Tag Archive for 'la Repubblica'

troppi film…

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Il miserabile spettacolo del decreto anti-crisi è un misto tra il teatro di Ionesco e l’opera dei pupi. C’è l’assurdo: il governo impone con una mano la conversione di un primo “provvedimento urgente” infarcito di errori ed orrori, con l’altra ne presenta un secondo che riscrive quello appena approvato. C’è la farsa siciliana: il Parlamento svilito nella quinta di un’opera buffa, dove gli eletti del popolo, povere marionette, si scambiano legnate fragorose ma inutili.

Massimo Giannini, 30 luglio 2009

Com’è che ve lo immaginavate, voi, un colpo di stato? Coi cingolati a bloccar le strade, gli arresti in massa, emittenti radio/televisive occupate e, magari, il coprifuoco? Avete visto troppi film.

rara avis…

il sollazzo…

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Scrive D’Avanzo, stamani, su la Repubblica: «Si può immaginare che a Palazzo Grazioli ci sia come “un’unità di crisi”, per lo meno dal 3 maggio quando Veronica Lario ha lanciato il suo j’accuse politico contro il marito premier». Uno staff di illustri professionisti «che mett[ono] insieme i cocci delle troppe contraddizioni; t[engono] i contatti con i protagonisti e sotto controllo coloro che potrebbero diventarlo; influenza[no] il lavoro delle redazioni e la comunicazione politica; coordina[no] le dichiarazioni pubbliche e le interviste dei co-protagonisti; distribuisc[ono] servizi fotografici, utili a fabbricare una realtà artefatta». Insomma, a volerla spiegare in breve: un casino della madonna. Quando penso che il certosino lavoro di tutta questa brava gente è dovuto al sollazzo di un qualche centimetro di cazzo, mi viene da ridere e da piangere. Insieme, per giunta.

dal book delle modelle

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Dal book delle modelle
agli articoli pieni di balle:
questa mela avvelenata
chi l’avrà perfezionata?
sarà stato in mala fede
o qualcuno che rivede?
La risposta sarà sfornata
alla prossima puntata.

…burp!

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Gesù ma quanto è noioso, questo Capezzone. Non gli si può certo imputare di svolgere mansioni umilianti e ripetitive: è il suo ruolo di portavoce. Deve dire, per contratto, ogni giorno sempre la stessa cosa, che il governo ha ragione e chi non è d’accordo ha torto. Ma lo facesse, almeno, cercando qualche variazione sul tema, qualche aggettivo inconsueto, qualche guizzo umorale. Niente. La fissità del volto (nemmeno l’esplosione di un petardo nelle tasche lo aiuterebbe a cambiare espressione) riflette la monotonia delle parole.
Avrebbe urgente necessità di un autore e di un regista. Che potrebbero perfezionare, per esempio la naturale vocazione di Capezzone al genere noir: già di suo sembra sempre illuminato dal basso, come Bela Lugosi al risveglio nel suo sarcofago. Con pochi tocchi (raso rosso tutto attorno per valorizzare il pallore, testi vigorosamente minacciosi) diventerebbe il primo caso al mondo di portavoce cult. Pronunciando brevi maledizioni, tipo “la terra si spalanchi sotto i piedi dei comunisti”, mentre qualche lampo balena alle sue spalle e un refolo di vento gelido gli gonfia il mantello nero. Qualunque cosa, anche un lancio di pipistrelli di gomma da parte del cameraman, pur di salvarci dalla noia.

Michele Serra, 18 aprile 2009

il pretesto…

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«All’azienda iniziava a non interessare più un certo spirito che l’aveva caratterizzata». Così, tra l’altro, Enrico Mentana intervistato su la Repubblica da Antonio Dipollina. L’ex dipendente di Mediaset racconta, in tono duramente polemico, i retroscena della cacciata e lancia accuse non lievi contro i vertici aziendali: «rilasciano comunicati da Soviet e in azienda il vento è cambiato: ora la professionalità conta meno della politica». Intervista davvero interessante. Si passa da sottilissimi veleni che scorrono dalla punta d’un fioretto fino alle secchiate di merda.
Al netto delle tante, troppe chiacchiere? Enrico Mentana stava sul cazzo a parecchie persone: tutti cercavano il pretesto per toglierselo dalle palle. E lui – il pretesto, dico – gliel’ha offerto: su un piatto d’argento.

un trucco…

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«La legge non la fa Sacconi», ha protestato il legale della famiglia [Englaro]. Già: ma Sacconi la disfa. O almeno ci prova. Non costa niente. [...] La coscienza permette di obiettare alle leggi e alle sentenze, a costo della persecuzione: di rovinarsi una carriera, di perdere il lavoro, di finire in galera, di pagare con la vita… Quando l’obiezione non costa niente a sé e tutto ad altri, quando anzi giova alla carriera e rende più facile una vita facile, non c’entra più con la coscienza. È un trucco. È la Morale, nascosta in una mezza manica.

Adriano Sofri, la Repubblica – 17.12.2008

28%

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«Il partito di Veltroni – secondo un sondaggio di Repubblica – si attesta su un 28%» cioè cinque (e dico cinque) punti sotto il risultato delle elezioni politiche. Ma ci pensate? Dopo l’arresto di Del Turco, le dichiarazioni della Binetti, la questione della vigilanza Rai e il caso Villari, il pizzino di Latorre, dopo quanto accaduto a Firenze, a Roma e a Napoli, dopo le convergenti prese di posizioni di Fassino e Rutelli, le stilettate di D’Alema e la “questione morale”; insomma dopo tutto questo casino, in questo quadro desolante e assolutamente poco stabile c’è ancora un 28% disposto a votarli. Mah!

dice, era un paradosso…

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«Bernardo Provenzano si rigira tra le mani una cartolina di Padre Pio. Gli angoli sono un po’ spiegazzati, ma quando la ripone sul tavolo – con un movimento lento del braccio – l’immagine rimane bene in vista appoggiata alla parete sinistra della cella». Questo l’incipit dell’articolo pubblicato ieri da la Repubblica a firma di Paolo Berizzi. Titolo dell’articolo: “In cella con Provenzano tra santini e preghiere”. «Provenzano – si legge nell’articolo – passa le sue giornate a pregare, a leggere la Bibbia e a scrivere lettere alla moglie Saveria Palazzolo e ai due figli, Angelo e Paolo».
Il ministro Angelino Alfano, stamani, ha scritto al direttore di Repubblica manifestando la propria amarezza e inquietudine per il «quadretto agiografico» dipinto dal giornalista ché – sono le parole del ministro – « l’articolo, volente o nolente, finisce per dare al lettore una visione a dir poco distorta» di zu Binnu u tratturi. Berizzi, rispondendo al ministro, ha tenuto però a precisare che «un boss mafioso condannato a 12 ergastoli che trasforma la sua cella in una specie di cappella votiva è un paradosso». In soldoni? L’articolo di Berizzi mirava proprio nella direzione indicata dal ministro. Cazzo, era un paradosso! Davvero? E io che pensavo di stare a leggere il più tipico dei contesti antropologici cristiani. Tant’è che continuavo a ripetermi: “ah, se solo Provenzano avesse studiato in seminario”.

chiedo…

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«Chiedo: aver trascorso una vacanza con un tipo che poi si è rivelato un criminale, e dunque in piena innocenza e senza alcuna consapevolezza, vuol dire davvero essere per riflesso un criminale? »

Giuseppe D’Avanzo, 11 settembre 2008