una vittima designata…

“Non è stato affatto dimostrato che il Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte e indimostrate promesse non mantenute (addirittura, quella del buon esito del primo maxi processo) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso dalla sua sentenza assolutoria per il reato di cui agli art. 110, 416 bis c.p., che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a ‘cosa nostra’ quale esponente del governo del 1991, in cui era rientrato dal mese di febbraio di quello stesso anno” così si legge nelle motivazioni della sentenza emessa dai giudici di Appello di Palermo che hanno assolto l’ex giudice Calogero Mannino dall’accusa di minaccia a Corpo politico dello Stato”. [*]

I giudici, nei fatti, smontano la tesi della procura: nessuna trattativa con la Mafia. Mannino era nel mirino di Cosa Nostra non per non aver rispettato un patto, ma per averla contrastata. È vittima. È come se i pm avessero accusato di omicidio il morto ammazzato.

giornalai…

Il Corriere, nel riportare ‘sta notizia, produce un capolavoro di pavidità che al confronto quello svergognato di Emilio Fede mi si erge come modello di giornalista dalla schiena dritta. “In un tweet prima e nel corso di un’intervista a SkyTg24 Salvini – si legge nell’articolo – aggredisce le parole di un’abitante di un campo nomadi della periferia milanese”. Sarebbero state aggredite le parole, capite?, le parole, non la persona… roba da pazzi!

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Da qualche decina di migliaia di anni. Tutti gli anni. Tutti.

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Vabbè, tocca rassegnarsi. Spalare la neve deve essere, per l’Italia, una sfida tecnologica insostenibile. Gli spazzaneve, il sale grosso, i guantoni, i cappelli e le sciarpe di lana, le catene per auto devono essere ritrovati tecnologici avveniristici (e costosissimi?) per i quali non siamo ancora pronti. Dev’essere così, fidatevi!
A fronte di tale incapacità, basterebbe però ci venisse risparmiato almeno il desolato stupore con il quale giornalisti e meteorologi più o meno esperti, ogni inverno, accolgono l’inverno. Pare difficile accettarlo, ma è così: in Italia, in febbraio, fa freddo e nevica. Da qualche decina di migliaia di anni. Tutti gli anni. Tutti. E spesso — udite udite — nevica “anche al Sud”, come strombazzano i tele-giornalisti con l’espressione sgomenta della D’Urso quando da un pettegolezzo già pregusta le ricadute in termini di audience sulle sue trasmissioni. Il Sud, infatti, è pieno di montagne molto alte. E appartiene — mi insegnò il professore di geografia — alla fascia del mondo a clima temperato: in estate, quindi, fa caldo e in inverno, indovinate un po’?, freddo. Da qualche decina di migliaia di anni. Tutti gli anni. Tutti.

il discredito…

Intercettazioni

I fatti sarebbero andati più o meno così: «uno degli investigatori fa ascoltare ai cronisti Pietro Messina e Maurizio Zoppi il brano di un audio, presentandolo come la dichiarazione di Tutino al governatore Rosario Crocetta sulla necessità di “far fuori” l’assessore Lucia Borsellino» e, in seguito ai riscontri avuti da altre (cosidette) autorevoli fonti, «per non danneggiare le indagini in corso e soprattutto non scrivere falsità», avuto l’ok, visto che «[a]nche altri giornalisti nell’isola hanno sentito parlare di una registrazione di quel tenore» si decide di pubblicare l’intercettazione.
Leggo e rileggo e mi pare che la ricostruzione offerta da l’Espresso (il virgolettato, infatti, potete leggerlo nel numero in edicola questa settimana) pisci – per usare terminologia tecnica – da tutte le parti e lo stridere di unghie a scivolar giù lungo lo specchio è rumore penoso e straziante assai. Possibile mai – chiedo – che basti “presentare” un audio a un cronista per montare un caso dalle conseguenze politiche e personali prevedibilissime? senza il contraddittorio e senza fornire elementi certi per il controllo delle fonti? nascondendosi semmai dietro al vessillo della libertà di stampa che, in questo contesto, viene a piegarsi al volere del regime?!
E – ancora – l’ordine, sempre così attento a che una soubrette, priva del regolamentare tesserino, non ponga domande al politico di turno, com’è che (ancora) tace difronte a un vero giornalista che pubblica bubbole su un vero giornale, diffamando deliberatamente un politico?
In questo quadro a tinte fosche il risultato chiaro – l’unico nel contesto – è il discredito. Della giustizia, che si abbassa a protagonista del teatrino della politica; del giornalismo, che s’accontenta delle briciole che ad arte le vengono offerte; e naturalmente della politica, che arranca in un sistema inquinato dal giustizialismo un tanto al chilo, dalla facile demagogia e dal becero populismo.