
«L’azione concreta dei governi nei confronti dei privilegi economici ecclesiastici costituisce, assai più delle enunciazioni di principio, un indicatore infallibile del grado di riformismo. Nell’ultimo secolo di storia, sempre le grandi forze riformiste in Europa hanno messo in dubbio e ridotto nei fatti i privilegi economici di cui gode la chiesa; sempre i regimi reazionari li hanno aumentati. Nel primo caso, tanto più li hanno ridotti, quanto più erano progressisti. Nel secondo, tanto più li hanno accresciuti, quanto erano retrivi. A questo punto, rimane soltanto da chiedersi se in Italia sia ancora mai apparsa una grande forza riformista e modernizzatrice, al di là degli slogan. »
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