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“come dicevamo noi… ”

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«Vi sarete accorti – scrive Ferrara su Il Foglio – che il conflitto di interessi del magnate dei media […], è scomparso completamente dall’agenda politica e culturale di questo paese » L’argomento è forte e la tesi è difficilmente contestabile ché il problema – per com’è stato trattato – è stato sempre strumentale e, soprattutto, lasciato (volutamente) irrisolto ché risultava sempre utile da usare – negli anni scorsi, soprattutto in campagna elettorale – per incolpare l’avversario d’una sua insita scorrettezza, d’una sua innata illegittimità a guidare il paese. «Segno – continua Ferrara – che come dicevamo noi era un argomento falso, una trovata di propaganda […] segno che in Italia non esistono le questioni vere, ma solo le ostilità faziose verso le persone erette a simboli del male per convenienza e presunta destrezza. » Ha ragione il direttore? Cazzo se ha ragione! Su un solo punto però avrei da ridire. Quando scrive come dicevamo noi…”, Ferrara omette un particolare, mente o – sputtanando la proverbiale memoria dei pachidermi – non ricorda ché nel lontano maggio del 2004 dalle colonne del suo giornale esprimeva idee diverse – molto diverse – proprio su questo stesso argomento. «Lei, gentile presidente, continua a nutrire l’illusione – scriveva il direttore – che si possa stare in politica da imprenditore curando di diventare sempre più ricchi e sempre più indifferenti alla soluzione di un gigantesco conflitto di interessi che i suoi nemici attaccano per le ragioni sbagliate, e con la coda di paglia, ma che per i suoi amici non ossequienti esiste, ed esiste anche per lei».
C’è contraddizione? Naturalmente sì, ma si dirà – e a ragione – che col tempo le idee cambiano ed è lecito sbarazzarsene come “cane morto” senza stare li a farsi troppo condizionare. Il fatto – a voler andar alla sostanza della faccenda – è che sono passati gli anni ed il conflitto d’interessi del Cavaliere è ancora li, fermo, intoccato (e, forse, intoccabile), grande quanto una casa e responsabile, almeno in parte, dell’ignobile “implosione”di questo (colpevole) centrosinistra.

…mi ritrovo da solo a pensare all’aborto!

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…li piglia per il culo?

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Usa bene il tuo voto”. Così un Berlusconi vistosamente rifatto con pugno destro in alto e bocca aperta a sfoggiare una dentatura di finissima porcellana di Capodimonte. È lo slogan che compare – l’avrete di sicuro visto – in un messaggio elettorale a pagamento de Il Popolo della Libertà. Dice il testo: “lo sbarramento [alla Camera] è al 4%: i partiti che non ottengono il 4% dei voti non eleggono alcun deputato”. La cosa sfiziosa è che ’sta roba l’ho letta stamani su Il Foglio.

Ovazione…

[ * ]

Ti avevo avvisato…

«Però l’hai chiamata crociata. Ti sei compiaciuto che fosse di parte. Ti avevo avvisato che avrebbe offeso e scandalizzato tante donne e tanti uomini, e li avrebbe drizzati contro di te, dunque contro il tuo proposito dichiarato. Hai voluto rompere, dividere». Così Sofri nel suo ultimo pamphletContro Giuliano. Noi uomini, le donne e l’aborto”.
La citazione m’è parsa attuale e condivisibile nella sua pur estrema banalità: chi semina vento – si sarebbe detto un tempo – raccoglie tempesta. A Giuliano Ferrara ieri, a Bologna, è toccato raccogliere anche qualche uova. Ma non mi pare il caso, davvero, di stare qui a sottilizzare più di tanto.

Comizio? no grazie…

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Bologna – Scontri tra manifestanti e polizia ad un comizio di Giuliano Ferrara, con anche cariche della polizia in piazza Maggiore. Appena il candidato premier ha cominciato a parlare un migliaio di persone ha fischiato e urlato, lanciando pomodori e uova. Momenti di tensione anche quando Ferrara é sceso dal palco scortato dalla polizia. Anche in questo caso ci sono stati scontri. Al termine giovani donne sono salite sul palco, hanno tolto bandiere e parlato in difesa della legge 194.

(Ansa, 2 aprile 2008)

la prova ontologica…

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Se Dio esistesse, farebbe qualcosa per Giuliano Ferrara.

…garantista? A volte.

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«È una personalità negativa sul piano giurisdizionale. E riprovevole sul piano umano». Così s’è espressa la magistrata che ha gestito il caso di Filippo Pappalardi, padre di Ciccio e Tore. Giuliano Ferrara sull’ultimo numero di Panorama fa notare i toni con cui è stata concessa la scarcerazione e si lamenta per come la magistratura ha trattato la vicenda giudiziaria del Pappalardi: «il partito preso – scrive Ferrara – è una brutta bestia. Quando ti tocca in fatti di giustizia diventa una bestiaccia deforme, mostruosa. Quando si mescola con il maltrattamento della cronaca a mezzo stampa e tv, questa bestia letteralmente ti ingoia». Ancora una volta è stato costruito il mostro e sbattuto in prima pagina, ancora una volta il poveruomo di turno è stato vittima dell’assurda giostra mediatica e, nuovamente, il paradigma s’è deformato: colpevole fino a prova contraria. «E sapete – scrive Giuliano – da dove deriva questa sicumera nel giudizio? La gente tifa per i bambini, e vorrei vedere. Le si dà in pasto la definizione sommaria di un cattivo padre…», et voilà.
Provate, adesso, a cambiare prospettiva e tramutate il tifo per i bambini in tifo per gli embrioni e vedrete che anche in questo caso il paradigma del garantista salta e va a puttane ché anche quella del “ginecologo assassino” che lavora in una clinica sulla cui facciata d’ingresso andrebbe scritto “Abort macht frei” è definizione sommaria che «letteralmente ti ingoia». Non trovate? Però l’elefantino preferisce prodursi, questa volta, esclusivamente sullo scempio giudiziario di Gravina, nella difesa di quell’uomo che ha comunque preferito far nascere i suoi bambini piuttosto che abortirli quand’erano inermi embrioni. Anche se poi li picchiava. Però, cazzo, li ha fatti nascere e questo – solo questo – gli da il diritto d’essere trattato da presunto innocente.

Gente un po’ bastarda…

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«Genova, bimbo ucciso per un reality. Lo racconta Repubblica, dopo il solito tentativo di attribuire chissà quali altri delitti ambientali alla nostra limpida campagna per la vita e contro l’aborto, alimentato da quel disgraziato di Bobo Craxi e dal “ministro delle Impari Opportunità di morire” Barbara Pollastrini e da altri ego collettivi molto dementi. Gente un po’ bastarda, pronta a addossare a noi la colpa di un suicidio».

Giuliano Ferrara , 14 marzo 2008

cubitale…

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«Sulle porte delle cliniche abortiste – ha dichiarato Giuliano Ferrara – dovrebbe esserci lo slogan: “Abort macht frei“, così come all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau c’era scritto “Arbeit macht frei“». Sulla porta del direttore de Il Foglio, invece, ci starebbe benissimo – ma questo, si badi, è mia opinione – lo slogan, in tedesco, d’un Trapattoni d’annata: «Strunz!». Cubitale.