
«Prima dell’ambiente – sostiene Livio Caputo su Il Giornale – sarà meglio salvare l’economia». Vuoi mettere la soddisfazione di morire con un bel gruzzolo messo da parte?

«Prima dell’ambiente – sostiene Livio Caputo su Il Giornale – sarà meglio salvare l’economia». Vuoi mettere la soddisfazione di morire con un bel gruzzolo messo da parte?

«In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri».

«[N]essuno può pretendere di farsi pagare da un editore per esprimere idee in contrasto con la linea editoriale e ritenute offensive dalla maggior parte dei lettori. »

Continua la campagna de Il Giornale per convincerci che in Italia il Razzismo non esiste. In prima pagina, stamani, un titolo che da solo varrebbe il Pulitzer: «La somala fermata a ciampino? Aveva precedenti per droga». Lasciando perdere quel “la somala” che , da solo, suona già come una condanna, faccio davvero fatica a capire il nesso tra l’aggressione (presunta) da parte dei poliziotti e i “precedenti per droga” ché, da quello che mi risulta, non c’è alcuna deroga ai diritti per chi ha avuto precedenti per droga. Nessuna.

«Falcone e Borsellino – scrive Eugenio Scalfari nel suo ultimo pistolotto domenicale – non erano giudici giudicanti ma magistrati inquirenti. Mi domando se avrebbero potuto operare con l’efficacia con cui operarono senza il sostegno di una pubblica opinione esaurientemente informata». E chi se lo ricordava? Cioè, voglio dire, voi ricordavate che l’opinione pubblica fu esaurientemente – oltre che correttamente – informata sull’operato del giudice Falcone? A me pareva… ma sicuramente ricordo male. Per sincerarmi – ché sono uno che non si fida io –, prendo la scaletta, salgo agli scaffali alti della libreria, piglio il faldone coi ritagli dei giornali accuratamente conservati e m’accingo a cercare – tra uno starnuto e l’altro – qualche trafiletto che m’illustri quanto leale fu la stampa d’allora nei confronti di Falcone.
Manco il tempo di scendere dalla scaletta e mi capita sotto gli occhi un articoluzzo di Filippo Facci del 2007 (qui c’è la versione elettronica), nel quale è scritto:
[...] il comunista Gerardo Chiaromonte, defunto presidente della Commissione Antimafia, circa la bomba ritrovata nella casa al mare di Falcone, all’Addaura, scriverà così: «I seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità». E la voce circolò.
Così, quando Falcone accettò l’invito del ministro della Giustizia Claudio Martelli a dirigere gli Affari penali, la gragnuola delle accuse non poté che aumentare. L’obiettivo di Falcone era creare strumenti come la procura nazionale antimafia, ma in sostanza fu accusato di tradimento. Si scagliò contro di lui il Giornale di Napoli: «Dovremo guardarci da due “Cosa nostra”, quella che ha la Cupola a Palermo e quella che sta per insediarsi a Roma». Così Sandro Viola su Repubblica: «Non si capisce come mai Falcone non abbandoni la magistratura… s’avverte l’eruzione d’una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste dei guitti televisivi». L’Unità, due mesi prima che Falcone saltasse in aria, fece scrivere un corsivo al membro pidiessino del Csm Alessandro Pizzorusso: «Falcone superprocuratore? Non può farlo, vi dico perché». È la stessa Unità che poco tempo prima aveva titolato così: «Falcone preferì insabbiare tutto».
Azz… Scalfari mi porta a esempio l’efficacia e la correttezza dell’informazione sul caso Falcone quando in realtà ci fu una campagna diffamatoria coi controcazzi proprio da parte della stampa di sinistra! Ci vuole proprio una faccia di bronzo a contare sulla mancanza di memoria dei lettori… È teoria tutta personale: il fondatore spara cazzate perché sa che nessuno può passare la vita a salire e scendere da una scaletta.