
«Io penso che ognuno di noi ha il diritto di autodeterminarsi e di esprimere cosa vuol fare nel caso si trovasse in condizioni che lo privano della sua identità e dignità. Ognuno deve essere libero di scegliere». Così, tra l’altro, Umberto Veronesi intervistato qualche giorno fa da il Corriere della Sera. Dice l’illustre oncologo: «Oggi la decisione di come e quando prolungare l’assistenza è completamente nelle mani dei medici, mentre invece è diritto inalienabile di ogni cittadino decidere se iniziare o quando lasciare il trattamento di sostegno». Insomma la posizione è chiara ed è, da quello che ricordo, la solita; quella, insomma, che il prof. Veronesi va affermando, con convinzione, da un po’ di tempo nei suoi interventi. «È data la possibilità al medico che ha in carico il paziente di non seguire le indicazioni di volontà anticipate, se questo contrasta con le sue convinzioni etiche, affidando il paziente ad altri medici». Bene direte voi, e allora? E allora? Leggetevi il titolo del Corriere e ditemi se a parer vostro non c’è contraddizione con quanto dichiarato dal professore. Delle due l’una: o il titolista è schifosamente fazioso oppure non c’ha capito un cazzo. Io protendo per la seconda ipotesi.





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