Archivi dei tag: giornalismo

impiegati postali…

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«Io credo che i vescovi abbiano il diritto di esprimere le loro opinioni. Il problema è che da quando non c’è più la Dc, che faceva anche da cuscinetto alle richieste vaticane, certi partiti fanno a gara a trascrivere il volere dei prelati, neanche fossero impiegati postali che compilano un telegramma sotto dettatura ».

Giuliano Amato, 15.05.2008

k.o. tecnico…

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bava alla bocca…

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Passi per il fatto di essere riuscito a mettere in relazione il ministro Paolo Romani con Maurizia Paradiso (l’articolo potete leggerlo qui) che – credo, comunque, sia un mio limite – non si sa poi perché questa citata sarebbe una frequentazione rilevante ai fini della cronaca. Forse – azzardo – perché Maurizia Paradiso è un trans? Una persona dalla moralità corrotta? Può essere. Ché Travaglio, sotto la scorza da giustizialista, tiene sempre e comunque un cuore di destra (del resto è da lì che viene, o no?). Ma lasciamo perdere, davvero, ché non è di questo che qui si vuol parlare, quanto piuttosto di Angiolino Alfano così com’è stato dipinto dal puntuto giornalista: «è stato filmato – dice Travaglio del neo ministro – mentre baciava il boss mafioso di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, al matrimonio della figlia. Ma lui naturalmente ha precisato di non sapere chi stesse baciando e di essere stato invitato dallo sposo. Lui bacia a caso, come càpita, ’ndo cojo cojo. È un piccolo Vasa Vasa, ecco. Un Vasino Vasino». Posso solo pensare, a questo punto, che quando Travaglio viene invitato ad un matrimonio chiede, per ogni bacio che elargisce, la fedina penale delle persone che non conosce. A me – tanto per parlare di cose che possono capitare a chiunque – è capitato di fare gli auguri e di “vasare”, ad un matrimonio, un po’ di persone che non conoscevo: dite che a giorni m’arriverà qualche avviso di garanzia? A Travaglio – è questo un mio personalissimo pensiero – farebbe bene un pochetto di gogna mediatica, qualche pettegoluzzo spiattellato ai quattro venti, schizzi di merda incontrollati rispediti al mittente, insomma; roba da niente, si capisce, e magari – tiè, crepi l’invidia – anche un po’ di carcere. Ma da innocente, sia ben inteso: un bell’errore giudiziario, ecco quello che ci vorrebbe. Giusto il tempo per fargli asciugare la bava alla bocca.

Nondum matura est, nolo acerbam sumere…

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…ad personam

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…e so che scherza sempre

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Più tardi, la cronista è scoppiata in lacrime: «Ho visto il gesto del vostro presidente e so che scherza sempre. So che il gesto non avrà alcuna conseguenza». (Natalia Melikova, 18 aprile 2008)

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…anche se è un semplice scherzo tra amici di vecchia data?


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“La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Così la sottomissione acquista un senso, perché non ci impone cose estranee, ma ci libera in funzione della più intima verità del nostro essere”

Benedetto XVI, 21 agosto 2005

una sputacchiera…


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Per quella parte di questo blogguzzo che è rassegna stampa, vorrei segnalarvi un articolo di Francesco Agnoli apparso stamane a pag. 2 de Il Foglio. Prima di iniziare a leggerlo (qui), fatemi la cortesia di dirmi sinceramente: come ve la immaginate una sputacchiera?

due notizie…

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Due notizie: una buona e l’altra cattiva. La buona è che Volontè è stato trombato. La cattiva è che il trombato avrà più tempo libero per scrivere ai giornali.

non mi piace infierire…


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«Non siamo riusciti a tradurre – leggo da Il Foglio – nel linguaggio di una competizione elettorale la forza di un dibattito culturale, civile, etico[...]. Il risultato delle urne è disastroso». È facile – dirà il lettore – mettersi, adesso, a maramaldeggiare su quel misero 0.4%. Facile, è vero, ma pur sempre inevitabile. M’astengo? Ma certo: non mi piace infierire. Ragiono – questo si – sui numeri ché quelli stanno li, imperituri e tetragoni pronti ad essere analizzati e interpretati per qualsiasi scopo. All’uopo. I dati sono ufficiali. Per fare un Veltroni ci vogliono 89 Ferrara; un Di Pietro ne vale circa 11. 22 Ferrara fanno un Bossi e per fare un Cavaliere, invece, ne occorrono 100. Sembra strano – e in effetti lo è – ma è la “democrazia”, anche se qualcuno preferisce chiamarla “inculata”.