Archivi dei tag: Laicismo

…viene da piangere


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Guardateli quanto son carini. Ditemi, per davvero, se a guardarli non c’è da commuoversi: ammalato e mignatta, seduti teneramente uno di fronte all’altro. Uno gli offre, felice, la vena più succosa e l’altro – il parassita, dico – già arrota i denti e pregusta, felice, il flusso ematico che da li a poco, a fiotti, rinvigorirà il suo stanco corpo. Parassita e parassitato uniti in un tutt’uno (ché è pur sempre vero che «siamo sullo stesso piano su cui opera la Chiesa da sempre…» ). Felicemente uniti al punto da non poter più distinguerne i confini («noi siamo dalla parte della Chiesa…»). Uniti in una danza che è, oramai, simbiosi.
Che bel quadretto. Viene da piangere.

basta il pensiero…

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«Il Cavaliere – leggo dal sito de la Repubblica – ha regalato una croce da pettorale, in oro tempestato di diamanti e topazi, raffigurante episodi della storia della Chiesa. Benedetto XVI ha ricambiato con una penna commemorativa dei 500 anni della basilica vaticana».
Quando si dice basta il pensiero, nevvero Joseph?

un consiglio…

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«Anche nella Curia romana – ha detto il card. Carlo Maria Martini – ciascuno vuole essere di più. Ne viene una certa inconscia censura nelle parole. Certe cose non si dicono perché si sa che bloccano la carriera. Questo è un male gravissimo della Chiesa, soprattutto in quella ordinata secondo gerarchie perché ci impedisce di dire la verità. Si cerca di dire ciò che piace ai superiori, si cerca di agire secondo quello che si immagina sia il loro desiderio, facendo così un grande disservizio al Papa stesso». Mi sia concesso, Eminenza Illustrissima, un consiglio spassionato: sia guardingo con le tisane “Sogni d’oro”.

…quanta sporcizia c’è nella Chiesa!

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Tutta da leggere la pagina in cronaca de la Repubblica di stamani. Titolo: “Vanità, invidia e calunnie. Vizi capitali anche nella chiesa”. Un’analisi spietata – lucida e spietata come solo chi conosce dall’interno i meccanismi di potere della Chiesa può fare – del cardinale Carlo Maria Martini.
Mi vien da pensare: Madonna “
quanta sporcizia c’è nella Chiesa!” (cfr. Ratzinger, marzo 2005) – con tutto il carico del mio laicismo e la spregiudicatezza del mio relativismo, al confronto, mi sento così pulito e innocente. Quasi una candida colomba, ecco.

il coltello e l’aspersorio…

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«Mio padre non mi hai mai accettato. Non ha voluto rassegnarsi al fatto che io sono gay. Ho cercato di convincerlo che la mia non è una malattia, né una cosa sporca, ma è stato tutto inutile. Mi sono reso conto di essere gay un anno fa, e l’ho confessato a mio madre. Lei mi ha capito, ha cercato di aiutarmi, di starmi vicina e di convincere mio padre a rassegnarsi ma l’ultimo anno, in casa, è stato un inferno. Ma questa è la mia natura, non ci posso fare niente. »

Paolo, la Repubblica, 26.05.2008

«Durante questi ultimi anni, l’omosessualità è diventata un fenomeno sempre più preoccupante ed è ritenuta in diversi paesi una “qualità” normale, mentre è sempre stata un problema nell’organizzazione psichica della sessualità e non è stata ai determinante nelle scelte della società. Essa non rappresenta un valore sociale e ancor meno una virtù morale che potrebbe concorrere all’incivilimento della sessualità. Può anzi essere ritenuta come una realtà destabilizzante per le persone e la società. »

Mons. Toni Anatrella, l’Osservatore Romano, 29.11.2005

cedimento alla deriva relativista…

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In base a quanto stabilito dalla sentenza del 21 febbraio scorso emessa dalla Corte Europea dei Diritti Umani «dal Ministero dell’Interno dovrebbero essere inoltrate diffide alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) affinché si astengano dall’esercitare simili pratiche [ ovverosia la benedizione delle case da parte dei preti della Chiesa cattolica durante il periodo pasquale], con minaccia di azioni legali per il ristoro del danno derivante dalla lesione del diritto di libertà religiosa» (sentenza del 21.02.2008).
Il Presidente dell’
Association pour la Fondation Europa (AFE), Giorgio Salina, intervistato da ZENIT commenta: «questa sentenza, così come il recente pronunciamento del Consiglio d’Europa sul diritto all’aborto sicuro e gratuito confermano un progressivo cedimento alla deriva relativista e un subdolo tentativo di legiferare attraverso la Magistratura, eludendo i limiti di competenza di ciascun organismo». E ancora: «non vi è dubbio che la convergenza di Deputati europei appartenenti a diversi gruppi politici, gli intergruppi Gay e Lesbiche e analoghe Organizzazioni europee, potenti lobby come Catholics for the free choice, determinano una forte pressione relativista nelle varie Istituzioni».
Sembrano toni miti [*], ma appena oltre le gengive c’è la lingua del furioso reazionario.
«I Paesi che ancora devono ratificare il Trattato di Lisbona, come l’Italia, escludano – suggerisce Salina – l’accettazione della Carta dei diritti fondamentali, rifiutandone la prevalenza sulla propria legislazione, e la prevalenza di tutte le artificiose sentenze ad essa collegate».
Sembravano toni miti, nevvero?

[*] colpa dell’algesia da ustioni al culetto.

…ottengono molto di più

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«Circa un anno fa, colpito dal volume di fuoco scatenato ogni giorno contro il governo Prodi dalle gerarchie ecclesiastiche, in un viavai di tonache sui telegiornali pubblici e privati, mi sono rivolto a un amico prete, cui mi legano stima e affetto. Uno che ha dedicato la vita alla lotta alla povertà, all’ignoranza e alla mafia, come io non sarei mai capace di fare. La risposta, nel tono spiccio del personaggio, è stata: “I vescovi fanno politica. Non vogliono il centrosinistra e si danno da fare per far cadere il governo. Vedrai che alla fine la vera spallata a Prodi la daranno loro”. Con un candore ormai perduto, avevo allora chiesto la ragione di tanto odio politico nei confronti del cattolicissimo Romano Prodi e di un centrosinistra assai timido sui temi della laicità, certo più vicino del berlusconismo agli ideali cristiani di solidarietà. “Nessun odio, semmai convenienza”, è statala risposta. “Il fatto è che da quegli altri i vescovi ottengono molto di più”. »

Curzio Maltese, la Repubblica del 15.05.2008

sciacallaggio…

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«[L'Aids] è un castigo di Dio, evidentemente, perché prima non c’era. [...] È una malattia terribile che colpisce il peccato direttamente. Purtroppo la malattia si espande da costoro agli altri, innocenti, e così li hanno sulla coscienza. [...] Il mondo ha progredito soprattutto nei sette peccati capitali. Dio per risposta ci ha mandato l’Aids ».

Cardinal Giuseppe Siri, Ansa, 23 marzo 1987

malinconia…

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«La nostalgia è il rimpianto d’un passato che è stato e non può tornare; ma la malinconia è diversa. È rimpianto di ciò che non è stato ma che sarebbe stato possibile, di un’altra vita non vissuta, d’un amore che ti ha sfiorato senza fermarsi. Di un tu che avresti voluto incontrare ma non hai incontrato, di un te stesso che avresti voluto essere e non sei stato ».

Eugenio Scalfari, L’uomo che non credeva in Dio, 2008

l’uso della ragione

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Don Franco Barbero, in un suo post assai sfizioso, nota – qui brutalizzo il suo pensiero ché tanto, volendo, potete tranquillamente andarvelo a leggere al link che ho riportato – un certo silenzio intorno alla figura di Dio e una forma di idolatria nei confronti della Madonna. «Al posto suo – scrive il prelato – parla e straparla una linguacciuta madonna che appare qua e là, piange, minaccia, invita, lancia messaggi. E’ infaticabile. Riesce a parlare contemporaneamente in continenti diversi». E, ancora: “si profila, dentro questa idolatria, [...] l’archiviazione della Bibbia che ormai è sostituita con la corona del rosario. Ecco come nasce, anzi si sviluppa, una nuova religione”. La cosa, pare evidente, fa frullare non poco i coglioni al don che arriva, in modo alquanto esplicito, financo a prendersela con i suoi più alti superiori. Ma c’è dell’altro. Sul finire del post, l’incauto prete prova anche a suggerire come cura per arginare questa nuova ondata mariana, “la lettura biblica assidua e seria e l’uso della ragione”. Ora – e sia questo solo un consiglio che vale pure come chiosa – passi per la prima prescrizione ma la seconda – l’uso della ragione, dico – è, a mio avviso, cosa assai pericolosa ché così facendo si rischia di mandare a puttane l’intero magistero e non solo la neo-deriva mariana.

Io, caro don Franco, al posto suo procederei con più cautela e mi fermerei al primo consiglio. Poi, faccia lei.