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A me sembra di no

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Sono un laico che ha un profondo rispetto per le idee della religione, di ogni religione, e penso che sia legittimo che la Chiesa le promuova verso chi crede. Tuttavia in Italia ci sono dieci milioni di cittadini che ufficialmente si dichiarano non credenti e diversi milioni che si definiscono parzialmente credenti. Credo che si debba tenere conto anche delle loro idee, soprattutto dei loro diritti. Mi ritrovo nelle parole che scrisse Indro Montanelli «Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto a restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla Dottrina… ma che essa pretenda d’imporre questi comandamenti anche a me che non ho la fortuna di essere credente, cercando di travasarli nella legge civile in modo che diventi obbligatorio anche per noi non credenti, è giusto? A me sembra di no.»

Umberto Veronesi, Non vince la Scienza (14.11.2008)

Ché poi ci rimaniamo male

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Mi va benissimo l’entusiasmo: è una cosa bella e ne dovremmo avere tutti un po’ di più. Per carità, dunque: ben vengano le iniezioni di buon umore, di speranza, di gioia. Servono (soprattutto in questo periodo, poi). Però, da italiani, credo che l’eccitazione per i cambiamenti americani sia un tantino fuori luogo ché voi davvero vi siete svegliati in un mondo nuovo e migliore dopo l’elezione di Obama? No dico, guardatevi intorno e ditemi se davvero lo percepite questo cambiamento… E così, giusto per n’anticchia di prudenza, non mi spingerei troppo con questo entusiasmo collettivo che, in certune occasioni, sfiora (se non supera, addirittura) il ridicolo. Non sarebbe il caso di attendere il compimento delle promesse prima di gioirne o di provarne orrore? Foss’anche, di converso, per evitare inutili allarmismi. Un esempio? A pagina 8 del Corriere della Sera di oggi, leggo che “nelle pieghe della posizione ufficiale [del Vaticano] si intravede un filo di disappunto per le dichiarazioni di John Podesta” circa la paventata cancellazione di duecento provvedimenti voluti da Bush (tra i quali spiccano le restrizioni alla ricerca sulle staminali e all’aborto). I vescovi storcono il nasino e i laicisti, sotto sotto, se la godono. Ma, ancora una volta, è un tantino prematuro. Vedremo. Per ora c’è solo da sperare – per chi è d’accordo e per chi non lo è, dico. E comunque (e come al solito, purtroppo) noi qui in Italia è inutile – a favore o contro – che fibrilliamo per le annunciate scelte liberal del neo-eletto presidente: il fatto è che abbiamo, obtorto collo, un formidabile filtro allo splendore americano, se vi fosse. I cattolicisti c’hanno Berlusconi & C. mentre i laicisti devono accontentarsi del Partito Democratico. E dove cazzo credete di poter arrivare con Bondi, Veltroni, Cicchitto, Rutelli, Fassino, Bindi e, giù giù, a finire con la Binetti, Volontè e Adinolfi? Davvero pensate che questi – nell’uno e nell’altro schieramento, dico – riuscirebbero a farci godere, qualora vi fosse, la rivoluzione americana? Vedremo. Già vedremo. Ma risparmiamoci, almeno, le erezioni anticipate. Ché poi ci rimaniamo male. Tutti.

…nazione di distratti

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«Quell’emendamento – ha dichiarato l’altro giorno Tremonti – è fuori dalla logica del governo: o va via quell’emendamento o va via il ministro dell’Economia».
L’emendamento che ha fatto incazzare il ministro è il cosiddetto “salva-manager” ovvero l’articolo 7-bis contenuto nel decreto Alitalia: “le dichiarazioni dello stato di insolvenza [...] sono equiparate alla dichiarazione di fallimento [...] solo nell’ipotesi in cui intervenga una conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell’ammissione alla procedura”. Detto diversamente: per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l’impresa si trovi in stato di fallimento. Mossa politica – è parer tutto personale, si badi – azzeccatissima, ché in un sol colpo il ministro ha dimostrato quanto narcotizzata sia l’opposizione e, soprattutto, quanto la sua parola conti all’interno del centrodesta (“Io – ha dichiarato Berlusconi – non ne ero a conoscenza ma ho avuto garanzia da Tremonti che è stato tolto” ). Si dira: ma dov’era Tremonti quando al Senato il decreto fu votato in prima lettura? Vero – me lo chiedo anch’io, in effetti –, ma mi gioco un testicolo che nella mente di tutti rimarrà solo il ricordo del plateale punto messo a segno l’altro giorno, ché – lo scrive Geminello Almi in Una repubblica fondata sulle rendite – “la nostra è nazione di distratti in cui tutto si scorda a memoria”.

… europa.zip

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Col caldo – sarà sicuramente colpa del caldo – gli si son ristrette le mire di statista ché meno di un mese fa diceva che era l’Europa intera a necessitare di un “drizzone”. Adesso parla già solo dell’Italia.

…essi fraternizzano

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«Ora, degli italiani piccolo-borghesi si sentono tranquilli davanti a ogni forma di scandalo, se questo scandalo ha dietro una qualsiasi forma di opinione pubblica o di potere; perché essi riconoscono subito, in tale scandalo, una possibilità di istituzionalizzazione, e, con questa possibilità, essi fraternizzano. »

Pier Paolo Pasolini