che non soltanto ci informano ma anche ci deliziano» (Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 1979, pagg. 131-132).
Nella sostanza una posizione non ferma della Chiesa nel processo contro Galileo avrebbe, inevitabilmente, aperto fratture in campo teologico incolmabili (Dio è il Sole ed è al centro dell’Universo… ) e quindi – giustamente afferma Feyereband – la riapertura del processo non avrebbe potuto che confermare la vecchia condanna. In quel discorso, insomma, il futuro pontefice usava la citazione come una clava per affermare qualche cosa che non era nell’intenzione dell’autore. Anzi.
È chiaro che ognuno è libero di dire ciò che vuole (libero di farlo soprattutto coi santi) ma è ridicolo e scorretto mentire su fatti storici usando mezze citazioni. Ratzinger – secondo quanto affermato dal professor Israel sul suo blog – «[...] ha mostrato attraverso una serie di citazioni come il diffondersi progressivo di un punto di vista scettico abbia condotto prima a sostenere la non oggettività del sistema eliocentrico, e via via fino all’affermazione di Feyerabend (citato come un filosofo della scienza “agnostico-scettico” ) che finisce col giustificare la Chiesa [...]». A mio avviso, invece, quello scritto del futuro Benedetto XVI su Galileo mostra, nella sua superficialità, semplicemente che la questione galileana alla Chiesa proprio non è andata giù. È uno schiaffo che, pare di capire, brucia ancora: non uno modo di difendere la ragione ma uno squallido scritto denigratorio – come giustamente lamentano i professori de la Sapienza – che non ha nulla di serio (né di scientifico) da proporre.
Giustificabile, a mio avviso, quindi il metaforico giramento di coglioni dei professori che contestano l’invito. Ma oramai visto che l’invito è stato fatto…
Laici certamente (e sempre). Ma maleducati no. Questo mai.
[tags]Benedetto XVI, Censura, Chiesa, Galileo, La Sapienza, Ratzinger, scienza, Università[/tags]
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