Archivi dei tag: Ipocrisia

la domanda…

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«Ci dica – così Lamberto Dini sfidava Prodi – dove va a prendere i soldi. Mi pare che l’intenzione sia quella di dare con una mano e riprendere con l’altra». Era il 26 dicembre del 2007. La richiesta era precisa; la domanda non ammetteva alcun svicolamento asciutta e polemica com’era. Del resto se qualcun altro a quell’epoca avesse provato a rovesciare le parti e, con fare preciso, avesse chiesto la stessa cosa a Lamberto lui una risposta secca e circostanziata – su dove andava a prendere i soldi, dico – l’avrebbe saputa dare. Non so se con qualche imbarazzo, ma l’avrebbe saputa dare…

il rispetto dell’autentica democrazia…

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Una delle tante leggine ad hoc approvata – manco a dirlo – con voto bipartisan a inizio 2006 (un filino prima di andare a votare, insomma) stabilì il diritto dei partiti a continuare ad incassare i rimborsi elettorali anche in caso di voto anticipato. Ovvero, tradotto in concreto, nella situazione attuale se si andasse alle urne (ipotesi assolutamente non improbabile) tutti i partiti incasserebbero, fino al 2011, rimborsi elettorali doppi: quelli maturati per la quindicesima legislatura e quelli relativi alla sedicesima. Pignolerie (da cinquecento milioni di euro) direte voi? Può essere. Eppure l’affaire deve far gola veramente tanto e, vi dirò di più, dev’essere talmente gustoso e provocante da render sordi anche i più ricettivi a certi richiami. Monsignor Bretori – tanto per esser chiari – se n’è uscito l’altro giorno dicendo che «La soluzione alla crisi di governo dovrebbe nascere da un accordo fra le parti e deve avere come proprio orizzonte il rispetto dell’autentica democrazia». Il messaggio è chiaro e non necessita di interpretazioni alcune: no alle elezioni anticipate dice il prelato. Eppure il centrodestra (An, Lega e persino l’Udeur) dinanzi ad un parere così illuminato – è sempre stato questo il loro modo d’interpretare l’ingerenza clericale – sempre ispirato al “bene comune” e dunque legittimo e prezioso, finge di non capire, di non sentire, fottendosene allegramente dell’espressione dei più sacri ed inviolabili valori della tradizione occidentale, cioè quelli cristiani. Strano vero?

che gran figlio di puttana…

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«La realtà concreta dell’aborto – ha detto il cardinal Ruini l’altra sera da Ferrara – é la soppressione di un essere umano vivente». Si badi – e qui Camillo è pronto a sottolinearlo – che lui, quando parla di aborto, non usa la parola «omicidio» ché è parola «violenta» oltre ad avere connotazione di «ostilità e inimicizia»; preferisce – il chierico – in spirito affettuoso e amichevole, parlare, semplicemente, di «soppressione di un essere umano vivente». Per il cardinale – e qui è chiaro e fermo nel rispondere ad una domanda di quell’omone che, dirimpetto, lo slinguazza ben benino – il no all’aborto non é questione legata alla negazione del diritto di autodeterminazione della donna ché «l’obiezione – dice il cardinale – é falsa in radice e va rovesciata» in quanto la donna che abortisce non è libera «e diventa libera se le si da la possibilità concreta di non abortire». Possibilità, pare, essere cosa fattibile oltre che economicamente conveniente ché, a non voler star lì a tirar sul prezzo, con 700 euro si riesce a convincere un’avida puttana a non abortire. Inoltre – e qui il gesticolare del prelato diventa ampio e nevrotico – la Chiesa anche giudicando la 194 una legge «intrinsecamente cattiva» non ne chiede, al momento, l’abrogazione così come non chiede il divieto per legge della contraccezione. Insomma queste donne potrebbero (e dovrebbero) ringraziarli piuttosto che stare lì a mugugnare… e che cazzo!
A domanda diretta – «perché la Chiesa è contraria agli anticoncezionali?» – rivoltagli da quel paralume della Ritanna risponde (?) Ruini: «La Chiesa non intende in alcun modo imporlo [il divieto del preservativo, ndr] come legge dello Stato. Si tratta di una scelta etica che la Chiesa ritiene sia corrispondente alla natura profonda del rapporto fra l’uomo e la donna. [...] Capisco che questo oggi é particolarmente difficile da far comprendere, ma questo ha delle ragioni profonde, e io credo che c’è una logica che ha portato alla negazione di questo principio… a un progressivo deterioramento del costume morale che noi vediamo essere sotto gli occhi di tutti e che porta anche a delle gravi conseguenze sociali». Avete capito qualcosa? Beati voi, ché io – e sono sincero – non c’ho capito un cazzo. Eppure – vi invito a controllare – la sbobinatura è abbastanza fedele (il citato, controllate, è tra 12:20 e 14:57). Fumo, tanto fumo… e tutto, semplicemente, per non rispondere ad una domanda diretta, chiara e precisa. Quanta ipocrisia. Epperò, e qui chiudo il post, poiché stasera anch’io non ho voglia di usare parole ostili e dure, per definire sua eminenza non userò «ipocrito pezzo di merda» ché è concetto violento (e che ha pure, diciamolo, una connotazione di «ostilità e inimicizia» ): dirò, semplicemente, «che gran figlio di puttana».

coerenze…

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«Se Berlusconi vuole tornare a Palazzo Chigi ci vada con Veltroni, perché con me ha chiuso»

Gianfranco Fini, 20 novembre 2007

«Berlusconi è il candidato premier del centrodestra. Non sono cambiate le condizioni rispetto a due anni fa, visto che la legge elettorale è la stessa. Casini? Sono sicuro che non andrà mai con la sinistra e che non non darà mai vita ad un centro autonomo. E prenderà atto che non ci sono le condizioni per un governo tecnico. A quel punto farà insieme a noi un programma comune».

Gianfranco Fini, 25 gennaio 2008

(auto-)lavaggio di coscienze…

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Il cardinale lancia l’iniziativa e dice: «Chiediamo a tutti di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave é stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime». L’intervista è stata pubblicata dall’Osservatore Romano; il porporato intervistato è Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero. Nella sostanza l’alto prelato ha intenzione d’indire una Giornata del Perdono in cui — com’è prassi oramai — la Chiesa di Roma non porge le scuse — né, figuriamoci, ripaga col vil denaro le vittime — ma si autoassolve davanti a Dio. Accidentalmente, mentre è tutta intenta a incensarsi e a prostrarsi davanti al suo superiore, infila dentro al pacchetto delle sue colpe anche le atrocità che le vittime di turno (bambini inculati nelle sagrestie, scienziati costretti all’abiura, filosofi bruciati in piazze, ebrei perseguitati … ) hanno subito. Il tutto — come in questo caso — avviene senza mai indicare chiaramente l’atto d’imputazione: si fa ben attenzione a tenersi sul vago ché tanto Dio sa già tutto, non ha bisogno dei capi d’accusa precisi. E — magicamente — in tutto questo prostrarsi e contrarsi avviene — a sentir loro — l’atto del ripago: vittime e carnefici mescolandosi fanno la pace; i primi riacquistano «la dignità», gli altri invece riacquistano credibilità.
Insomma l’ipocrita iniziativa — ché, diciamolo francamente, siamo di fronte ad un distillato d’ipocrisia — si presenta come un pregevole servizio di (auto-)lavaggio di coscienze che — per quanto accurato e ben orchestrato — non riuscirà assolutamente (leggo che anche Ivan la pensa come me) a pulire quelle imbarazzanti macchioline di sperma lasciate sui sacri paramenti.