Una merda d’artista…

manzoni

Si prenda questa dichiarazione: «Non penso che la mammografia non sia utile o necessaria. Anzi penso che sia utilissima. Ce l’avevo con la cattiva informazione che fa credere che facendo questo esame non venga il tumore». Bene, prendetevi il tempo necessario a rileggerla con calma e, appena fatto, confrontatela con quest’altra: «la differenza di mortalità tra chi la fa e chi non si sottopone alla mammografia ogni due anni è di due su mille».
Entrambe le dichiarazioni — roba da non crederci, eh — vengono dallo stesso ometto: in meno di dodici ore, Beppe Grillo, pur di non ammettere di aver detto una cazzata grande quanto una montagna, è passato dall’affermare che l’esame diagnostico era utile nel 2 per mille dei casi — dico due per mille — a un 100 per cento dei casi trattati e — qui, se permettete, è  il punto — senza mai citare le fonti da cui ha attinto questi dati. Non solo: pur di non ammettere la colossale cazzata, che ti fa l’artista? Mi propone una spiegazione la cui logica a cazzo di cane prevede un’unica e sensata obiezione: “di grazia — andrebbe da dirgli in faccia — citami gli articoli dove hai letto che la mammografia viene usata a mo’ di vaccino antitumorale”. Come? Dici che non li trovi?! Un attimo! Da questa parte, prego. Procedere lentamente, mi raccomando. Occhio, prego, ché un camion in retromarcia è sempre un camion in retromarcia. Piano… piano… ancora un poco. Ecco, stop. Prego sganciate i fermi posteriori e azionare la leva per sollevare il cassone. Giù, giù col letame sul qui presente artista. Grazie.

è solo tempo perso…

Grillo

Certo, certo che mi ricordo di te. Abbiamo anche seguito quel corso assieme: mi ricordo, mi ricordo bene. Dici che non ti sei mai interessato di politica ma che ‘stavolta è cosa diversa. E ti credo! Certo che ti credo! Ah… capisco: pure a Roma sei stato? ‘Sticazzi! Come? I Meetup… Ah, sì… i Meetup. Capisco. Ma sai, devo essere sincero, no, non ho voglia di discutere con te né di Grillo né del vostro movimento-penta-stellare. Come? Dici che sbaglio? Può essere. Ma, te lo ripeto, lentamente: non-ne-voglio-parlare. Sì, il problema – scusa la sfacciataggine – sei tu: sei in quello stato in cui non ha senso discutere: è solo tempo perso. Per te, ora, conta solo evangelizzare e io, caro mio, non ho alcuna intenzione di farmi evangelizzare dalla tua fede neosfascista.
Mah, che dirti: davvero non so che replicare. Hai tutto il diritto di sentirti offeso, di togliermi il saluto… ma – caro il mio evangelizzatore – io me ne sbatto allegramente i coglioni.
E no, no che non spenderò una – dico una – parola per farti cambiare idea: è giusto che tu percorra, in piena autonomia, fino in fondo, la tua parabola (discendente) verso la delusione; che ti schianti contro al muro della disillusione. Ci siamo capitati tutti, e non è giusto che io ti privi di quest’esperienza formativa. Abbiamo pagato, paghiamo e pagheremo tutti – mannaggia il cazzo! Ma del resto – Historia Magistra etc. etc. – è stato sempre così. Si chiama democrazia, anche se somiglia a un cazzo in culo.