Ci informano che questa tredicenne pugliese è stata stuprata dal nonno e dallo zio, e ora è incinta. Urge consulto col vescovo – presto, chiamatelo! – non vorrete mica farvi scappare la solita minaccia di scomunica latae sententiae? Ditegli di leggersi un po’ di letteratura in merito: citategli quel buontempone del cardinal Alfonso Lopez Trujillo, ad esempio. E già che ci siete, avvisate pure il Foglio, vi prego – ma presto, per dio!
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L’eutanasia fatta in casa, come tradizione impone, sganciando un centone all’infermiere di turno per l’overdose di morfina, quel rituale carico di ammiccamenti, di mezze verità e di ipocrita complicità – tutto questo, dico – non fa assolutamente schifo a Giuliano Ferrara: “Puoi rifiutare una cura e lasciarti morire. È un fatto. Ma una legge che stabilisca questo fatto come diritto è un’altra cosa.” – l’aveva scritto un po’ di tempo fa su Il Foglio. Perché scrivo questo? Perché stamani il direttore è schifato, e pure assai. Avrà mangiato pesante? Può essere. Ma – a dar retta a quello che scrive – non è questo a schifarlo: c’è l’ha a morte con quanti hanno sperato che Eluana potesse finalmente riuscire ad ottenere quello che voleva e, soprattutto, ce l’ha con Beppino Englaro che, “pronto al comizio e al talk show”, s’è permesso di “dare voce a tutti gli altri dopo Eluana”. Questo comportamento , per il direttore, è roba ributtante, da far voltar lo stomaco: “Non ho mai provato un simile schifo in vita mia” – ha scritto in chiusura al suo articolo. E – udite udite – non solo l’ha scritto ma lo ha anche ripetuto dai microfoni di Radio24 – a Parliamo con l’Elefante – battibeccando con l’amico Gad Lerner.
Non è il caso di star qui a ribattere quel cumulo di stronzate che il tipo va dicendo e scrivendo da diverso tempo ché a farlo si rischia di fare pure brutta figura. Però, credetemi, è davvero avvilente sentire ripetere quelle stesse cose dalla viva voce di Giuliano Ferrara – fa impressione, davvero. Avvilente anche leggerle, ma sentirle avvilisce di più.

«È perfettamente logico che i soppressori di disabili scelgano soluzioni che non lasciano tracce. Vuoi cremare un famigliare? Hai qualcosa da rimproverarti. » Così Camillo Langone (Il Foglio, 12.2.2009) nella sua rubrichetta Preghiera. Stando a quanto afferma il giornalista, nella cremazione sarebbe evidente un desiderio di neutralizzare il senso di colpa. E, volendo cavillare, – sto estendendo il ragionamento di Langone, sia ben chiaro – nello spupazzarsi un morto, magari sbaciucchiandoselo ben bene dopo averlo cavato da sotto terra, vi sarebbe il desiderio di rispettarlo oltre la morte… Necrofili del cazzo.

Ieri in coda alla sua rubrica su Il Foglio, Adriano Sofri segnalava un caso capitato nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo fiorentino. Sul blog della deputata radicale Donatella Poretti c’è la denuncia: “dopo essere rimasti senza acqua calda e termosifone per molti giorni a dicembre, l’impianto dell’ala ristrutturata (consegnato a settembre 2007) fa uscire dai rubinetti solo acqua calda, e così gli internati per berla devono metterla a raffreddare alla finestra!”. Chiosa Sofri: “Cose da pazzi, no?”. E certo che sono cose da pazzi, cose tipicamente italiane, dunque.

Davvero incredibile. A chi mi avesse detto che un giorno avrei incominciato ad usare con regolarità il mio account su facebook, avrei riso in faccia. E invece, l’ammetto, mi sbagliavo. Ci voleva Annalena Benini, con un suo articoluzzo sparato in prima pagina ieri su Il Foglio, a farmi cambiare idea. Dice – la Benini – di dover “denunciare la pericolosità sociale dell’aggeggio sfasciafamiglie” e io mi convinco: facebook va usato a sbafo. Foss’anche a sproposito, ma va usato.

Splendente come non mai – come dubitare? – Giuliano Ferrara scrive stamani, in prima pagina, su Il Foglio: «La mia opinione laica e devota è che nel rapporto privato tra una persona e un medico, tra familiari e amici, nella relazione speciale con una suora o un prete, insomma in un rapporto di cura e carità, tutto può succedere, anche la preghiera di essere aiutati in certe circostanze a passare un confine ha diritto di essere ascoltata senza ipocrisie. Non in nome di una idolatrica dignità del morire, bensì della pietà che sempre e da sempre supera ogni legge». E qui, in punta di piedi, farei notare l’assurda conseguenza di questo ipocrito argomentare: nel diritto positivo sia esclusa la possibilità di dar corso a qualunque atto eutanasico ché solo in nome della pietà – nell’illegalità, mi par di poter affermare – un atto del genere può essere tollerato. Meglio non parlare apertamente di certe faccendacce: renderle legali servirebbe solo a pubblicizzarle e a dare scandalo. Meglio, molto meglio, agire nel silenzio dell’illegalità dove, per l’appunto, «tutto può succede» ché «è inevitabile – lo diceva quel tale – che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! ».

Un po’ di giorni fa su il Foglio, Sofri (quello grande, ovviamente) descrisse il reato di clandestinità come «la persecuzione penale di una persona non per un suo atto, ma per il suo luogo di nascita». Bella definizione: liscia come una lapide. Di meglio – dico per davvero – non sarebbe stato possibile scrivere. Chapeau.
Giuliano Ferrara, rispondendo ad un lettore, commenta sarcastico la notizia di Capezzone portavoce di Berlusconi. Nella sua letteruzza, infatti, il lettore de Il Foglio, assai perfidamente, cita un paio di dichiarazioni – con tanto di data – nelle quali l’ex segretario dei Radicali ha dato a Berlusconi del matto o del cialtrone e Ferrara, di punta ma pur “senza rancori”, attacca la risposta con un “[t]utti hanno diritto a una fetta di torta. Ma qui si esagera un poco, detto senza niente di personale…”. Si esagera? Certo che si esagera. Soprattutto se si pensa che a sottolineare l’incoerenza di Capezzone (e del cosiddetto “ Grande Anarca”) sia un trasformista della politica come Giuliano Ferrara.

Per quella parte di questo blogguzzo che è rassegna stampa, vorrei segnalarvi un articolo di Francesco Agnoli apparso stamane a pag. 2 de Il Foglio. Prima di iniziare a leggerlo (qui), fatemi la cortesia di dirmi sinceramente: come ve la immaginate una sputacchiera?

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