“È risaputo che il popolo, in Italia, se pur va dietro a chi comanda, ha in uggia i cortigiani, li vorrebbe morti, gode a saperli in disgrazia, e ride in cuor suo più di certi funerali che di certi banchetti: per avere il popolo amico, basta aver nemici i cortigiani. Si è dato il caso più volte, in questi ultimi anni, di galantuomini applauditi in piazza sol perché ingiuriati e avversati nelle anticamere di Palazzo Chigi. Gli italiani non soffrono intermediari fra loro e chi comanda”
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“[L'italiano] non è associabile – è scritto così, su Wikipedia – a un’unica stirpe originaria, in quanto il popolo italiano è piuttosto il risultato di un amalgama di numerose componenti distinte, spesso peraltro affini, che contribuiscono a determinare la forte differenziazione regionale nettamente percepibile ancora oggi”. Una così marcata mescolanza di patrimoni genetici, l’appurata assenza di una etnia italiana e quel mezzo metro di cretino se ne esce col suo “no a un’Italia multietnica”. Qualunque cosa volesse dire, non può che essere una cazzata.

I radicali hanno reso pubblico un documento sulla “peste italiana”: «Le regole democratiche che i padri costituenti intesero porre alla base della Carta fondamentale dello Stato – riporto quanto è scritto nel comunicato di presentazione del documento – sono state, da subito ed in maniera ampia, disattese dai partiti, che si sono impadroniti del sistema politico-istituzionale del nostro Paese. Nei decenni successivi il processo degenerativo ha investito tutti gli organi e le istituzioni repubblicane, via via erodendo lo Stato di diritto per finire ai giorni nostri, dove il processo di svuotamento e di svilimento della Costituzione viene a compimento in maniera così eclatante, oltre che condivisa». In breve: siamo gestiti da autentici pezzi di merda. Da quello che se n’è detto alla presentazione e da quel poco che sono riuscito a leggere, pare un lavoro fatto assai bene, solido e ben documentato. Adesso basta che gli italiani – quelli che avranno voglia di leggersi il documento, dico – sappiano essere coerenti e tutto è fatto.
Bene!, direte voi. Col cazzo, ribatto io. Il fatto è che la coerenza è contro natura, roba difficile da accettare tra i vivi, ché – è cosa risaputa – i soli a questo mondo ad essere perfettamente coerenti sono i morti.

«Ho preparato una direttiva che invierò presto a tutti i prefetti perché fatti come quelli avvenuti davanti al Duomo di Milano non abbiano più a ripetersi»
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

«Le parole del presidente Napolitano, come sempre
sanno cogliere i sentimenti e le preoccupazioni del popolo italiano. »
«Bravo presidente, 10 e lode: è stato un discorso di
un riformista
a tutto tondo. E’ riuscito a parlare al cuore e ha toccato
le corde del cuore del Paese. »
«Un discorso di straordinaria autorevolezza.
Finalmente parole di verità sulla crisi,
parole che spazzano via banalità e sottovalutazioni. »
«Il richiamo del capo dello Stato alla corresponsabilità
tra maggioranza e opposizione per affrontare
al meglio la grave crisi economica trova pronta e
disponibile l’Italia dei valori. »
«Condividiamo pienamente il discorso del presidente
della Repubblica, che ha inquadrato con realismo
la difficile situazione economica e sociale che l’Italia,
con l’Europa, deve saper affrontare. E’ anche importante
il richiamo che il presidente ha voluto fare a un confronto
civile e costruttivo tra le forze politiche. »
«Da Napolitano è venuto un grande appello alla
responsabilità e alla coesione sociale.
Mi sembra la cifra esatta per affrontare le difficoltà che
il Paese sta vivendo. Centrale è stata l’attenzione ai lavoratori,
ai cittadini più deboli ed in particolare alle famiglie
in difficoltà. »
Come vendere aria fritta spacciandola per gustosa novità culinaria: parole avvolte in una friabile meringa lessicale che è l’insuperabile esca dell’ipocrisia tipica della politica italiana. Napolitano, col suo discorsino di fine anno, è piaciuto quasi a tutti. E non ha detto un cazzo. Del resto – è la regola che lo impone – l’unico modo per piacere quasi a tutti è non dire un cazzo.

È la conferma che, in questo paese, ci troviamo a galleggiare in un mare di merda. “Interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale”. È quanto ha stabilito il ministro Sacconi con un atto di indirizzo che, di fatto, renderà illegale per qualsiasi struttura pubblica e privata sul territorio nazionale l’adempimento della volontà della famiglia Englaro. Volontà – vale la pena ricordarlo – che era stata autorizzata, un mese fa circa, da una sentenza della Cassazione. Un modo come un altro – l’ennesimo, direi – per mettere sotto i piedi lo stato di diritto; una disposizione che imporrà di vegetare anche a chi non volesse. Corpi nutriti a forza, contro le disposizioni. Fossimo coscienti non si permetterebbero mai di nutrirci contro la nostra volontà ché il rischio di trovarsi il cibo sputato in faccia sarebbe alto. Ma al minimo cenno di incoscienza e fino a quando il nostro cadavere sarà caldo, con le nuove disposizioni, dovranno farlo. In Italia.

«C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo da parte della Chiesa cattolica.»
Antifascista prima e adesso anticlericale: caro Gianfranco, lei mi delizia.

«Per quanto si discuta su cosa cambiare e cosa no della Costituzione, certamente – dice il Presidente Napolitano – i princìpi fondamentali sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o di alterarli». Berlusconi, dal canto suo, fa spallucce ché lui della Costituzione non ha mai pensato di modificare nessun princìpio. Tuttalpiù, allegramente, ci piscia sopra.

Sono un laico che ha un profondo rispetto per le idee della religione, di ogni religione, e penso che sia legittimo che la Chiesa le promuova verso chi crede. Tuttavia in Italia ci sono dieci milioni di cittadini che ufficialmente si dichiarano non credenti e diversi milioni che si definiscono parzialmente credenti. Credo che si debba tenere conto anche delle loro idee, soprattutto dei loro diritti. Mi ritrovo nelle parole che scrisse Indro Montanelli «Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto a restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla Dottrina… ma che essa pretenda d’imporre questi comandamenti anche a me che non ho la fortuna di essere credente, cercando di travasarli nella legge civile in modo che diventi obbligatorio anche per noi non credenti, è giusto? A me sembra di no.»

Mi va benissimo l’entusiasmo: è una cosa bella e ne dovremmo avere tutti un po’ di più. Per carità, dunque: ben vengano le iniezioni di buon umore, di speranza, di gioia. Servono (soprattutto in questo periodo, poi). Però, da italiani, credo che l’eccitazione per i cambiamenti americani sia un tantino fuori luogo ché voi davvero vi siete svegliati in un mondo nuovo e migliore dopo l’elezione di Obama? No dico, guardatevi intorno e ditemi se davvero lo percepite questo cambiamento… E così, giusto per n’anticchia di prudenza, non mi spingerei troppo con questo entusiasmo collettivo che, in certune occasioni, sfiora (se non supera, addirittura) il ridicolo. Non sarebbe il caso di attendere il compimento delle promesse prima di gioirne o di provarne orrore? Foss’anche, di converso, per evitare inutili allarmismi. Un esempio? A pagina 8 del Corriere della Sera di oggi, leggo che “nelle pieghe della posizione ufficiale [del Vaticano] si intravede un filo di disappunto per le dichiarazioni di John Podesta” circa la paventata cancellazione di duecento provvedimenti voluti da Bush (tra i quali spiccano le restrizioni alla ricerca sulle staminali e all’aborto). I vescovi storcono il nasino e i laicisti, sotto sotto, se la godono. Ma, ancora una volta, è un tantino prematuro. Vedremo. Per ora c’è solo da sperare – per chi è d’accordo e per chi non lo è, dico. E comunque (e come al solito, purtroppo) noi qui in Italia è inutile – a favore o contro – che fibrilliamo per le annunciate scelte liberal del neo-eletto presidente: il fatto è che abbiamo, obtorto collo, un formidabile filtro allo splendore americano, se vi fosse. I cattolicisti c’hanno Berlusconi & C. mentre i laicisti devono accontentarsi del Partito Democratico. E dove cazzo credete di poter arrivare con Bondi, Veltroni, Cicchitto, Rutelli, Fassino, Bindi e, giù giù, a finire con la Binetti, Volontè e Adinolfi? Davvero pensate che questi – nell’uno e nell’altro schieramento, dico – riuscirebbero a farci godere, qualora vi fosse, la rivoluzione americana? Vedremo. Già vedremo. Ma risparmiamoci, almeno, le erezioni anticipate. Ché poi ci rimaniamo male. Tutti.
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